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Francia: nuove sentenze sui dispositivi anticopia per CD e DVD

05 Maggio 2005

Francia: nuove sentenze sui dispositivi anticopia per CD e DVD

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Di nuovo sotto accusa i sistemi anticopia. Nel caso di un CD di Alain Souchon edito da EMI France, la Corte d'appello di Versailles, pur riconoscendo che sono all'origine di problemi di lettura, non li ha ritenuti illegali. Di segno opposto la pronuncia della Corte d'Appello di Parigi, in merito ai DVD

La Corte d’appello di Versailles si è pronunciata sul caso di un dispositivo anticopia inserito in un CD di Alain Souchon edito da EMI Music France, affermando che, anche se effettivamente il dispositivo ne impedisce la lettura su alcuni supporti audio, non è illegittimo, a patto che la casa discografica “ne informi l’acquirente”. EMI deve comunque versare 10.000 euro all’associazione di difesa dei consumatori Ufc-Que Choisir, che ha promosso il giudizio d’appello, in riparazione del “pregiudizio causato all’interesse collettivo dei consumatori”.

La questione del CD di Alain Souchon risale al maggio 2003. Una consumatrice constata che il disco che ha appena comperato è illeggibile sulla sua autoradio. Sostenuta dall’Ufc-Que Choisir, agisce in giudizio, segnalando il vizio occulto e ottiene che, il 2 settembre 2003, la EMI venga condannata a rimborsarle il prezzo del CD (9,50 euro). Il tribunale giudica invece irricevibile, per motivi processuali, la domanda proposta dall’Ufc-Que Choisir di proibire alla EMI di commercializzare il disco controverso e di utilizzare quella misura di protezione in altri CD. L’associazione decide, quindi, di proporre appello.

La Corte d’appello di Versailles ha ritenuto ammissibile la domanda dell’Ufc-Que Choisir, ma non l’ha accolta nel merito. La corte ha riconosciuto che esistono “presunzioni sufficientemente gravi e concordanti del fatto che il sistema di protezione inserito sul CD è all’origine delle difficoltà d’ascolto su alcuni supporti, e che queste difficoltà non provengono da supporti difettosi o obsoleti, come pretendeva la società EMI Music France”. Ha però concluso che le misure di protezione contro la copia non sono illegali, riconoscendo alla EMI il diritto di continuare realizzare tali dispositivi “a condizione che l’acquirente ne sia informato”.

La EMI si è dichiarata soddisfatta della decisione. In un comunicato ha comunque precisato che la versione del dispositivo in causa non è più utilizzata dall’agosto 2003.

La decisione della Corte d’appello non ha sorpreso Gaëlle Patetta, direttrice del servizio giuridico di Ufc-Que Choisir. “Sapevamo che avevamo poche possibilità di ottenere una vittoria sul divieto dei dispositivi di protezione. Abbiamo chiesto una misura estrema, prefiggendoci di sollevare il dibattito. Per l’associazione, questi sistemi non sono soltanto all’origine di disfunzioni, ma rimettono in discussione la pratica della copia privata (in un quadro familiare, a fini non commerciali), inquadrata dalla legge e legittimata da una maggiorazione sul prezzo dei supporti vergini (CD, DVD, cassette, ecc.)”.

Ma i CD non sono i soli chiamati in causa. Anche le protezioni sui DVD sono al centro di contestazioni, per violazione del diritto alla copia privata. Con una sentenza del 22 aprile 2005, la Corte d’appello di Parigi ha giudicato illegittime queste protezioni, ponendo fine a un contenzioso che opponeva Ufc-Que Choisir a Universal Pictures Video France, distributore di DVD.

All’origine del procedimento sempre un privato, rivoltosi all’associazione di difesa dei consumatori per esprimere il proprio malcontento legato all’acquisto di una DVD di Mulholland Drive, di David Lynch – coprodotto dalle società Les Films Alain Sarde e Studio Canal – in quanto non poteva duplicare il DVD a causa di un dispositivo tecnico installato sul supporto. L’Ufc ha deciso di agire in giudizio per violazione del diritto alla copia privata, oltre che per la mancanza di informazioni sul supporto DVD. Una prima sentenza, pronunciata il 30 aprile 2004 dal Tribunal de grande instance di Parigi, è stata piuttosto sfavorevole agli attori, che hanno deciso di proporre appello.

Con la sentenza pronunciata nella causa, la Corte d’appello di Parigi ha vietato alle società Les Films Alain Sarde e Studio Canal “di usare una misura di protezione tecnica incompatibile con il diritto alla copia privata”, assegnando il termine di un mese per adeguarsi alla decisione. In caso di superamento di questo termine, saranno sottoposte a un’ammenda di 100 euro per ogni giorno di ritardo.

Le società Les Films Alain Sarde e Universal Pictures Video France sono state inoltre condannate a versare la somma di 1.000 euro in riparazione del “pregiudizio causato all’interesse collettivo dei consumatori”. Le due, insieme a Studio Canal, devono anche pagare la somma di 150 euro al privato e 1.500 euro a Ufc-Que Choisir.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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