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I libri sono software

12 Dicembre 2014

I libri sono software

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Tipografia avanzata, Unicode, immagini vettoriali, metadati devono diventare ingredienti imprescindibili del libro elettronico.

Questo pezzo non termina tra tre righe, dopo avere segnalato l’articolo Se i libri elettronici sono software, è ora della versione 2.0 di Benjamin Denckla su Publishing Perspectives, solo perché la mia posizione è più radicale.
Denckla è morbido – si è ammorbidito, in realtà – verso la scelta di tanti editori di fare uscire ebook di bassa qualità, riconoscimento ottico dei caratteri dall’edizione stampata e poco o niente di più, pur di entrare rapidamente in un nuovo mercato con un investimento iniziale basso. Dissento: i lettori ricordano la bassa qualità che incontrano, e nel tempo imparano a evitarla. La qualità deve giustificare il prezzo da subito. Il passaggio chiave è tuttavia quello successivo:

Non mi sono ammorbidito troppo: credo che [gli editori] abbiano fatto la cosa giusta con l’intento sbagliato. Ritengono di avere prodotto una conversione a basso costo e avere terminato il lavoro. Credo che abbiano fatto bene a convertire spendendo poco, ma che dovrebbero vedere quelle conversioni come una versione 1.0.

I libri, quando sono elettronici, vanno visti come software. Il software è intrinsecamente affetto da bug, che periodicamente vengono sistemati, e per sua natura evolve adeguandosi all’ambiente in cui funziona.
Roba diversa dai libri di carta, allora? Concezioni diverse dalla cultura editoriale tradizionale? Discutibile. I bug del software sono assimilabili alla presenza di refusi e di inesattezze nel libro cartaceo. Cambia solo la frequenza di aggiornamento, che prima dipendeva strettamente dalla ristampa e ora è più flessibile.
L’evoluzione è faccenda più complessa: mappare le complessità della stampa sulle caratteristiche e le limitazioni dei lettori di ebook non è corretto. E certamente le nozioni tecniche e la cultura da acquisire e integrare nei processi di produzione sono diverse e non banali. L’idea che i libri richiedano programmazione non si concretizza in un giorno.
Le conclusioni di Denckla, che condivido, restano peraltro inoppugnabili. Nel 2015 l’ebook va pensato con metadati, tipografia avanzata e set di caratteri Unicode, immagini vettoriali invece che rasterizzate. I vincoli dati dagli ebook reader vanno sì considerati, come limiti da superare, non come minimo comune denominatore su cui sedersi.
È arrivato il tempo degli ebook 2.0. Se non altro perché la bassa qualità, alla lunga, non paga. Se vogliamo vendere libri elettronici, bisogna farli meritevoli di essere acquistati. E il modo per arrivarci è iniziare a considerarli per quello che sono, ossia software.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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