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Epson porta in tribunale le cartucce di Armor

13 Maggio 2005

Epson porta in tribunale le cartucce di Armor

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Il noto produttore di stampanti ha avviato una causa, negli Stati Uniti, nei confronti della società francese Armor, accusata di violare molti brevetti sulle sue tecnologie applicate alle cartucce

Si apre un nuovo episodio nella lotta che oppone i produttori di stampanti e i fabbricanti di cartucce compatibili.

Nei giorni scorsi, Epson ha citato in giudizio, davanti al tribunale di Portland, nello stato dell’Oregon, Armor, una società francese con sede a Nantes che impiega quasi 1.500 dipendenti nel mondo, con impianti di produzione soprattutto in Francia, Germania e Polonia. L’accusa è di violazione di brevetti.

Epson, ma anche HP, Lexmark e Canon, sono regolarmente impegnate in questo tipo di azioni giudiziarie. Queste società, infatti, traggono la maggior parte dei loro profitti della vendita di cartucce, mentre le stampanti che producono sono commercializzate a prezzo di realizzo. Di qui, il loro interesse a bloccare la diffusione delle cartucce compatibili, vendute in genere a prezzi inferiori del 30% rispetto a quelli del prodotto originale.

Epson accusa Armor di sfruttare illegittimamente dodici suoi brevetti, per circa 30 modelli di cartucce d’inchiostro compatibili con le sue stampanti Epson Stylus. La filiale commerciale di Armor negli Stati Uniti, così come Artech, la sua succursale tedesca incaricata della produzione delle cartucce contestate, sono state citate in giudizio insieme alla casa madre.

“Secondo le informazioni in nostro possesso, dieci dei brevetti sotto accusa riguardano le cartucce stesse e due il sistema di fissaggio sulle stampanti”, commenta un portavoce di Armor.
La società francese detiene quasi il 15% del mercato mondiale delle cartucce d’inchiostro compatibili; una condanna costringerebbe Armor a ritirare le cartucce dal mercato, negli Stati Uniti; la decisione non sarebbe invece applicabile in Europa e, quindi, neanche in Francia, paese d’origine della società in cui le quote di mercato raggiungono il 30%.

Procedure giudiziarie di questo genere, però, spesso hanno un secondo fine. “In alcuni casi, si tratta soprattutto di un avviso – afferma Gil Orfila, responsabile marketing di Pelikan Francia, specialista del compatibile -. Lo scopo è di fare cattiva pubblicità alle cartucce compatibili, suggerendo ai distributori e ai consumatori che i prodotti sono meno affidabili degli originali”. In effetti, solo in pochi casi azioni di questo genere hanno poi portato all’effettivo ritiro dei prodotti dal mercato.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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