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La Corte suprema ha deciso: legittima la legge che fissa blocchi per i messaggi porno sul Web nelle biblioteche

26 Giugno 2003

La Corte suprema ha deciso: legittima la legge che fissa blocchi per i messaggi porno sul Web nelle biblioteche

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La Corte suprema americana mette la parola fine sulla controversa legge a tutela dei minori su Internet, il “Childrens’s Internet Protection Act”, mantenendo il testo che obbliga le biblioteche che ricevono fondi federali a installare filtri che blocchino i messaggi pornografici trasmessi attraverso la Rete.

La decisione presa a maggioranza (nove voti contro sei) annulla la sentenza di un tribunale di appello rigettando l’istanza secondo la quale questa legge violava il diritto di espressione dei siti legittimi impedendone la libera circolazione.

Gli oppositori di questa legge, infatti, affermano che i software che filtrano questi messaggi non sono sufficientemente precisi e, anzi, bloccano messaggi protetti dal diritto costituzionale della libera espressione.

È stata un’accanita battaglia, al termine della quale la Corte suprema ha dato torto ai difensori della libertà di espressione senza nessun limite e ragione a quelli che cercano di proteggere i minori da messaggi osceni.

La sentenza (qui in formato.pdf) è stata redatta da William Rehnquist, presidente della Corte e recita che la legislazione per la protezione dell’infanzia su Internet è “un esercizio valido dell’autorità di spesa del Congresso” e, aggiunge, “il Congresso dispone di una vasta discrezione per fissare condizioni per concedere aiuti federali nel raggiungimento dei suoi obiettivi”.

Dunque, rimane fissato il principio di legge secondo il quale le biblioteche e le istituzioni scolastiche riceveranno fondi federali per l’utilizzo di filtri per bloccare i messaggi pornografici, anche se gli oppositori alla legge non avevano nulla da obiettare sulle restrizioni all’interno degli edifici scolastici.

Questa decisione, come era scontato, ha sollevato le critiche di molte associazioni per la libertà di espressione, come la EFF (Electronic Frontier Foundation) che si oppone a ogni restrizione sull’accesso a Internet nelle biblioteche.

“La tragedia è che i milioni di utenti delle biblioteche, coincidono anche con i milioni di studenti – ha dichiarato un portavoce della EFF – molti di questi non sono minori e si scontreranno con le barriere su Internet che li priveranno di un accesso a una formazione adeguata sull’insieme del sistema scolastico del paese”.

Il dibattito, dunque, non si è spento con la sentenza e continuerà ancora negli Stati Uniti.

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