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La Francia investirà 3 mila miliardi di lire per la banda larga in tutto il paese

11 Luglio 2001

La Francia investirà 3 mila miliardi di lire per la banda larga in tutto il paese

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La Francia parte con un poderoso programma per portare la banda larga nel paese e spenderà, per questo, 10 miliardi di franchi (circa 3 mila miliardi di lire).

Questi 10 miliardi saranno distribuiti come prestiti a lungo termine alle collettività locali in cinque anni, per aiutare la posa di reti di telecomunicazioni Internet a banda larga.
Contemporaneamente, la Cassa depostiti e prestiti investirà 1,5 miliardi di franchi di fondi propri.

Il colpo di acceleratore che il primo ministro francese, Lionel Jospin vuole dare al paese in tema di sviluppo di Internet è finalizzato a ridurre il “digital divide” nella popolazione.
Per questo, come riporta un’agenzia AFP, Jospin ha confermato lo sblocco di 500 milioni di franchi in tre anni per migliorare la copertura del territorio nel campo della telefonia mobile. Una somma che si aggiungerà ai 500 milioni di franchi delle realtà locali e dei 400 milioni di franchi degli operatori.

Sulla scia degli Stati Uniti che con Clinton hanno visto aumentare gli sforzi economici dello Stato e dei privati nel campo delle telecomunicazioni legato allo sviluppo di Internet, così anche Jospin vuole migliorare le telecomunicazioni chiamando a raccolta fondi pubblici e privati.

Il primo ministro, come riporta la nota d’agenzia francese, è convinto che l’accesso a banda larga su tutto il territorio avverrà per il 2005 e che “non sarebbe garantito dal solo impegno del mercato”, un rischio che il governo vuole allontanare.

“Noi diamo oggi i mezzi per rispondere a una sfida comparabile a quella che ci fu ieri, per lo sviluppo del nostro paese, il raccordo per l’elettricità o la ferrovia – ha detto il primo ministro francese – Lo sviluppo di infrastrutture di telecomunicazione per la telefonia mobile e la realizzazione di reti per l’uso di Internet a banda larga sono sempre più determinanti per l’avvenire di zone poco popolate o economicamente sfavorite”.

Un discorso, questo, che ci piacerebbe sentir fare dai nostri politici convinti assertori di infrastrutture tradizionali legate a vecchi modelli di sviluppo.

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