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Hacker, pirati o terroristi?

22 Febbraio 2001

Hacker, pirati o terroristi?

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Che differenza c’è tra chi fa esplodere un aereo con 237 passeggeri a bordo e chi blocca, per qualche ora, il sito di AOL o di MSN?

Per il governo britannico nessuna, visto il testo della nuova legge sul terrorismo presentata subito dopo l’attacco anglo-americano su Bagdad e con la paura di ritorsioni dal mondo islamico.

E così per il “progressista” Tony Blair, chi pone bombe a nome dell’IRA, o chi fiancheggia il gruppo terroristico di Ben Laden o Mafiaboy (il giovane pirata reo di aver bloccato importanti siti Internet), sono tutti uguali per la giustizia e trattati, tutti, come terroristi.

“Questo atto mira a precisare la definizione di terrorista – spiega un portavoce del ministero degli interni, citato dal Guardian – cioè tutto quello che potrebbe convenire a gruppi internazionali conosciuti che pianificano di minacciare la sicurezza del Regno Unito, come i pirati informatici o gli oppositori politici le cui azioni potrebbero diventare violente”.

Così, passando da criminali a terroristi, attraverso gli articoli di questa nuova legge, i pirati informatici inglesi che decidessero, per esempio, di distruggere dati su un server governativo, o di modificare un sito, o di bloccare l’accesso a un portale Internet, si esporrebbero alla più grave delle pene, che potrebbe portare all’ergastolo per “minaccia grave alla sicurezza dello stato”.

Una sindrome, quella della sicurezza, che sembra aver colpito anche altri paesi membri del Commonwealth.
In Canada, ad esempio, i servizi di sicurezza sono preoccupati persino dagli oppositori alla globalizzazione, il cosiddetto “popolo di Seattle”, che considerano alla stregua di terroristi come i pirati informatici.

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