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Il corpo immaginato dei nuovi media

13 Febbraio 2009

Il corpo immaginato dei nuovi media

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Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Giovanni Boccia Artieri, sociologo della comunicazione. Parliamo di nuovi e vecchi media, di corpi negati nascosti, sotto o iper rappresentati, dal caso Englaro ai network sociali sempre più dentro la quotidianità

Prendiamo la vicenda umana e mediale di Eluana Englaro. Tu che idea ti sei fatto? A partire da cosa? Dai racconti della famiglia e di chi le è stata attorno in questi anni? Dalle immagini di lei giovanissima pubblicate accanto ad ogni notizia e che accompagnano ogni servizio? Le potenti voci delle istituzioni? Le foto dei tumulti di folla che tentano di bloccare l’ambulanza viste in tempo reale in Rete?

C’è uno scarto tra vissuto e realtà mediale, tra ciò che è e ciò che ci viene raccontato – che viene rappresentato dai media (da cui dipende sempre più l’idea che ci facciamo del mondo, dell’altro). Il caso di Eluana Englaro, dal punto di vista mediatico, è anche il caso di una immagine insieme molto presente e molto assente. Molto presente , e molto assente poi. Un corpo mediale iperpresente (con le immagini di prima dell’incidente) e un corpo reale iperassente – protetto, preservato, nascosto anche al di là della convenienza. Ne parliamo oggi con Giovanni Boccia Artieri, sociologo della comunicazione e presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Urbino: «C’è una distanza, un distacco tra il corpo mediatico e il corpo “concreto” che – per esempio nel caso di Eluana diventa il simbolo di uno scarto che spesso non abbiamo sotto agli occhi quando pensiamo di conoscere una realtà attraverso i media. Non ci rendiamo conto di quanto siano distanti i due “corpi” finché non ci scontriamo in anomalie come questa. Si parla intorno ad un corpo mediale, quando in realtà il corpo reale è un altro, e completamente differente». La rappresentazione mediale – mediata dal giornalismo – è inevitabilmente un po’ dissonante. I nuovi media permettono, attraverso la prossimità esperita dentro i social network, una qualche riappropriazione (anche narrativa) delle forme di rappresentazione della realtà – magari estreme, magari volgari o banali, ma percepite come meno distanti. C’entra anche una certa crescente familiarità con un giornalismo “dal basso” e testimoniale, e l’ingresso di social network come Facebook nel repertorio degli strumenti quotidiani attraverso cui leggiamo la realtà.

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L'autore

  • Antonio Sofi
    Antonio Sofi è autore televisivo e giornalista. Consulente politico e sociologo della comunicazione, ha un blog dal 2003 ed è esperto di social network e nuovi media.

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