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I motori di ricerca vanno alla conquista di MySpace

23 Giugno 2006

I motori di ricerca vanno alla conquista di MySpace

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Se Google appare vincente ma dispersivo, Yahoo! e soci avviano strategie differenziate, mentre l’eclettica comunità di MySpace cerca un partner sofisticato

MySpace, stella indiscussa del social networking online, non vuole smettere di crescere. Nel mese di maggio ha registrato 51,4 milioni di visitatori unici, affermandosi come settimo sito assoluto per numero di hit, precedendo nomi quali Amazon, Apple e New York Times. Un bel balzo in avanti rispetto ai 17 milioni di visitatori unici contati poco meno di un anno fa, quando Rupert Murdoch decise di sborsare 580 milioni di dollari per inglobarlo nell’impero di News Corp – con l’ovvia speranza di trarne ricavi ancora maggiori, un giorno non troppo lontano. È vero che ora il sito non genera più di 100 milioni l’anno in entrate pubblicitarie (bruscolini per simili corporation), ma vari segnali sembrano indicare che quel giorno va avvicinandosi. Lo conferma soprattutto la “gara d’appalto” aperta nei giorni scorsi per la messa a punto di un motore di ricerca personalizzato per MySpace, notizia che ha scatenato una serie di dinamiche a tutto campo. Perché mai? Be’, notoriamente le ricerche generano montagne di traffico e inserzionisti (Google docet), meglio ancora se si ha un profilo dettagliato del proprio target, come è chiaramente il caso con gli indaffarati adolescenti che popolano MySpace. Un enorme bacino di dati che garantisce parecchia crescita commerciale, ma che finora non è stato esplorato più di tanto dall’editore, al pari di altre entità online presenti nella scuderia di Fox Interactive Media.

Scenario destinato a cambiare, ha spiegato il COO del gruppo Peter Chernin, nell’annunciare la nuova strategia interna sui search engine. Dopo aver considerato per qualche tempo il classico approccio, ovvero l’acquisto di un motore per poi modellarlo in base alle proprie esigenze e rilanciarlo alla grande, come hanno fatto in passato Yahoo! e MSN, l’odierna potenza di mercato conquistata da MySpace lo pone in ottima posizione per stipulare un accordo vantaggioso con uno dei grandi protagonisti del settore. Già oggi i suoi utenti producono oltre 100 milioni di ricerche, coprendo il 5% di tutte le ricerche effettuate sul web e l’8% di quelle che passano per Google. Come diretta conseguenza, spiegano gli esperti, MySpace potrebbe aggiudicarsi il 25-35% delle entrate pubblicitarie ricavate dalle pagine prodotte per il motore-partner—con annesse potenzialità per inventarsi business model ancor più remunerativi per entrambi. Non a caso «l’affare sarà dell’ordine di centinaia di milioni di dollari», spiega Chris Sherman, responsabile dell’osservatorio industriale Searchenginewatch.com, e per il posto al sole sono già in corsa i big Google, Yahoo! e MSN, i quali dovranno comunque garantire piene capacità audio e video onde soddisfare al meglio le sofisticate esigenze del pubblico di MySpace. Senza neppure escludere un possibile avvicinamento con Blinx, leader delle ricerche video che va conquistando sempre maggiore attenzione online. Insomma, l’aspra concorrenza tra i search engine per mettere solidamente piede nel giro (e nel business) di MySpace sembra tornare a tutto vantaggio degli utenti, oltre che porsi come elemento cruciale della futura strategia complessiva del mega-gruppo Fox Interactive Media.

Nel frattempo il lucrativo mercato del web-search è tutt’altro che dormiente, e i maggiori soggetti sono costantemente alle calcagna della star Google. Anzi, dalle rilevazioni fornite da Nielsen Netratings per il mese di maggio si nota come Google e Yahoo! stiano accelerando il passo e incrementando le rispettive le quote di mercato, con un più 32% e 34%, rispettivamente. Da solo Google, che raggiunge un numero di ricerche più alto di Yahoo!, MSN, AOL e Ask messe insieme, raccoglie 2,78 miliardi di richieste (il 49,1%), mentre Yahoo! ne attrae 1,30 miliardi, pari al 22,9%. MSN è cresciuto più di Google e Yahoo! in termini percentuali (42%, con 601 milioni di ricerche), ma l’incremento non è stato sufficiente a tenere il passo, con quote passate dal 10,7% di aprile al 10,6% di maggio. Ancora più indietro troviamo AOL Search con il 6,4% e Ask.com con il 2,6%. Complessivamente, cresce ancora la popolarità delle ricerche online, con un più 7,5% rispetto ad aprile per un totale di 5,67 miliardi di ricerche.

Il divario con Google si fa più evidente considerando il solo mercato statunitense, dove il motore californiano conquista il 43%, di fronte al 28% di Yahoo!, al 13% di MSN e al 6% per Ask, che è proprietà di IAC/Interactive Corp, conglomerato composto da circa 60 cyber-testate. Ma proprio questa generale superiorità di Google sta aprendo alcuni varchi nel settore, perché, suggerisce ancora Chris Sherman, «si considerano i migliori, eppure non sembrano avere sul serio una strategia chiara», riferendosi alla moltitudine di settori in cui il marchio va allargandosi spesso in maniera (apparentemente?) casuale. Ecco allora che Yahoo!, il cui portale, ricordiamolo, rimane il più grande su Internet, con circa 400 milioni di visitatori, va investendo non poco su differenziazione e personalizzazione delle ricerche e ha messo centinaia di ingegneri al lavoro. Anziché avere una fede “quasi-religiosa” negli algoritmi matematici che hanno fatto la fortuna di Google, Yahoo! «vuole integrare le persone migliori con la tecnologia migliore», chiarisce Eckart Walther, uno dei maggiori artefici di questa strategia. «L’idea è quella di non prendere in considerazione soltanto i link tra i vari siti ma anche tra le persone…fino a usare la ricerca sociale per risolvere richieste sempre più soggettive».

Vanno in tal senso anche le dritte di Caterina Fake, co-fondatrice del popolare Flickr poi acquisito da Yahoo!, onde evitare la genericità per puntare invece a contenuti originali ed eclettici, come avviene con i ritorni offerti da MyWeb, altro engine del gruppo Yahoo!. Anche Ask (che da qualche mese ha abbandonato il suffisso iniziale, Jeeves) sta sperimentando con la differenziazione, presentando i link raggruppati in pagine ritenute popolari e affidabili dagli esperti di un particolare argomento, metodo che spesso procura risultati migliori dei ritorni massicci ma indifferenziati di Google. Motore di nicchia ma superaffidabile, dunque, che Searchenginewatch.com paragona alla Apple, con la sua ridotta eppure fidatissima folla di seguaci, pur se il gigante rimane Microsoft. A proposito, quest’ultima che dice? Anche per i search engine sembra seguire una strategia già vincente in passato: arrivare in ritardo sul mercato con un prodotto copiato e mediocre, ma che gradualmente migliora fino al punto di prevalere – ovviamente contando sull’egemonia del marchio software. A conferma del fatto che anche tra i motori di ricerca la battaglia rimane aperta, anzi apertissima.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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