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Iraq Monitor, il sito dedicato alla questione umanitaria durante la guerra

20 Marzo 2003

Iraq Monitor, il sito dedicato alla questione umanitaria durante la guerra

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La guerra contro l’Iraq, voluta da americani e inglesi in modo unilaterale e senza il supporto e il consenso degli organismi internazionali, è partita.
Si pone, adesso, un problema di informazione all’opinione pubblica perché venga informata sullo svolgimento del conflitto in modo trasparente e corretto.

Internet, che dell’insieme dei media è quello più “libero” e pluralista, può giocare un ruolo importante in un momento tragico come questo, quando si è scelto di forzare la mano a un’opinione pubblica mondiale contraria all’intervento armato.

In questa ottica possono essere utili due siti Internet creati da due tra i più importanti organismi internazionali di studi sulle relazioni internazionali: il Council on foreign relations (CFR) con sede a New York e l’Istituto internazionale di studi strategici (IISS) di Londra.

Queste due organizzazioni hanno lanciato un sito Internet dedicato alla situazione in Iraq, con un’attenzione particolare alla questione dei rifugiati, chiamato “Iraq Monitor”.
Il sito in questione è organizzato da due riconosciuti specialisti di questioni umanitarie e di rifugiati: l’americano Arthur Helton, membro del CFR e autore di un libro dal titolo “Il prezzo dell’indifferenza: rifugiati e azione umanitaria per il nuovo secolo” e il britannico Gil Loescher, specialista nelle problematiche legate alle “migrazioni”, spostamenti forzati e sicurezza internazionale presso l’IISS.

Iraq Monitor, pubblicherà “un’analisi regolare e commenti sulle conseguenze umanitarie dell’azione militare contro l’Iraq. Aggiornato regolarmente, ha già numerosi rapporti sull’Iraq realizzati da organizzazioni come Human Right Watch, l’International Crisis Group, agenzie ONU e di altri gruppi di studio, oltre ad articoli di stampa.

Nel sito sono presenti anche “le accuse dell’amministrazione Bush”, con la trascrizione dei discorsi ufficiali e “la risposta irachena”, con interventi di Saddam Hussein e di responsabili del regime.

Ho voluto citare questa iniziativa tra le tante, per sottolineare come due importanti organizzazioni (una americana e una britannica) sentano il bisogno di informare il pubblico su un aspetto spesso dimenticato nell’euforia dei bombardamenti e definito come “effetto collaterale”: la possibile morte o la distruzione delle abitazioni di cittadini inermi.

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