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«La medicina in Rete è un’opportunità, ma ci vuole prudenza»

09 Giugno 2006

«La medicina in Rete è un’opportunità, ma ci vuole prudenza»

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Pazienti sempre più consapevoli, medici sempre più informati, diagnosi più precoci e accurate, consulenze mediche online. In quale modo il medico-chirurgo vive il cambiamento generato dall’impatto di Internet sulla società e sulla comunità scientifica? Il punto di vista di Augusto Giardini, medico chirurgo, specialista in chirurgia generale, angiologia e chirurgia vascolare

Dottor Giardini, in che modo Internet sta modificando l’esercizio della professione medico-chirurgica?

Internet sta modificando la professione medico-chirurgica soprattutto sul fronte dell’acquisizione di informazioni dati, articoli, foto, pubblicazioni, consigli. Su Internet c’è tutto, basta cercare. Reperire informazioni pervia cartacea richiede molto tempo. Con Internet tutto è più veloce e immediato.

Il medico chirurgo è forse la figura professionale che piu di ogni altra necessità di aggiornamento continuo, rigoroso. Che ruolo assumerà o ha già assunto Internet sotto questo aspetto?

Io sono un chirurgo, esercito un mestiere che richiede tecnica e manualità, quindi non faccio testo più di tanto, anche se spesso su Internet si rendono disponibili informazioni che illustrano nuove tecniche chirurgiche in relazione a nuovi tipi di patologia. Dal punto di vista medico, del trattamento farmacologico o di esami clinici e strumentali invece Internet rappresenta una grande frontiera, perché grazie alla Rete siamo, e lo saremo sempre più, in contatto con tecnologie di cui non tutti possiamo disporre nei luoghi in cui lavoriamo.

Parliamo di accesso alla documentazione scientifica. Internet, allo stato attuale delle cose, riesce a garantire un adeguato livello di accesso?

Ci sono vari livelli di accesso alla documentazione scientifica. C’è un livello di accesso più generale, che è quello per il grande pubblico, e un accesso per gli addetti al settore. Per noi addetti, le informazioni vengono rese disponibili sul Web spesso da prestigiose riviste scientifiche, che escono anche in versione cartacea. Per accedere a quelle informazioni, come è normale che sia, occorre pagare, perché produrre informazione a quel livello e renderla disponibile su Internet costa molti soldi. È dunque ormale che per accedervi occorra pagare. Internet, sotto questo aspetto, è uno strumento meraviglioso, anche se la ricerca deve essere molto accurata. Ci sono così tante informazioni su Internet che, digitando una semplice parola, mi trovo spesso condotto verso decine di migliaia di articoli.

Secondo lei è giusto che la documentazione scientifica sia accessibile a chiunque o dovrebbe essere patrimonio dei soli addetti ai lavori?

È una domanda alla quale è molto difficile rispondere. Internet è informazione, e l’informazione è cultura, civiltà e progresso, quindi deve essere disponibile a chiunque. Esiste tuttavia un problema: che interpretazione sa dare l’utente all’informazione medica? Un medico ha gli elementi per dare interpretazioni tendenzialmente giuste; l’utente non sempre ha le cognizioni per riuscirci e magari trae conclusioni errate.

E le consulenze mediche online? Alcuni mesi fa il Comitato di Bioetica Nazionale, pur evidenziando le enormi potenzialità di questo strumento, ci ha anche messi un po’ in guardia, soprattutto attorno all’attendibilità delle informazioni che si possono reperire in Rete. Qual è il suo punto di vista?

I pazienti vanno visitati. Si possono fare, certo, consulenze online ma c’è bisogno di contatto personale. La consulenza online può rivelarsi utile quando vi è la necessità di interpellare medici specialisti, come per esempio l’ematologo, i quali, ricevendo via Internet la scansione dei nostri referti, possono darci contributi importanti, determinanti. Però non generalizzerei, anzi rimarrei piuttosto scettico nei confronti di questa pratica. Il rapporto medico-paziente prevede da sempre una fase di anamnesi, che si può anche fare online, ma non può prescindere dalla visita medica o chirurgica vera e propria. Quella non può essere certo eseguita online.

A proposito di rapporto medico-paziente: La crescente diffusione di Internet sta producendo pazienti sempre più consapevoli. Qual è la sua esperienza in proposito?

Io sono molto favorevole alla consapevolezza del paziente. I medici hanno l’obbligo, il dovere di chiedere il cosiddetto consenso informato. Ciò significa che al paziente, di qualsiasi estrazione sociale sia, il medico deve spiegare il tipo di intervento che intende seguire. Spesso però tali spiegazioni rischiano di non essere ben comprese. Ecco perché reputo importante il ruolo che Internet sta assumendo nell’informare il paziente e nel renderlo più consapevole in merito alle procedure dell’intervento e ai potenziali rischi connessi.

Un’ultima curiosità: lei esercita la sua professione nell’ambito di una struttura ospedaliera. Come si inseriscono in una struttura ospedaliera le potenzialità di Internet?

Molto bene. Con grande efficacia. La rete interna all’ospedale consente per esempio l’accesso immediato a tutta la documentazione di cui disponiamo, compresi gli esami di laboratorio e le immagini radiografiche. Internet poi, oltre a favorire la comunicazione in tempo reale tra colleghi, sta trovando applicazioni specifiche nel campo della chirurgia. Ci sono già esempi di interventi cardiochirurgici eseguiti da robot comandati a distanza. Questa è la grande, nuova frontiera di Internet, che consente di acquisire esperienze e conoscenze di cui magari non si dispone in prima persona.

Uno scenario che sino a pochi anni fa era assolutamente inimmaginabile.

Sì, totalmente inimmaginabile. Mi auguro che questa grande bagaglio culturale veicolato da Internet arrivi anche in quei paesi dove al momento c’è poca conoscenza, dove c’è il radicalismo religioso, dove ci sono paure, timori, come in alcune zone dell’Africa o del Medio Oriente. Se non si diffonde questo tipo di cultura non ci sarà mai uno sviluppo verso la civilizzazione.

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