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Il pinguino naviga sereno e tranquillo

03 Ottobre 2003

Il pinguino naviga sereno e tranquillo

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Policy pro-open source nel software statale del Massachusetts, mentre Red Hat e SUSE LINUX rilanciano

La panoramica sul mondo open source e Linux si apre stavolta con le buone nuove in arrivo dal Massachusetts. Nei giorni scorsi un portavoce di quello stato ha infatti annunciato l’avvio di una policy ufficiale che dà la preferenza a software e standard ‘aperti’ nei sistemi informatici governativi. Secondo Eric Kriss, segretario dell’amministrazione e delle finanze, la decisione è stata dettagliata in una recente memo interna e formalizzata nel piano di finanziamenti statali appena approvato. In pratica si è stabilito che, nella valutazione di nuovi acquisti per le strutture info-tech, il Massachusetts darà la prima scelta a programmi open source e a prodotti che aderiscono a standard aperti quali Extensible Markup Language (XML) e Secure Sockets Layer (SSL).

L’abbandono di software proprietario avverrà ovviamente in maniera graduale, ha specificato lo stesso Kriss, man mano che i nuovi pacchetti rientreranno nell’apposito budget statale, che per il prossimo anno ha stanziato 80 milioni di dollari per il settore informatico. Aggiungendo che il software proprietario continuerà ad essere acquistato qualora dovesse dimostrarsi tecnicamente superiore o comunque più vantaggioso. “Siamo coscienti che è impossibile cambiare nottetempo qualcosa di così complesso come la struttura info-tech statale,” ha spiegato il segretario. “Questo `e l’inizio di un lungo viaggio.” Il quale sembra iniziare dai web server dello stato, che attualmente girano sul software Internet Information Services di Microsoft e che paiono i primi candidati al passaggio verso l’open source grazie ad Apache. Kriss ha infine affermato che la nuova policy è “totalmente non connessa” all’azione antitrust avviata lo scorso anno contro il big di Redmond da vari stati USA. Anche se va aggiunto come proprio il Massachusetts abbia richiesto le pene più severe ai danni di Microsoft, la quale non ha comunque mancato di diffondere un comunicato in cui la policy viene definita “discriminatoria” nei confronti di molti produttori di software nonché “potenzialmente negativa per l’economia del Massachusetts.”

Nel frattempo Red Hat si appresta a lanciare la Open Source Architecture, strategia mirata all’introduzione di ulteriori programmi ad hoc per il sistema operativo Red Hat Enterprise Linux. Indirizzato ancora più al cuore del mondo business, il progetto prevede lo sviluppo di nuovi applicativi, opzioni di clustering e strumenti gestionali aggiuntivi. Ciò come mossa preparatoria per l’arrivo, a breve, di Hat Enterprise Linux 3, il sistema operativo che girerà anche sui mainframe IBM e sui nuovi processori Itanium, oltre che sugli altri server Intel. Oltre che ad aprirsi varchi nel mercato del software enterprise, la manovra sembra puntare a sfatare l’idea che Red Hat produca software proprietario.

Questa l’opinione di Steve O’Grady, analista presso l’agenzia di ricerche RedMonk: “Red Hat vorrebbe essere il fornitore open source tuttofare per l’enterprise, contro Sun e IBM, che più o meno producono software proprietario. Un traguardo ambizioso difficile da raggiungere. Non ci sono molte aziende capaci di ricoprire un simile ruolo.” Pur non avendo ancora annunciato i prezzi dei nuovi prodotti, Red Hat ha lavorato con diversi gruppi industriali, tra cui Apache Software Foundation e la comunità di sviluppo Eclipse IDE, per esser certi che tali prodotti aderiscano agli attuali standard.

Uno dei diretti rivali di Red Hat ha invece deciso di rifarsi il trucco. Annunciando il nuovo logo e il design rifatto per il sito web, SUSE LINUX ora si scrive tutto in maiuscolo. In arrivo anche una nuova campagna pubblicitaria “irriverente” basata su uno slogan semplice ma efficace — “Simply Change” — che incita, manco a dirlo, a cambiare i programmi proprietari con quelli open source. Il tutto puntando soprattutto a rafforzare l’identità della corporation onde attirare, guarda caso, l’ambito business di ogni livello. Previste come anticipo all’imminente lancio sul mercato di SUSE LINUX 9.0, le innovazioni estetiche appaiono English-friendly anziché no, onde stimolare la penetrazione dell’azienda di casa madre tedesca in mercati decisamente cruciali, quelli nord americano e australiano. “Oltre a voler raggiungere in maniera più efficace la clientela business”, ha spiegato il vicepresidente di SUSE LINUX Uwe Schmid, volevamo mantenere l’irriverenza, la creatività, e l’innovazione inerenti al movimento open source.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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