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La crittografia difende solo la privacy?

28 Marzo 2001

La crittografia difende solo la privacy?

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Lo sviluppo della società della comunicazione e dell’informazione porta con se il disagio della violazione della vita privata. Un modo per difendere la privacy è la crittografia, ma la codifica dei dati, ancora appannaggio degli Stati, preoccupa i responsabili della sicurezza sulle opportunità che si aprono alle attività criminali.

Se ne è discusso per due giorni a Peronne, in Francia con argomento “la cifratura, l’informazione e la guerra”, soprattutto quella economica che oppone grandi industrie per il dominio dell’economia mondiale.

La crittografia è entrata nella vita di tutti i giorni con la carta di credito a chip. E si è espansa anche negli usi più comuni, come i tesserini sanitari o quelli utilizzati dai dipendenti per segnare l’orario di lavoro o i buoni pasto.

Ma è anche presente nei telefoni cellulari e indispensabile per il commercio elettronico e, presto, si potrà crittografare direttamente dal proprio computer che sarà dotato di processori per crittografia.

Secondo alcuni esperti, la codifica dei dati è uno strumento di protezione della privacy, un diritto riconosciuto ma il cui contenuto e il perimetro sono di difficile identificazione.

I file dal canto loro devono poter “resistere” alle intrusioni, come nel caso di informazioni sulla salute raccolte sui chip delle tessere sanitarie, che possono interessare le industrie farmaceutiche.

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