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I futuri possibili delle reti wireless

01 Giugno 2004

I futuri possibili delle reti wireless

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Il mondo delle tecnologie wireless è nel caos, un caos creativo, uno di quei momenti nello sviluppo di una tecnologia fondamentale in cui coesistono diverse tendenze, tutte promettenti e tecnicamente ineccepibili, ciascuna, solo o in combinazione con altre, in grado di generare un futuro possibile con luci e ombre

Alcuni, produttori, clienti, analisti e osservatori, odiano questi momenti, altri ci si trovano a perfetto agio. Tutti comunque devono fare delle scelte, anche se non univoche, di impegno delle proprie risorse. Quando la confusione sarà finita e la battaglia vinta e perduta le scelte di successo sembreranno naturali e le altre una bizzarria. Solo a distanza di tempo un’analisi più approfondita rivelerà la natura caotica del momento delle decisioni.

Il caos creativo attuale è un portato del progresso tecnologico convergente in diversi ambiti, dalla microelettronica analogica agli algoritmi di correzione degli errori fino a quello apparentemente banale delle antenne. Il risultato è una proliferazione di possibili soluzioni a esigenze di mercato esistenti o di potenzialità tecnologiche che creano mercati.

La più nota di queste tecnologie wireless nuove è Wi-MAX, nome commerciale di una implementazione normalizzata e interoperabile delle tecnologie conformi allo standard IEEE 802.16 e al corrispondente HyperMAN dell’europeo ETSI, che definiscono connessioni wireless in una serie di frequenze dai 2 ai 66 GHz con velocità di trasmissione sino a 70 mbit/secondo e su una distanza massima tra stazione base e terminale di 50 chilometri. A differenza del Wi-Fi, che è una tecnologia di rete locale, Wi-MAX è quindi una MAN, una rete di area metropolitana che sfiora la rete geografica.

Il consorzio Wi-MAX esiste da un oltre un anno, con aderenti del calibro di Intel, Siemens, Alcatel, Fujitsu, Sumitomo Electric, numerose società produttrici di apparecchiature e semiconduttori di nicchia come Alvarion e Flarion, e, ultimamente, alcuni big delle telecomunicazioni fisse come British Telecom, France Telecom, Qwest. L’interesse di questi ultimi, e degli altri che potrebbero arrivare presto, sta nel fatto che Wi-MAX potrebbe essere un modo per i fornitori di telecomunicazioni di fornire direttamente accesso wireless in banda larga ai clienti saltando lo stadio dell’hot spot e quindi con costi più bassi, sia per le apparecchiature locali che per la realizzazione delle dorsali. Intel ha in preproduzione i chipset Wi-MAX e inizierà a consegnarli in quantità alla fine del 2004. Entro la metà del 2005 almeno Alcatel e Siemens saranno sul mercato con soluzioni complete.

Ma le cose sono più complicate. Innanzitutto, lo IEEE 802.16 comprende una serie di standard su tre livelli della pila di protocolli, per cui esistono diversi possibili profili di interoperabilità. Per ora il consorzio si è concentrato sulla versione per postazioni fisse alle frequenze più elevate (10-66 GHz), e per le quali è necessario che la stazione trasmittente e quelle riceventi siano in linea di vista. I chipset Intel e le apparecchiature di Alcatel e Siemens sono conformi a questo profilo. L’interesse degli operatori di telecomunicazioni è spiegato, quindi. Intanto però l’IEEE ha sviluppato un nuovo standard, 802.16a, che usa frequenze più basse (2-10 Ghz) e che soprattutto non richiede che le stazioni siano in linea di vista.

Il consorzio si è messo al lavoro per garantire l’interoperabilità anche in quest’area, ma la situazione è ancora fluida. Esistono già infatti tra 2 e 10 GHz diverse tecnologie che si adatterebbe al ruolo di profilo normativo nell’ambito dello standard. I proponenti di tutte queste sono attivi nell’ambito del consorzio, come Alvarion, che è fortissima nella banda dei 5 GHz con una tecnologia, anch’essa standardizzata, che si chiama OFDM. La banda a 5 GHz non è sottoposta a vincoli di licenza in Europa, per cui è probabile che almeno uno dei profili di interoperabilità di Wi-MAX non in linea di vista utilizzerà questa tecnologia. La società presenterà per la prima volta in Italia le sue soluzioni al Public WLAN Forum il 20 maggio nel pomeriggio ed ha già sollevato l’interesse di alcuni integratori che puntano a fornire accesso in banda larga wireless a comunità locali

Ma non è finita. L’IEEE non si è fermato al broadband wireless fisso ed ha avviato già due anni fa i lavori sulla versione mobile dell’802.16, detto 802.16e. In effetti, il consorzio Wi-MAX era stato creato originariamente da Nokia proprio con il doppio obiettivo di fornire con un’unica tecnologia accesso in banda larga sia fisso che mobile, questo prima che aderisse al consorzio la stessa Intel. Nokia voleva realizzare una soluzione digitale a basso costo per i Paesi emergenti con cui realizzare stazioni base per la telefonia mobile basata su Wi-MAX.

L’arrivo di Intel, con al sua capacità di produzione di massa indipendente da un singolo produttore di apparecchiature, ha convinto Nokia a staccarsi da Wi-MAX e proseguire da sola con lo sviluppo di stazioni base “snelle” per occupare lo stesso segmento di mercato potenziale. Ma ormai il Wi-MAX mobile è in moto e ha una tecnologia già pronta, l’HPi di Samsung, sviluppata per il mercato coreano. Ora è sempre più probabile che 802.16e e HPi si fondano, avvicinando di molto la disponibilità commerciale di soluzioni broadband wireless mobile con un prezzo medio molto più basso (grazie alla combinazione micidiale Intel + coreani) di quello, già ridotto, originariamente previsto da Nokia.

Ma perché un broadband wireless mobile in tecnologia di rete dati? Perché basta aggiungere il Voice-Over-IP e voilà una bella rete integrata fonia-dati ad alta velocità (70 Mbit!) che non usa le tecnologie cellulari tradizionali.

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