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Giovani e Internet: uno studio su 16 paesi del mondo

06 Dicembre 2000

Giovani e Internet: uno studio su 16 paesi del mondo

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I giovani americani passano più tempo dei loro coetanei europei su Internet ma, questi ultimi sono più liberi e meno controllati dai genitori.

È quanto emerge da uno studio recente di Ipsos-Reid, “The Face of the Web“, realizzato nella primavera del 2000 su 10 mila giovani da 12 a 24 anni in 16 paesi, compresa l’Italia.

Il 64 % del campione di adolescenti e giovani adulti dichiara che i loro genitori non mettono limiti al numero di ore che passano a navigare e non controllano o non limitano i contenuti visitati, né a voce, né inserendo software di filtro delle informazioni.

I genitori europei, poi, sembrano essere più morbidi in rapporto alle abitudini dei loro figli quando questi ultimi sono online.
“L’approccio dei genitori è più aperto nei confronti dell’educazione in generale e si può osservare lo stesso comportamento anche online”, spiega Ed Morawski, vicepresidente della Global Research di Ipsos-Reid a New York.

La musica cambia se ci si sposta dall’altra parte dell’oceano Atlantico.
Circa il 40 % dei giovani americani, infatti, afferma che i loro genitori esercitano una forma di controllo, sia riguardo ai tempi, sia riguardo ai contenuti visitati.

Ma, se sono i giovani britannici ad avere la peggio vedendosi imporre molte più restrizioni, sono i genitori americani che hanno la maggior tendenza a installare software di filtro nel computer di famiglia.

E anche l’età ha un suo peso determinante.
Infatti, i giovani tra i 12 e i 17 anni negli Stati Uniti sono molto più controllati di quelli tra i 18 e i 24 anni. La proporzione passa dal 52 % tra i più giovani e al 18 % tra i più vecchi.

Sul fronte dei software di filtro, il 19 % degli americani tra i 12 e i 24 anni dichiarano di averli installati sul computer di famiglia, contro il 4 % in Francia, il 3 % in Italia e in Svezia e solamente il 2 % in Olanda.

Tuttavia, negli Stati Uniti i genitori sono preoccupati meno dell’efficacia del controllo o della censura dei software di filtro, rispetto al numero di ore che i loro figli passano sul Web.

Ma è una preoccupazione legata al business familiare, visto che i ricercatori della Ipsos-Reid spiegano il fenomeno con il fatto che gli americani generalmente pagano per le ore d’abbonamento, mentre in Europa i canoni a forfait sono più diffusi.

Ultimo dato, il “coprifuoco” sulle ore passate a navigare.
Negli Stati Uniti, solamente il 19 % dei giovani dichiara restrizioni sul tempo di navigazione, mentre in Francia la percentuale sale al 28 %, in Italia al 24 % come in Olanda, fino al 37 % della Svezia.

Una curiosità. Tra i vari dati forniti dallo studio, c’è anche la percentuale di studenti che accedono a Internet dalla scuola.
Ebbene, a parte le punte di eccellenza rappresentate da Svezia (78 %), Canada (74 %) e Taiwan (63 %), l’Italia non è ultima con il suo 28 %, davanti a nazioni come la Germania e la Francia (entrambe con il 25 %) e a pari merito con il Giappone.

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