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Internet salva il mondo da Armageddon

28 Gennaio 2004

Internet salva il mondo da Armageddon

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Non occorre essere Bruce Willis per ridurre la minaccia degli asteroidi che passano vicino al nostro pianeta: bastano un accesso a Internet e un po' di buona volontà. La rivincita del cervello umano sul computer

Sono finiti da un pezzo i tempi in cui il progresso scientifico poteva avvenire anche in uno scantinato. L’epoca dei piccoli inventori e scopritori è sepolta dalla necessità di strumenti sempre più grandi, complessi e costosi e di un meticoloso lavoro di squadra: il piccolo laboratorio di Edison ha ceduto il passo al grande, anonimo e asettico centro di ricerca. È anche per questo che ultimamente la scienza è vista sempre più come una cosa lontana dalla gente comune: manca il modo di parteciparvi.

Per fortuna le cose stanno cambiando grazie a Internet. A parte l’onda di entusiasmo derivante dalle strepitose immagini provenienti da Marte, disponibili online praticamente in tempo reale (e meno male, vista la miserrima attenzione dedicata dai media tradizionali alla scienza in favore di oroscopi e capricci calcistici), da tempo chi ha accesso alla Rete può di nuovo partecipare alla scienza non soltanto come spettatore ma anche come membro attivo.

È il caso, per esempio, di progetti come [email protected], che raduna la potenza di calcolo inutilizzata dei computer della Rete per analizzare le onde radio provenienti dallo spazio alla ricerca di segnali intelligenti, e di GIMPS, che usa la stessa tecnica per trovare enormi numeri primi, preziosissimi fra l’altro per lo sviluppo dei sistemi di cifratura avanzata che dietro le quinte tutelano i nostri conti in banca e la nostra privacy.

Entrambi questi progetti sono comunque in un certo senso passivi: chi partecipa mette semplicemente a disposizione i tempi morti del proprio computer. Ma c’è un altro progetto online al quale si può partecipare davvero in prima persona, offrendo il proprio cervello anziché un processore di silicio, perché si tratta di un’applicazione in cui una volta tanto le capacità umane sono ancora largamente superiori a quelle della macchina. Il bello è che per partecipare non occorre la laurea in fisica: basta vederci bene.

Bruce Willis, fatti da parte

Stu Megan è uno di questi partecipanti in prima persona: grazie alla sua opera, la settimana scorsa è stato scovato un asteroide di una quarantina di metri di diametro che è passato abbastanza vicino alla Terra da meritarsi una sorveglianza speciale. Niente panico: al momento di massima vicinanza, il corpo celeste era comunque sei volte più lontano della Luna, ma va tenuto d’occhio perché la sua traiettoria può cambiare e intersecare quella del nostro mondo. Conoscendola, si ha modo di prevederne l’evoluzione e quindi scongiurare disastri. Fantascienza apocalittica? Chiedetelo ai dinosauri, spazzati via proprio da una di queste collisioni con un asteroide un po’ più pasciuto della media.

A differenza di certi suoi emuli hollywoodiani, Stu non è stato catapultato nello spazio, né ahimè verrà ricompensato dalle grazie di Liv Tyler. Anzi, Stu non ha neppure appoggiato l’occhio al telescopio. La sua scoperta è avvenuta mentre se ne stava comodo davanti al computer di casa a fare quel che nessuna combinazione di hardware e software è per ora in grado di fare: esaminare le immagini del cielo stellato alla ricerca delle fioche scie di luce lasciate dagli oggetti vicini alla Terra.

Stu è un comune cittadino che fa parte del programma Spacewatch della University of Arizona a Tucson. Con l’aiuto di un finanziamento del microsoftiano Paul G. Allen, Spacewatch fotografa il cielo notturno visibile dai telesco pi di Kitt Peak, sempre in Arizona, con un tempo di posa di circa due minuti. In questo modo, qualsiasi oggetto in rapido movimento nelle vicinanze della Terra appare come una scia luminosa. Più è vicino e veloce l’oggetto, più è lunga la scia.

Il guaio è che nessun software è in grado di analizzare automaticamente in modo affidabile le immagini di Spacewatch. Per queste cose ci vuole l’occhio umano, che con un semplice sguardo nota subito eventuali scie annidate tra la nebbia di stelle fotografate: potete mettere alla prova le vostre innate capacità di cacciatori di asteroidi grazie all’apposito test preparato da Spacewatch.

È qui che entra in gioco la partecipazione degli utenti Internet: Spacewatch infatti distribuisce via Internet le proprie immagini a gruppi di volontari, gente qualunque che si impegna semplicemente a scaricarle e sfogliarle. Quando una di queste sentinelle nota qualcosa di anomalo, lo segnala al centro di controllo, che verifica la segnalazione e attiva vari telescopi in giro per il mondo per approfondire l’avvistamento e calcolare traiettoria e pericolosità dell’oggetto celeste.

Stu e gli altri volontari del progetto contribuiscono insomma a scongiurare con poca fatica il rischio di una collisione cosmica a sorpresa che potrebbe causare danni incalcolabili: senza arrivare alle esagerazioni delle montagne volanti di Armageddon, basta un macigno non molto più grande di quello avvistato da Stu, ossia sessanta metri di diametro, per distruggere una città come Milano.

Certo non basta il lavoro di un gruppo di volontari: oltre a Spacewatch ci sono anche altri programmi, come Spaceguard e NeoDys (al quale partecipa l’Università di Pisa). Ma come si dice per il software open source, più occhi guardano il codice, più bachi si trovano: infatti l’oggetto avvistato da Stu era sfuggito agli strumenti delle altre vedette più tecnologiche, che hanno notoriamente molte zone cieche, come dimostrato da un famoso evento del 2002, quando un asteroide spianacittà passò alla stessa distanza della Luna e fu scoperto soltanto dopo che era passato. Solo che a differenza del software, in questo caso basta che sfugga uno solo di questi bachi spaziali per produrre un crash difficile da ripristinare.

Insomma, può darsi che il mondo venga salvato da uno smanettone incollato a Internet. Altro che Bruce Willis. Se volete dare una mano, Spacewatch cerca altri volontari.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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