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Il sottile fascino delle performance in pubblico

23 Ottobre 2009

Il sottile fascino delle performance in pubblico

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Da Nike+ in poi assistiamo al nascere di community basate sulla pubblicazione e comparazione dei propri risultati, delle performances atletiche, amatoriali, ecologiche

Continuando un filo ideale di un discorso sparso su vari articoli, riprendo il tema della condivisione in Rete. Abbiamo parlato di condivisione di chi siamo, di che cosa facciamo, di cosa pensiamo, che cosa vediamo. Più recentemente abbiamo parlato della condivisione di dove ci troviamo. Adesso parliamo di un’altra forma ancora più estrema di condivisione: lo sharing delle nostre performances, dei nostri numeri.

Il benchmark da citare è probabilmente Nike+ il sistema hardware/software/web che ci permette di registrare direttamente dalla nostra scarpa all’iPhone/iPod velocità, tempo, percorso… del nostro jogging. Di qui portarlo su un computer e vivisezionare il dato per analizzare “come stiamo andando”. Finisse qui, nulla di stratosferico. La svolta è la possibilità di condividerlo in Rete. Di confrontarci con gli altri. Di sfidarli a distanza. Di fare quindi anche nuove conoscenze in qualche modo affini a noi. Di roderci il fegato o di fare amicizie (e, in un caso vicino a me, anche di fare contatti di new business, pensate un po’).

In modo diabolicamente intelligente, Nike sta per lanciare un’estensione del sistema “Nike + Active” dedicata a chi non corre, cammina. Geniale, perchè quelli che camminano sono molti di più di quelli che corrono (io, per esempio). E quindi potremo compararci e sfidarci i camminate nordiche, in walking lungo i navigli ma sempre a distanza, in semplici passeggiate, in cumulate mensile di miglia pedonali.
Su questo tema comunque esistono altri esempi – come quello di gethealthykuwait.com che ci permette di loggare esercizi, attività, peso (un po’ modello sovrappeso Anonymous, la forza del gruppo per motivarci…). In questo caso l’aspetto più interessante è che si tratta di una iniziativa statale per combattere il crescente stato di cattiva forma fisica (e quindi di salute, almeno in prospettiva) dei propri cittadini. Vabbé che la nazione Kuwaitiana ha un sacco di soldi, ma a me viene tristezza se penso cosa riesce a fare il nostro, di stato, con tradizioni millenarie di cultura e di medicina… ma torniamo all’articolo.

[Aggiornamento del 13 giugno 2019: gethealthykuwait.com non esiste più.]

Numeri, prestazioni. Come nel caso di quel gruppo Facebook (1.148 persone) di assatanati che sono i possessori di Honda Insight, la nuova ibrida giapponese. Che nei loro forum parlano (parliamo)  in maniera quasi ossessiva del decimo di km/litro che sono riusciti a rosicchiare, che linkano nelle discussioni rimandi a siti su cui si possono condividere dati e chilometraggi dei rifornimenti. E qui non si possono citare i vari servizi online, come Fuelly, che permettono, con qualsiasi auto, di monitorare i propri consumi e di condividerli nonché compararli con l’universo mondo in un’ottica comunitaria.

Si potrebbero fare altri esempi, ma quello che, come al solito mi interessa è capire che cosa ci sta dietro. Questa voglia e disponibilità a diffondere numeri, prestazioni… perché? La mia teoria debole è che sotto ci sia, come tipico dell’umano, anche la faccenda della pressione sociale. Dell’emergere o soccombere all’interno di un gruppo (o community) che noi percepiamo come affine, significativo. O quantomeno dell’integrasi sottostandone ai riti tribali, aderendo ai pensieri  simbolici, celebrando l’inevitabile adorazione del numero aritmetico.

Il numero dunque come rappresentazione del sé in un mondo virtuale che per noi diventa dannatamente reale, al punto da spingerci a superare i nostri limiti, a correre un po’ più in fretta o un po’ più in lungo per essere alla pari o a superare i nostri benchmark. A migliorarci. Per qualcuno (o molti) anche a barare. Dare i numeri per affermarci e rappresentarci, attraverso la comparazione. Perchè, come diceva una certa persona a proposito della propria autostima: «Se mi valuto, vabbé. Ma se mi paragono…».

(Post scriptum: lo so che quando si parla di “performances” un certo numero di voi automaticamente inizia a pensare in termini erotici. Bene, c’è qualcosa online anche per voi: un servizio georeferenziato per condividere dove “l’abbiamo fatto” e come… ma per fortuna al momento si astengono dal farci mettere i numeri. Almeno ci risparmiano un aggravamento della ansia da prestazione comparata.)

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