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Invisible Mobile: il futuro dell’industria delle telecomunicazioni

02 Agosto 2002

Invisible Mobile: il futuro dell’industria delle telecomunicazioni

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Forrester Research indica all'industria il futuro della comunicazione mobile, in cui i consumatori principali non saranno più le persone, ma le macchine. Presto la comunicazione tra oggetti supererà quella tra umani

Il rapporto di ricerca sul futuro della comunicazione mobile ha scatenato un acceso dibattito su dove indirizzare gli investimenti nel settore del wireless e ha evidenziato che alcune grandi aziende stanno già facendo scelte in nuove direzioni, anche se sono proprio le società di telecomunicazioni a non prestarci ancora troppa attenzione.

“Forget 3G — Only Invisible Mobile Will Reignite Mobile Telecom”. Così afferma Forrester Research. Cosa intende per Invisible mobile? “mobile communications without human intervention”, vale a dire comunicazione tra oggetti. Si avvicina la realizzazione di quello scenario che già nel 1988 Mark Weiser descriveva come Ubiquitous Computing.

Come è noto, l’industria della telefonia mobile ha raggiunto una certa saturazione del mercato, soprattutto in Europa. In Europa infatti ormai la maggior parte delle persone ha stipulato un contratto di telecomunicazione mobile e comunque la penetrazione della telefonia wireless non supererà mai l’80% della popolazione. Quindi oggi si registra una prima crisi del settore. La Germania, nel 2001, ha subìto per esempio un calo del 3% nelle vendite.

Secondo Forrester la scommessa della 3G, con cui l’Europa intende combattere la saturazione del mercato investendo in totale 300 miliardi di Euro, non porterà agli obiettivi sperati, nonostante gli altissimi costi di infrastrutture e di marketing.

La soluzione è, secondo Forrester, l’Invisible Mobile: se le telcos vogliono sopravvivere devono trovare nuovi mercati su cui vendere i loro servizi e il migliore all’orizzonte sembra essere quello delle connessioni tra macchine, tra oggetti. Secondo Forrester questa strategia farà rinascere l’industria delle tlc per i prossimi 5-20 anni. Un business di cui beneficeranno, tra l’altro, non solo le telcos ma anche i produttori di chip e di elettronica in generale.

Già oggi, del resto, oltre il 90% dei processori in giro per il mondo non sono incorporati nei PC tradizionali, ma in altri migliaia di dispositivi distribuiti nelle case, nelle auto, nelle macchine, negli uffici, nelle fabbriche.

Forrester prevede che le macchine e gli oggetti collegati tra loro supereranno gli umani nel 2005 con un rapporto di 30 a 1 nel 2020. In questa prospettiva, possiamo immaginare un futuro in cui anche l’e-commerce sarà gestito tra macchine senza l’intervento dell’uomo. Un macchinario di un’industria tessile comprerà da un altra macchina in un altra azienda la materia prima quando necessario.

Ma vediamo alcune delle, in parte poco realistiche, applicazioni immaginate. In primo luogo c’è da dire che anche grandi aziende come Coca-Cola, Wal-Mart, Procter & Gamble stanno scommettendo in questo settore con un investimento di 6,9 milioni di dollari per il progetto del MIT volto a creare un Electronic Product Code con tecnologia RFID che dovrebbe sostituire gli attuali codici di riconoscimento dei prodotti sul mercato (dagli alimentari ai vestiti). Questo progetto metterebbe le aziende in grado di seguire i propri prodotti dalla fabbrica al negozio fino alle case dei consumatori.

A cosa servirebbe ciò? Hanno calcolato che l’inserimento di un chip RFID su ogni bottiglia Coca Cola eliminerebbe quel 7% annuo di bottiglie non vendute e sprecate anche quando i magazzini sono esauriti. Si recupererebbe fino al 5% di costi di produzione. Potrebbero inoltre diminuire – e ci si addentra sempre più in scenari orwelliani attualizzati – i furti, le truffe e gli errori (che sono il 2% sulle vendite solo negli USA). Senza contare, ovviamente, il nuovo mondo che si aprirebbe per gli esperti di marketing.
Se Ford, continua Forrester, utilizzasse questo sistema su ogni auto, si potrebbero eliminare errori di produzione registrando tutte le performance delle auto in strada.

Forrester afferma, inoltre, che le tecnologie come la 3G sono ancora troppo immature e non sono in grado nel breve periodo di dare, a costi contenuti, i risultati che assicurano già oggi le tecnologie come il GPRS, Bluetooth, W-LAN e, appunto, RFID. I costi di queste ultime, inoltre, sono molto più bassi; infatti i costi degli acces point WLAN e Bluetooth sono già scesi molto in 18 mesi così come faranno presto anche i chip RFID.
Anche i costi del network sono più bassi: una stazione 3G costa da 200,000 Euro a 500,000 mentre un W-LAN access point costa da 150 a 200.

In un’altra recente ricerca, inoltre, Forrester indica Bluetooth come una delle tecnologie vincenti in questa direzione. Il futuro di Bluetooth quindi non starebbe nella comunicazione mobile come la intendiamo oggi, ma in applicazioni molto più avanzate secondo il paradigma dell’invisibilità.

La ricerca intitolata “Bluetooth Proves Invisible Mobile for Real,” individua tre aree in cui Bluetooth sta già guadagnando terreno: industria, sanità, smart homes.
Oltre a prime sperimentazioni nel campo manifatturiero per la produzione e la gestione dei prodotti stessi, sono infatti già state sviluppate soluzioni interessanti per il campo sanitario: CodeBlue Communications per la gestione dei dati dei pazienti negli ospedali, il monitoraggio dello stato di salute e per interventi di telemedicina d’urgenza. L’ospedale di Mainz in Germania sta svolgendo proprio una sperimentazione in cui fornisce ai dottori alcuni dispositivi Bluetooth per monitorare i pazienti.

Bluetooth sta avendo anche un ruolo centrale nelle smart home sviluppate da Toshiba, che combinano diversi elettrodomestici in un sistema interconesso e collegato a Internet. Presto saranno aggiunti telesorveglianza e controllo della temperatura. In questo genere di applicazioni Bluetooth risulterebbe vincente, come la tecnologia WLAN per le reti di PC.

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