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Il pinguino in tutte le salse

18 Settembre 2000

Il pinguino in tutte le salse

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Rilanci a tutto campo da IBM e Red Hat. E per i lettori di MSNBC, il migliore è ...Linux!

Queste le scelte settimanali in arrivo dal pianeta open source (sempre con un occhio di riguardo per l’aspetto business): IBM rilancia gli investimenti globali, Linux prevale come miglior sistema operativo tra i lettori di MSNBC.com, Red Hat si butta sempre più nel settore dei sistemi embedded, pur tra qualche flessione in borsa.

Intanto, una notizia tanto breve quanto significativa per le implicazione future dell’impatto di Linux a livello mondiale. Confermando il concreto impegno assunto da tempo in quest’ambito, IBM ha deciso di raddoppiarne gli investimenti globali. A inizio estate aveva annunciato uno stanziamento di 200 milioni di dollari nell’arco di quattro anni, finalizzato ad aiutare quelle aziende europee che avessero deciso di passare alla piattaforma open source. Nei giorni scorsi il colosso del software ha deciso di fare lo stesso per il continente asiatico. Da qui al 2004 saranno sette i nuovi centri di sviluppo per Linux attivati nelle città di Tokyo, Shanghai, Pechino, Taipei, Seoul, Bangalore e Sydney. Ciascuna entità prenderà poi a lavorare con sviluppatori locali onde sfornare applicazioni di vario tipo per l’imprenditoria informatica. Obiettivo finale della manovra è fare in modo che tali applicazioni girino sui server IBM basati su Linux. Con buon incremento dei ritorni commerciali un po’ per tutti, almeno queste le speranze generali.

Altra notizia flash, ma ancor più sintomatica, riguarda un sondaggio online condotto in questi giorni su MSNBC.com. Mercoledì 13 settembre è apparso lungo articolo in cui si narrano le (molte) virtù e i (pochi) difetti di Windows Me, il sistema operativo leggero recentemente lanciato dalla software house numero uno. L’occasione è sembrata propizia per chiedere ai lettori, in un’apposita colonna di fianco al pezzo, prima se pensano di acquistare il nuovo prodotto Microsoft e subito sotto quali le preferenze sul miglior sistema in circolazione. Ebbene, a tre giorni dall’avvio, il secondo poll riporta questi risultati: Mac 10 per cento, Windows 95/98/Me 10 per cento, Windows NT/2000 21 per cento, Linux 37 per cento, BeOS 21 per cento. Da notare come tali dati si riferiscano a quasi 27.000 votanti, e probabilmente si potrà partecipare per tutti il week-end e anche oltre: (http://www.msnbc.com/news/459031.asp?0na=2302230) fateci un salto ed esprimetevi in piena coscienza. Ricordando, come fa uno giubilante corsivo di LinuxToday, che “MSNBC è una comproprietà di Microsoft, il che rende la vittoria ancora più dolce!”

Passando invece a Red Hat, maggior distributore Linux, positivi i segnali dai ritorni trimestrali e in vista dei nuovi rilanci nell’ambito dei sistemi embedded, pur se nell’ormai tipico scetticismo del mondo borsistico. In settimana sono stati infatti diffusi i dati relativi al secondo trimestre fiscale, chiusosi il 31 agosto scorso. A fronte di entrate pari a 18,5 milioni di dollari, si è registrata la perdita netta di 1,9 milioni, ovvero un cent per azione. Le rilevazioni degli analisti, riportate da First Call/Thomson Financial erano più pessimiste: almeno due i cent previsti in perdita. E nel medesimo periodo dello scorso anno il bilancio era in rosso per 4,3 milioni di dollari e 6 cent ad azione. Situazione positiva, dunque? Non proprio, almeno secondo il rapporto di un’altra agenzia d’investimento, la ABN Amro. “Gli introiti sono cresciuti del 15 per cento, confermandosi in linea con le nostre previsioni, ma ci saremmo aspettati qualcosa in più,” si legge nelle pagine del documento diffuso venerdì scorso. Dove si ribadisce inoltre che le entrate di Red Hat vanno sempre più spostandosi verso i servizi, ambito in cui il margine di guadagno è notoriamente più risicato. Morale? Poco prima della chiusura per il week-end, ecco il titolo Red Hat perdere terreno, scendendo di oltre tre dollari, quasi il 15 per cento, per stabilizzarsi intorno ai 21 dollari a pezzo.

Un’ulteriore flessione azionaria cui ha contributo anche la notizia di nuovi “abbandoni”: prima Oracle si è disfatta di 800.000 azioni Red Hat (valore: 19,4 milioni di dollari), seguita a ruota da Novell con altre 50.000 (per 1,35 milioni di dollari). E tuttavia, al di là di certo disinnamoramento di Wall Street per il business model dell’open source, è vero che Red Hat va aprendosi ampi spazi in altri settori, soprattutto in quello dei sistemi embedded. Ovvero, in quella vasta gamma di dispositivi diversi dal PC che offrono funzioni disparate: dai computer palmari tuttofare in stile Palm ai sistemi intelligenti per la casa e le autovetture. Ambito in cui Linux si conferma all’avanguardia per doti di leggerezza ed adattabilità. Non a caso tra i grossi nomi che sono ricorsi ai servizi di Red Hat per i propri dispositivi embedded troviamo Samsung, Eastman Kodak, Hitachi, Ericsson e Intel. I singoli contratti hanno fruttato entrate complessive varianti dai 100.000 ad oltre un milione di dollari.

Avviata a novembre ’99 con l’acquisizione di Cygnus Solutions e confermata lo scorso giugno con l’inglobamento di WireSpeed Communications, la strategia ad hoc di Red Hat culminerà nell’annuncio della propria versione di un sistema Linux embedded nel corso della Embedded Systems Conference, prevista a San Jose, California, tra due settimane. Rimanendo fedele alla filosofia open source, anche in quest’ambito le entrate maggiori arriveranno non da inesistenti royalty sui pacchetti diffusi, bensì tramite una serie di servizi extra, in primis l’assistenza e l’aggiornamento del software. Senza dimenticare la stipulazione di contratti con terze parti per la messa a punto di specifici progetti interni (vedi sopra). Un approccio articolato che dovrebbe produrre buoni frutti, come paiono confermare gli esperti di Merrill Lynch, per i quali il “software embedded è un business solido”.

È vero però che al momento l’attività centrale su cui ruota maggiormente Red Hat resta la vendita di prodotti e servizi all’area enterprise, dove lo spazio di manovra rimane potenzialmente molto elevato, nell’ordine delle “migliaia di aziende”, spiegano ancora alla Merrill Lynch. Anche qui, l’elenco dei clienti serviti dallo staff di Red Hat non è affatto da poco: Motorola, Fidelity Investments, Cisco Systems e WorldCom. Lo stesso dicasi per servizi di training offerti a nomi quali Qwest Communications, Oracle, Cisco, Intel, IBM e Symantec. Prospettive più che buone, dunque, per raggiungere il traguardo comune un po’ a tutte le aziende Linux: bilanci complessivi non più in perdita ma finalmente in positivo, obiettivo fissato per Red Hat (e VALinux) a partire dal 2001.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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