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Fatti e misfatti della new economy in picchiata

23 Marzo 2001

Fatti e misfatti della new economy in picchiata

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Da Silicon Valley in poi, quel che succede a margine del flop di titoli Internet.

Il rapido voltafaccia nel destino del dot-com conquista le prime pagine dei giornali e le chiacchiere della gente. Ancor più nella regione che lo aveva visto sfolgorare fino all’altro giorno, la Bay Area di San Francisco e poco più a sud la notoria Silicon Valley. Una zona in cui da qualche tempo coloro che la popolano da varie generazioni si sentono “pushed out”, mi rammentava ieri la vicina di casa. Affitti impossibili, mercato immobiliare alle stelle, rincari generalizzati hanno spinto lontano non poche famiglie da tempo residenti in Northern California. E a fronte di una manciata di nuovi ricchi, per chi decide di restare, come pure per i nuovi immigrati del giro high-tech, la vita quotidiana è tutt’altro che rose e fiori. D’obbligo la domanda: va forse mutando tale contesto con l’attuale caduta della new economy? Altrettanto d’obbligo la conseguente replica: un po’ si e un po’ no.

“In ricaduta i prezzi delle ville di Silicon Valley”, titolava domenica il San Francisco Chronicle. Più sotto si raccontava tra l’altro come il netto rallentamento del mercato immobiliare colpisca più risolutamente le case di lusso “high-end”. Superville che lo scorso anno venivano vendute per 5 milioni di dollari in contanti nelle zone di Atherton, Palo Alto e Los Gatos oggi sono offerte a circa la metà. E a fronte delle 12 abitazioni lussuose acquistate nei primi tre mesi del 2000 (cifra media superiore ai 4 milioni di dollari), il medesimo periodo di quest’anno ha registrato una sola vendita (per 3,7 milioni di dollari). Direttamente proporzionale al settore high-tech, il mercato immobiliare punta dunque decisamente al ribasso. Da un parte il valore azionario di Yahoo scende fino al 95 per cento mentre giganti Più consolidati quali Intel, Cisco e Sun toccano punte del 60-70 per cento in meno. Dall’altra il denaro necessario per l’acquisto di case pregiate decade fino al 34 per cento. Ma ciò avviene, appunto, quasi esclusivamente per ville e villette comunque al di fuori della portata dei comuni mortali. Ed il trend è fin troppo fresco per poter offrire garanzie durature, facendo seguito ad aumenti generalizzati compresi tra il 44 e l’88 per cento dei prezzi medi, aumenti avvenuti soltanto nell’ultimo anno e mezzo. Più in generale, è noto che, quando il costo della vita sale, sono le ferree leggi dell’economia moderna ad impedirne comunque il ribasso, a meno di clamorosi crolli borsistici. Ergo, in tal senso la Bay Area continua a pagare risolutamente uno scotto che avrà ripercussioni ancor più negative nel futuro prossimo.

Ciò appare ancor più evidente curiosando nelle storie di ordinaria quotidianità dei locali, soprattutto rispetto ad un fenomeno sociale pressoché impensabile per il lifestyle statunitense. Il ritorno in famiglia di giovanotti di belle speranze ora alle prese con il baratro cui si affacciano le proprie start-up. Esempi: dopo aver dilapidato 10.000 dollari ricevuti dai genitori, il 32enne fondatore di Shoppinglist.com (circuito di inserzioni online connesse ai quotidiani domenicali) ha chiuso bottega e ha preso a viaggiare per dimenticare, e soprattutto far dimenticare ai parenti il debito irrisolto. Invece Matthew Cohen, 27 anni, co-fondatore di PureAdvice (servizio di consulenze online per studenti di college) ha investito i 35.000 dollari ricevuti dalla nonna ed è tornato a vivere in casa, non potendo permettersi i 2.000 dollari mensili dell’appartamento a Manhattan. Un buon sistema per risparmiare al massimo, come fa più di qualcuno a San Francisco: 200 dollari al mese per l’indispensabile, panni lavati e stirati, pasti preparati in famiglia. Certo, bisogna sottostare a qualche regola casalinga: si va dal divieto assoluto di bere alcolici all’obbligo di rifare il letto la mattina. O anche essere presenti a tavola con la massima puntualità. Norme spesso non semplici da rispettare per molti baldanzosi giovanotti del dot-com, ormai abituati a stili di vita assai più elastici e casual. Ma in compenso si spesso si strappa l’accordo ad usare a volontà il telefono per parlare con clienti e potenziali investitori, facendo magari finta di chiamare da uno dei tanti uffici che l’azienda gestisce in ogni parte del paese.

È forse vero che il ritorno da mamma e papà in periodi di difficoltà può rassicurare l’intero tessuto sociale. Ancor più, è il caso di aggiungere, a fronte di un’inarrestabile frenesia alla ricchezza immediata per tutti, presunto corollario all’avvento della new economy. Con tutte le discrepanze ad ampio raggio già segnalate in precedenza, dai prezzi alle stelle all’anti-socialità dilagante. Eppure anche in tempi di quasi recessione borsistica, ecco qualcuno che non teme di lanciarsi alla ricerca di profitti. La scorsa settimana Benson Liang, impiegato del Pixley Group di San Francisco, ha messo a segno un buon colpo giocando proprio sulle quotazioni al ribasso di Wall Street. Dopo aver investito 250 dollari in opzioni del cosiddetto Standard & Poor’s 500 Index, li ha rivenduti quattro giorni dopo, con il mercato sceso ancor più in basso. Grazie agli specifici meccanismi dell’operazione, Liang ha realizzato un guadagno netto pari al 750 per cento, intascando oltre duemila dollari. Una tattica riuscita, a dimostrazione del fatto che l’economia in discesa non porta frutti negativi proprio per tutti.

Anche stavolta però il caso è più unico che raro, oltre che di portata limitata, mentre non si contano situazioni con perdite sparate fino a svariate centinaia di migliaia di dollari, già investiti in azioni high-tech. Senza contare la mano pesante del fisco: l’approssimarsi della dichiarazione del reddito annuale vede molti ex-detentori di titoli succosi costretti a indebitarsi per pagare tasse salate calcolate (per legge) ai valori massimi, oramai bell’e andati, degli stessi titoli. Uno scenario niente affatto allegro che ha spinto al suicidio almeno una persona, dopo alcuni giorni di estrema depressione per aver perso oltre 2000.000 dollari di risparmi a seguito del recente crash in borsa. E se il flop di titoli delle società Internet e high-tech proseguirà nell’attuale caduta libera, occorrerà preoccuparsi (e premunirsi) in maniera davvero seria.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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