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Gran Bretagna: Freeserve dà i numeri e punta su Tony Blair

01 Ottobre 1999

Gran Bretagna: Freeserve dà i numeri e punta su Tony Blair

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Il maggior provider (gratuito) operante in Gran Bretagna, Freeserve, ha diffuso una serie di dati sulle proprie attività, successivi alla recente quotazione in borsa (in ribasso nelle ultimissimi tempi). A fine agosto si sono registrati quasi un milione e mezzo di acconti attivi, il 19 per cento in più rispetto al trimestre precedente; 76 milioni gli accessi dello stesso mese alle pagine del sito, contro i 64 milioni di maggio; ampio balzo in avanti delle entrate degli ultimi tre mesi, il 104 per cento in più, per oltre 3,4 milioni di sterline. Ciò grazie a efficaci partnership commerciali e inserzioni varie.

Tuttavia, le perdite complessive hanno raggiunto i 5 milioni di sterline, facendo andare in rosso il bilancio e causando l’ovvia preoccupazione dei manager nonché dei media, sempre molto attenti alle questioni economiche delle aziende Internet. Anche se il vero problema di Freeserve rimane l’alto numero di utenti che cancellano l’acconto, circa il 40 per cento all’anno, anche se nell’ultimo trimestre il trend è andato in discesa: 9,5 per cento conto il precedente 12 per cento.

Tra le varie iniziative finalizzate al rilancio dell’immagine (oltre che per rimpinguarne le casse), Freeserve prevede il lancio di una carta di credito, di un servizio di aste pubbliche e di un portale dedicato esclusivamente alle donne. Ma forse l’elemento centrale è la partnership con il Labour Party del premier Tony Blair. Oltre a fungere da host per il sito (labour.org.uk), Freeserve ha appena distribuito ai delegati presenti alla conferenza annuale del partito oltre 10.000 dischetti per l’abbonamento, sotto l’allettante sigla di “Labour.future”, e lo stesso si appresta a fare per tutti i 350.000 iscritti nazionali al Labour Party.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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