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Il giudice forza su un accordo amichevole tra Microsoft e governo Usa

02 Ottobre 2001

Il giudice forza su un accordo amichevole tra Microsoft e governo Usa

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Il ping pong tra il governo americano e Microsoft sulla questione antitrust che li vede protagonisti sui banchi dei tribunali da più di tre anni, continua.

Questa volta ci si mette il giudice del nuovo processo di primo grado che chiede ai due contendenti di trovare un accordo amichevole.

La Colleen Kollar-Kotelly, il giudice che dovrà decidere sulle sanzioni contro Microsoft colpevole di abuso di posizione dominante, ha spinto le due parti a discutere “sette giorni su sette e 24 ore su 24” per arrivare a un regolamento negoziato prima della scadenza fissata per il 2 novembre.

In quella data, infatti, le due parti si ritroveranno davanti al nuovo giudice per la prima volta. Giudice che ha espresso la sua volontà in modo chiaro affermando che “questo caso deve essere regolato amichevolmente e adesso è il momento di farlo”, durante l’udienza destinata a fissare il calendario per il nuovo processo di primo grado.

Il giudice si era visto consegnare il dossier Microsoft, dopo la decisione della Corte d’Appello di Washington di confermare la sentenza sull’abuso di posizione dominante, respingendo però l’istanza di primo grado che autorizzava lo smembramento.

Sulla posizione dell’accordo amichevole si trova certamente il governo che per bocca del capo della divisione antitrust del dipartimento di Giustizia fa sapere che: “abbiamo sempre sostenuto l’idea di risolvere questo affare, se possiamo farlo in modo favorevole ai consumatori”.

Per poter condurre un negoziato in termini amichevoli serve un mediatore che, però, non è ancora stato nominato.
Se non si trova un accordo entro il 12 ottobre, come ha stabilito il giudice, le due parti dovranno proporre congiuntamente il nome di un mediatore.

In caso di ulteriore impasse, il magistrato a fissato per l’11 marzo l’inizio del dibattimento con la presenza dei testimoni e degli esperti, visto che il giudice vuole prendere una decisione “basata su prove”.

Microsoft teme molto le possibili sanzioni e fa sapere attraverso un avvocato che “sarebbe nefasto per il gruppo” dover divulgare il codice sorgente di Windows agli editori di software, come richiesto dal governo.

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