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Gli haiku sociali di Twitter

03 Maggio 2007

Gli haiku sociali di Twitter

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Twitter ha la capacità di rimbalzare da un blog a un altro, di far capolino nei BarCamp, di favorire discussioni e di comparire persino sui media mainstream. Ecco come e perché entrare in questa social application

Come uccellini sui rami di un enorme albero globale, circa 60.000 persone cinguettano quasi ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Sono i numeri di Twitter, che da noi ha cominciato a prendere piede all’inizio dell’anno (ma il servizio è attivo da marzo 2006). Gli utenti di Twitter crescono in modo esponenziale, di settimana in settimana: il mese scorso l’applicazione ha vinto il suo primo premio al South by Southwest di Austin e sono storia degli ultimi giorni le prime polemiche sulla sicurezza del sistema.

Ma non è il caso di spaventarsi: come sottolineato adeguatamente da molti fan della prima ora, Twitter è un modo veloce e simpatico di mantenersi in contatto con amici e conoscenti, uno strumento che fa della serendipity il suo vero punto di forza e – in assoluto – un oggetto che può trasformarsi in una vera e propria droga. Può essere usato per raccontare un’esperienza, esprimere stati d’animo, magari per chiedere un consiglio. Sicuramente è un modo di “mettersi a nudo” online, e i meno esibizionisti (o per meglio dire quelli che tengono maggiormente alla privacy) lo vivranno come un’invadenza bella e buona. Ma Twitter è flessibile, e non è del tutto inutile.

Per entrare nel network basta registrarsi nella pagina iniziale del sito, dove tra l’altro è ben evidenziata quella che – secondo i realizzatori – è la missione principale di Twitter: farci sapere che cosa stanno facendo in questo momento i nostri amici. A seguire, una manciata di cinguettii (twitter è il verso dei passerotti) da tutto il mondo, tanto per farsi un’idea del servizio.

Nello stile delle più recenti applicazioni web 2.0, iscriversi è veramente semplicissimo. Il bello viene dopo, quando – fatti i primi tentativi – ci si rende conto che è meglio configurare l’applicazione secondo le proprie specifiche esigenze. Perché Twitter può diventare decisamente invasivo, se lo si lascia fare. L’unico menu da tenere presente è quello testuale in cima alla pagina. Da lì è possibile vedere per prima cosa il proprio profilo con i propri post. All’inizio, ovviamente, non ci saranno post. Per crearne uno, basta tornare sulla Home Page e scrivere qualcosa nel campo di testo contrassegnato dalla fatidica domanda: What are you doing?. A questo punto si scopre perché Twitter è stato definito una piattaforma di micro-blogging. I post non devono essere più lunghi di 140 caratteri. Un po’ come un Sms. E questo è sicuramente uno dei principali motivi di diffusione di Twitter, benché alcuni possano viverlo come un limite.

Abbiamo già parlato di microblogging descrivendo il servizio di Tumblr: anche Twitter risponde all’esigenza evidentemente condivisa da moltissimi blogger di esprimersi in modo fulmineo, frammentario, libero. Ed è proprio la libertà di cinguettare, il punto di forza di Twitter dato che – come vedremo tra poco – i post degli amici possono essere letti sul sito di Twitter ma anche tramite feed Rss, sistemi di Instant Messaging comeGoogleTalk e soprattutto via Sms sul proprio cellulare. Ma prima, ovviamente, è necessario farseli, questi amici.

I casi sono due: o si è stati invitati su Twitter (e gli amici sono già lì per definizione), o siamo gli early adopters del nostro giro di amici, e saremo noi a dover invitare tutti gli altri (per fare ciò, naturalmente, basta cliccare su Invite nel menu principale). Gli amici compaiono nel riquadro a destra della pagina, dove tra l’altro vengono contati anche i followers (utenti che probabilmente non conosciamo ma che nel corso della loro navigazioni su Twitter decidono che i nostri post valgono la pena di essere seguiti).

Nel frattempo, ognuno scrive i propri post; probabilmente anche più di uno al giorno (è facile e divertente e come accennato sopra, dà anche dipendenza). Basta raggiungere anche solo la quota di 15-20 amici per realizzare improvvisamente il fortissimo impatto comunicativo di Twitter. Va detto, infatti, che nel menu Settings è possibile, oltre a cambiare le informazioni sul proprio account, la password e la grafica della propria pagina, segnalare il proprio numero di cellulare per ricevere via Sms i micro-post degli amici. La cosa all’inizio sembra molto allettante, ma dopo qualche giorno ci si può stancare di ricevere continuamente Sms che riportano il menu dietetico dell’amico sovrappeso o le peripezie lavorative dell’amico helpdesker. Anche se – va detto a onor del vero – è possibile configurare le notifiche via Sms evitando che il telefono suoni nelle ore notturne.

La soluzione più indolore, quindi, diventa quella di aggiornarsi attraverso il proprio sistema di IM (Twitter funziona con AIM, GoogleTalk e Jabber). Anche perché, seppure Twitter sia gratuito, gli Sms possono comunque costare qualcosa, a seconda del piano tariffario. E se questo non bastasse, è stato recentemente evidenziato un baco nel sistema, che fa sì che chiunque conosca il numero di cellulare di un utente Twitter possa mandare falsi post su Twitter (che attualmente autentica l’utente remoto solo attraverso il suo numero telefonico). Nelle pagine di help e FAQ di Twitter vengono spiegate nel dettaglio le diverse modalità di notifica dei post e come gestire in modo ottimale le notifiche via Sms (volendo si può imparare tutta una serie di comandi testuali), ma questo non è necessario se si pensa di essere aggiornati solo via IM. D’altra parte, un’altra soluzione interessante c’è (dipende sempre dal proprio piano tariffario): un’applicazione come Fring, scaricata su uno smartphone Nokia, permette di telefonare via Skype e GTalk gratis, sempre che si possa sfruttare la rete Wi-Fi. GTalk supporta Twitter, e il gioco è fatto, il microblogging via cellulare non ha più costi.

Questo per quanto riguarda il mero funzionamento dell’applicazione. Ma Twitter ormai è un fenomeno sociale. Esiste un wiki dedicato in italiano e uno in inglese. Esistono regole di netiquette tagliate su misura per Twitter, che sta all’utente scegliere se rispettare o meno: ad esempio, il fatto che sia meglio esprimersi in inglese e (l’aspetto più curioso di Twitter) in terza persona. Evitare di lanciarsi in conversazioni a due per le quali sarebbe meglio usare la mail o un sistema di chat e poi, va da sé, evitare di ammorbare gli amici con resoconti dettagliati di ogni minuto della giornata… Ma Twitter è Twitter, e va preso per quello che è: un enorme contenitore di “fuffa” all’interno del quale è possibile trovare piccole illuminazioni quotidiane (è il paradigma della “figlia del contadino” citato da molti blogger italiani).

Seguendo la discussione online, ad esempio, si possono scoprire siti interessanti segnalati da altri utenti: un tipo di segnalazione al volo che ha riportato in auge servizi che sembravano dimenticati come TinyURL (perché è necessario stare sempre nei 140 caratteri). Oppure, più banalmente, si possono trovare piccoli haiku, battute fulminanti, esperimenti di stile plurilingue. Molti blogger usano da qualche mese il badge di Twitter sulle proprie pagine, per far conoscere al mondo non solo i propri pensieri più futili, ma il servizio stesso. Mai come in questo caso, infatti, può valere il vecchio concetto che recita “il medium è il messaggio”. Twitter non è tanto concentrato sul messaggio, quanto sul canale. Chi ha studiato comunicazione e ha qualche vaga reminiscenza di Jakobson, non potrà non riconoscere in Twitter un attivatore automatico di funzione fàtica: i continui messaggi, spesso “inutili”, richiamano comunque l’attenzione su un canale aperto e disponibile.

Il rischio è soltanto quello di sentirsi, ad un certo punto, troppo connessi. Molti utenti hanno cominciato fin dalle prime settimane di uso del servizio, a lamentare fenomeni come le “twitter storms” (tempeste di cinguettii), generate da utenti che non possono fare a meno di postare almeno una decina di volte in un’ora. Va da sé che per questo e altri motivi Twitter è spesso accusato di essere causa di scarsa produttività sul lavoro! Del resto, limitarsi è molto difficile (provare per credere). L’altra faccia di Twitter – l’abbiamo accennato – è Tumblr, che addirittura non permette (al momento) interazione tra utenti né commenti di alcun tipo. Alcuni utenti, proprio a causa dell’affollamento informativo, sono migrati a Jaiku, un servizio simile ma con alcune interessanti feature in più (possibilità di inserire icone e commenti, ma soprattutto un client dedicato per smartphone Nokia). Vedremo chi vincerà la battaglia del micropost, visto che questa tendenza è sempre più vista come la next big thing del web sociale.

A senso, infatti, Twitter sembra la classica applicazione che può interessare giusto un fan della tecnologia che magari ha già un blog, un podcast e un avatar su Second Life: un mezzo in più per guadagnarsi quella visibilità sociale che – in fondo – è uno dei motori alla base della voglia di essere in rete che colpisce sempre più persone. In realtà Twitter è universale, e può attirare chiunque abbia un debole per il pettegolezzo fine a sé stesso e abbia un’anima da cyber-portinaia: chi non vorrebbe sapere cosa fanno tutti i propri condomini, specialmente quando il condominio – se non proprio il villaggio – è globale? Non a caso le applicazioni di terze parti e i mash-up si sprecano: c’è Twitteroo, l’applicazione che permette di cinguettare da Pc senza aprire il sito di Twitter o essere iscritti a GTalk; c’è Twitterrific, che fa più o meno la stessa cosa; c’è Twittervision che usando le mappe di Google ci mostra in tempo reale i pensieri di tutti gli abitanti del mondo; c’è Twitterment, il motore di ricerca dedicato al contenuto dei cinguettii da tutto il mondo; soprattutto, c’è Twitterholic: la classifica dei 100 utenti più “drogati” da Twitter al mondo (degno di nota, all’ottavo posto, il candidato alle presidenziali americane 2008 John Edwards, il cui staff ha evidentemente deciso di usare – con discreto successo – Twitter per la campagna elettorale).

Peraltro, come evidenzia anche Antonio Sofi su Edupodcast, Twitter può essere usato anche in modi produttivi e didattici, nonché come microbroadcaster di news (BBC e FoxNews sono su Twitter e come loro follower si possono avere brevi aggiornamenti in tempo reale dal mondo), per la copertura di eventi live o addirittura come strumento per realizzare microstorie a puntate di 140 caratteri l’una. Infine, non va dimenticato l’assunto iniziale relativo alla serendipity: restare fermi sulle nostre posizioni (o meglio, sulle nostre applicazioni stabili, sicure e prevedibili) non ci farà scoprire nulla di nuovo. Tuffarsi nel caos, anche a rischio di restare confusi o sopraffatti, ci permetterà sempre di riemergere con qualche piccolo tesoro tra le mani.

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