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Il ritorno dei maestri del computer pop

25 Maggio 2004

Il ritorno dei maestri del computer pop

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I Kraftwerk, maestri e inventori del sound elettronico, sono ritornati a esibirsi in concerto con due sole date italiane, a Torino e Roma. La storia di un gruppo che ha portato la computer music alle orecchie di tutto il mondo

“Il suono dei Kraftwerk è un insieme di ritmi funky, musica concreta e pop”. Queste sono le parole di Florian Schneider uno dei due fondatori della band. Il co-fondatore Ralf Hutter dichiarava invece: “Faremo uscire qualcosa soltanto quando lo riterremo rilevante per noi o per il pubblico”. In queste due frasi si trova buona parte della filosofia di una band nata a Dusseldorf, che ha notevolmente influenzato lo sviluppo della musica moderna e che, dopo 17 anni di ritiro, è ritornata allo spettacolo dal vivo.

I 4 musicisti tedeschi hanno ispirato quasi tutti i generi della musica moderna e contemporanea: dal pop alla new-wave, dalla disco alla techno fino all’hip hop. Fungendo da modello a gruppi del calibro di Devo, Depeche Mode, Ultravox, Simple Minds, Gary Numan, Orchestral Manoeuvres in the Dark, fino ai più recenti Chemical Brothers, Daft Punk o Eiffell 65.

La storia dei Krafwerk inizia al conservatorio di Dusseldorf dove le due menti del progetto, Ralf Hütter e Florian Schneider, studiano e danno vita agli Organisation.

Dopo l’esperienza Organisation nascono, con l’arrivo di Fritz Hilpert e Henning Schmitz, i Krafwerk veri e propri e aprono i battenti quelli che diventeranno gli storici Kling Klang Studios di Düsseldorf, loro luogo di creazione. Dopo poco esce il primo album, per l’etichetta Philips, che porta il nome della band, a cui seguono altri dischi dal crescente successo. Come spesso accade iniziano anche i rimaneggiamenti e il radicarsi del suono verso un utilizzo esclusivo di strumenti elettronici, con l’abbandono graduale di quelli tradizionali. Contemporaneamente, viene creato e il look robotico del gruppo, che raggiunge la sua massima espressione nei concerti dal vivo.

Arriva il 1974 e gruppo incide Autobahn, il disco del grande successo. Un album pensato per l’ascolto in automobile, che mischia suoni industriali e melodie orientali, ritmi metronomici e rombi di motori a scoppio, un mix di atmosfere algide e ritmi sfrenati. La title-track del disco fece furore ovunque nel mondo, compresi gli Stati Uniti.

Al successo di Autobahn segue Radioactivity, un disco di passaggio, che conduce a Trans-Europe Express il capolavoro totalmente rivoluzionario. “Il suono di un treno in corsa è musica. Vogliamo rendere la gente consapevole della realtà che la circonda inserendo nelle nostre composizioni i suoni di automobili e treni. Trovo che ci sia in essi una grande bellezza”, così commentò l’albumi Ralf Hutter. Dopo The Model e The Man Machine, la loro capacità innovativa si fa più morbida con i lavori successivi: Computer World e Electric Cafe.

Così, passando da un album all’altro, si arriva a tempi recenti con Tour De France Soundtracks, dedicato ai 100 anni della corsa francese, perchè “Il ciclismo è armonia tra macchina e uomo, è una continua spinta in avanti, proprio come la nostra musica”.

La storia dei Kraftwerk è anche la storia degli strumenti elettronici di questi anni. Dai Farfisa alle prime drum machine, dai Roland Vocoder alle console Atari e Mattel. Oggi il gruppo usa poco hardware e molto software, oltre alla classe e al talento che gli anni non hanno modificato.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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