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Gmail, gioello di Google o trappola?

07 Luglio 2004

Gmail, gioello di Google o trappola?

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Prova su strada di Google Mail: una vera rivoluzione nel modo di gestire la posta, ma con rischi non trascurabili per la privacy e la sicurezza derivanti dalla concentrazione di potere informatico

Strepitoso. Questo è il giudizio sintetico che viene spontaneo provando Gmail, il nuovo servizio sperimentale di e-mail online offerto da Google. Non è una semplice variante sul tema già visto della Webmail: è un ripensamento radicale dell’approccio alla gestione della posta, con enormi vantaggi rispetto ai metodi tradizionali.

Non stupisce che si sia scatenata la caccia ad accaparrarsi un indirizzo @gmail.com, disponibile soltanto su invito durante l’attuale fase di test. L’entusiasmo, tuttavia, è smorzato dal rischio di vedere Gmail trasformarsi in uno strumento invasivo onnisciente al servizio del potente di turno.

Le considerazioni di privacy possono sembrarvi paranoiche. La reazione comune è quella di pensare “ma io non ho niente da nascondere”. Ma riflettete un momento. Davvero non avete mai scritto, a proposito di qualcuno, un commento schietto che sarebbe un disastro fargli leggere? Non avete mai visitato un sito il cui contenuto preferireste non sbandierare in pubblico o potrebbe essere frainteso e strumentalizzato? Sareste contenti di depositare tutta la vostra corrispondenza privata e di lavoro presso una società che non è vincolata dalle severe leggi antiprivacy europee? Se qualcuno mette le mani sulla vostra password di Gmail, può leggersi tutto il vostro archivio di messaggi: la cosa vi lascia indifferenti?

Tecnologia

Intanto che meditate sugli aspetti di privacy, ecco in sintesi gli aspetti tecnici di Gmail. Viene offerto un gigabyte di spazio sui server di Google, nel quale memorizzare tutta la propria posta. Un gigabyte è sufficiente anche per i grafomani più estremi: il mio sterminato archivio di e-mail, risalente al 1994 e in espansione al ritmo di un centinaio di messaggi al giorno, occupa circa mezzo gigabyte.

La remotizzazione dell’archivio di posta significa chiaramente che l’utente Gmail ha l’enorme vantaggio di poter gestire la propria corrispondenza da qualsiasi computer del mondo dotato di un browser recente. O quasi: al momento, Gmail è compatibile con Internet Explorer, Netscape, Mozilla, Firefox e Safari, ma zoppica con Opera e altri browser presenti in certi palmari e telefonini.

Gestire la posta tramite browser in sé non è una novità: è il modo in cui avviene la gestione che cambia radicalmente con Gmail. Innanzi tutto, si possono effettuare ricerche in tempo reale nel proprio archivio di posta, con tempi di risposta impressionanti. È come poter usare Google sul proprio computer; anzi, è meglio. Il mio computer è molto più lento nel cercare nell’archivio locale di messaggi. Gmail significa dire addio al tedioso e impreciso riordino manuale della posta.

Più in generale, la risposta dei server di Google è talmente veloce che si ha la sensazione di lavorare in locale, e non ci sono i banner pubblicitari che appesantiscono la consultazione della Webmail, tipici dei servizi analoghi offerti da altri provider. C’è soltanto una banda laterale di testo, contenente link pubblicitari attinenti al tema del messaggio visualizzato, secondo lo stile collaudato del servizio AdSense di Google.

C’è di più. I messaggi vengono automaticamente presentati sotto forma di “conversazioni”, simili ai thread delle mailing list o dei newsgroup: richiamando un e-mail, vengono visualizzate anche tutte le sue risposte con un formato grafico molto elegante, simile a uno schedario. Seguire il filo del discorso diventa immensamente più facile.

Gmail offre anche la classificazione dei messaggi tramite “etichette” (label) personalizzabili invece che tramite le consuete cartelle e sottocartelle. Il vantaggio dell’approccio di Gmail è che lo stesso messaggio può essere classificato con più di una etichetta, senza doverlo incasellare per forza o in una cartella o in un’altra.

A tutto questo si aggiungono, per buona misura, una interfaccia ariosa e leggerissima, filtri antispam e antivirus, la possibilità di inviare e ricevere allegati, la visualizzazione del sorgente dei messaggi, il controllo ortografico (per ora soltanto in inglese), e la rubrica degli indirizzi. Il tutto, naturalmente, utilizzabile da qualsiasi computer, ovunque voi siate.

La remotizzazione dell’e-mail non è soltanto un bonus per quando si va in vacanza: permette di consultare la posta sia da casa, sia dall’ufficio, senza preoccuparsi di problemi di sincronizzazione degli archivi, ed è una comodità enorme quando occorre migrare da un computer a un altro, perché evita l’onere di installare il client di posta e trasferire l’archivio di messaggi. E naturalmente evita anche l’onere del backup.

Pro e contro

Dal punto di vista schiettamente tecnico, l’approccio di Gmail ha un unico punto criticabile, che deriva dalla natura stessa del servizio: è totalmente dipendente da Internet. Se non avete una connessione alla Rete, tutta la vostra posta passata e presente è inaccessibile. Punto e basta.

Consultare la posta significa collegarsi a Internet; problema trascurabile per chi ha connessioni permanenti o a tariffa flat, ma significativo per chi paga il tempo di connessione o i byte trasferiti oppure si trova spesso scollegato perché in viaggio. Google promette che sarà possibile anche un accesso POP3 che dovrebbe contenere il problema, ma la tentazione di impigrirsi e lasciare tutto sui server remoti sarà comunque forte. Conviene valutare attentamente il rischio di paralisi derivante da un blackout della posta, soprattutto in un contesto lavorativo.

Le vere magagne riguardano gli aspetti non tecnici. Come accennato, il rischio più evidente è che se qualcuno viene a conoscenza della vostra password di Gmail, può accedere a tutto il vostro archivio di posta senza lasciare traccia. Con un archivio locale di posta, un accesso del genere è molto più impegnativo e richiede una vera e propria intrusione remota, che solitamente lascia tracce evidenti, oppure il furto del computer che contiene l’archivio. Questo è un pericolo comune a qualsiasi servizio di e-mail basato su archivi remoti.

Ci sono però anche problemi di privacy che riguardano specificamente Gmail e il suo legame con le ricerche di Google. Il primo è che condividendo lo stesso dominio google.com, Gmail può leggere i cookie di Google e Google può leggere quelli di Gmail. Questo consentirebbe ai proprietari di Google, se interessati o legalmente obbligati, di correlare quello che cercate con tutto quello che scrivete. Se usate Gmail, le vostre ricerche in Google potrebbero non essere più anonime. In questo senso, la Electronic Frontier Foundation ha pubblicato un dossier di consigli tecnici: in sostanza, cancellare i cookie e usare browser separati per ricerche e Gmail. Rimedi che Google potrebbe benissimo evitare di imporre agli utenti senza compromettere l’efficacia di Gmail.

Un altro aspetto di privacy sul quale riflettere è che usando Gmail si regala a Google anche l’elenco completo della propria rete di conoscenze e amicizie: colleghi, amici, amanti ed ex di ogni sorta. Se usate Blogger.com e lo aggiornate tramite Gmail, regalate a Google anche la vostra password di gestione del blog. A qualcuno potrebbe non piacere l’idea che San Google-che-tutto-vede-nulla-dimentica registri il fatto che avete un amico dai trascorsi politici un po’ controversi.

Insomma, il potenziale di imbarazzo, per non dire di spamming (pardon, “pubblicità mirata”) o di incriminazione incolpevole, è alto. Bisogna tener presente che il tracciamento della rete di conoscenze è una delle tecniche più efficaci per catturare criminali e terroristi; è così che funziona Echelon, ed è così che si incastrano per esempio i telefonisti di tanti delitti, che si credono invulnerabili perché telefonano dalle cabine usando schede prepagate. Non è necessaria l’intercettazione della conversazione: basta sapere chi conosce chi. E passare un quarto d’ora imbarazzante in Questura perché si è amici di conoscenti di un criminale è molto più facile di quel che si pensa comunemente.

Garanzie

Certamente per ora la Google Inc. non ha assolutamente fatto né intende fare nulla di contestabile, ma occorre considerare che potrebbe essere costretta a farlo: con il clima attuale, in cui i diritti individuali vengono scavalcati disinvoltamente in nome della caccia al terrorista, non è un’ipotesi remota. Anzi, è già prevista dalle condizioni d’uso di Gmail (e, beninteso, di molti altri provider): “Google potrà monitorare, modificare o divulgare le vostre informazioni personali, compreso il contenuto dei vostri e-mail, se obbligato a farlo per conformarsi a procedure legali valide o richieste governative […] le informazioni personali raccolte da Google potranno essere memorizzate ed elaborate negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese nel quale Google Inc. o i suoi agenti detengono sistemi.”

Anche senza invocare lo spettro del governo spione, basta considerare l’ipotesi di un cambio di gestione per motivi commerciali: “Ci riserviamo il diritto di trasferire le vostre informazioni personali in caso di trasferimento di proprietà di Google, per esempio un’acquisizione o fusione con altra società. In tali circostanze, Google vi notificherà prima che le informazioni vengano trasferite e diventino soggette ad una politica di privacy diversa”.

Google ha il sostanziale monopolio delle ricerche online. Ha una presenza enorme nel settore pubblicitario (le réclame di AdSense sono dappertutto). Ora vuole costituire una presenza altrettanto massiccia nel campo della corrispondenza elettronica. È abbastanza inevitabile e forse istintivo che quando ci si accorge che un’organizzazione ha raggiunto un livello di potere così elevato vengano dei dubbi: e se se ne approfittasse?

Se vi fidate, Gmail è un gioiello che cambierà per sempre il vostro modo di usare l’e-mail. Se non vi fidate, vi conviene attendere che Gmail migliori il proprio modello di tutela della privacy, oppure darvi da fare per ottenere gli stessi vantaggi, creando un server di posta privato dotato di un proprio motore di ricerca: esiste un’abbondanza di strumenti gratuiti per farlo. L’importante è poter fare una scelta informata prima di abbracciare una nuova tecnologia così desiderabile.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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