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Il processo via Internet

12 Novembre 1999

Il processo via Internet

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Valerie Pearlman, un giudice inglese, ha completato l'iter di un processo seguendolo via Internet dal St. Bartholomew's Hospital di Londra, dove era stato ricoverato d'urgenza

Il Times del 10 agosto 1999 racconta un avvenimento che dimostra come le moderne tecnologie possano permettere a un giudice di condurre un procedimento lontano dal Tribunale quando la sua assenza è inevitabile. Questi i fatti.
In Gran Bretagna il giudice Valerie Pearlman stava istruendo un importante procedimento concernente una truffa presso la Southwark Crown Court. Dopo sei mesi dall’inizio del processo a causa di una frattura il Giudice dovette ricoverarsi urgentemente al St. Bartholomew’s Hospital di Londra.

Il Giudice era consapevole dei costi necessari per la ripetizione del processo, così con il consenso del Lord Chancellor’s Department e del Senior judiciary, si organizzò in modo tale che la Giuria, gli avvocati e gli imputati potessero essere presenti formalmente presso l’ospedale per due giorni per la sua relazione sul caso.
La giuria poi è ritornata alla Southwark Crown Court per altre tre settimane per emettere il suo verdetto.

Nel frattempo il Giudice venne trasferito in un ospedale più lontano nel West Sussex per un ulteriore intervento chirurgico.
Mentre egli era ricoverato, usava un sistema di collegamento video via Internet per seguire l’andamento del processo a distanza, rispondendo alle domande della Giuria che le venivano inviate con lo stesso mezzo.

La Giuria vedeva il Giudice seduto alla fine del letto senza l’abbigliamento tradizionale, vale a dire senza la toga e la parrucca. Il processo venne definito con tre condanne e un’assoluzione.

La vicenda è molto importante per il futuro della giustizia. Infatti, la giustizia può divenire veramente veloce e poco costosa se Giudice, Giuria, avvocati, parti e testimoni non debbono necessariamente essere materialmente presenti in un unico luogo ma possono comunicare da casa o dall’ufficio a mezzo delle moderne tecnologie.
In Inghilterra questi concetti non sono nuovi.

Si trova in rete infatti, un innovativo, importante e coraggioso progetto del Ministero della Giustizia inglese denominato “Civil.justice: Resolving and Avoiding disputes in the Information Age” che ha proprio l’obiettivo di spostare gran parte dei processi verso la rete internet.
Su Internet, all’indirizzo http://www.open.gov.uk/lcd/consult/itstrat/civindex.htm, si può consultare il piano per esteso ed è possibile iscriversi ad una mailing list di discussione online per contribuire alla elaborazione successiva del piano.

Mi pare utile mettere a fuoco in particolare due passaggi del progetto inglese.
Il piano mette in luce innanzitutto che nell’immaginario collettivo la giustizia viene sempre associata all’udienza che si svolge in un luogo fisico con tutte le parti presenti.
Si pone queste interessanti domande.

Se è vero, che molte controversie richiedono per la loro risoluzione l’intervento di un giudice, ciò deve significare che la presentazione e l’analisi delle informazioni e le conseguenti decisioni giudiziali devono essere necessariamente focalizzate nello stesso luogo fisico ?
Non può supporsi che, con l’emergere delle tecnologie della comunicazione, il lavoro giudiziale possa essere svolto, ad esempio, a mezzo video conferenza?

Non si potrebbero in questo modo ridurre i tempi, e aumentare l’efficienza dei processi?
In definitiva la tradizionale sala d’udienza è una necessità indissolubile per la esistenza di decisioni giudiziali, di regole e di procedure giudiziarie?

Come si può vedere anche attraverso l’elaborazione teorica si arriva alle stesse conclusioni a cui si perviene con l’esperienza del Giudice Valerie Pearlman.
Internet e le nuove tecnologie possono dare un grande contributo per accelerare, semplificare e rendere meno costosi i processi.

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