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Decapitiamo il CMS

27 Ottobre 2015

Decapitiamo il CMS

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Chi pensa al di là di WordPress e dei CMS vecchio stile sogna un web fatto di siti senza volto, o almeno senza template.

D’accordo, per mettere in piedi un sito web con WordPress basta vostro cugino, quello che all’università non è mai andato oltre il terzo esame, più un fornitore di spazio sul web da un euro al mese o inferiore.

Però, se vi fermate a pensarci, otterrete così un sito che è letteralmente indistinguibile da un milione di altri, perché utilizza il template WordPress scelto da vostro cugino e da un milione di altri cugini. Non si capisce perché Google dovrebbe segnalarlo, o perché qualcuno dovrebbe passarci e guardarselo per conto suo. Mantenerlo in vita costerà pure soltanto dodici euro l’anno, ma sono dodici euro buttati e soprattutto una enorme occasione sprecata.
Parecchi web designer, discutendo nelle liste e sui siti dedicati alla loro arte, stanno rimuginando su un concetto nuovo: il sito e il CMS senza testa (headless CMS, in inglese).
Qualcuno preferisce parlare di decoupling, cioè separazione del CMS dalla produzione di HTML. Cambia il termine ma non il concetto. La discussione è molto intensa da un annetto a questa parte, ma l’idea circola dal 2011. Scriveva il designer Henri Bergius:

I sistemi di gestione contenuti web tradizionali sono bestie monolitiche. Per rendere editabile il vostro sito dovete accettare i framework imposti dal sistema, il motore di template usato dal sistema, gli strumenti di composizione scelti dal sistema. Se vi serve una migliore interfaccia utente dovete essere preparati a riscrivere l’intero sito e sottomettervi al dolore di migrare il contenuto del sito a un sistema differente.

Spieghiamoci per esempi concreti. Il cliente è il maggior produttore al mondo di fedi nuziali, o di fialette puzzolenti, o mangime per struzzi, o che ne so io. Gli serve davvero, un sito? Di più, un sito niente di speciale? Forse quel che lui davvero vorrebbe è vendere tante fedi o fialette o mangime. Tanto vale fargli una realizzazione sul web che importa dal gestionale interno il catalogo prodotti, le scorte di magazzino eccetera e si collega ad Amazon usando i protocolli stabiliti da quest’ultimo, e vende. Senza testa, cioè senza sito dedicato sviluppato con un CMS, ché non servirebbe.
Oppure/inoltre: il cliente ha un sito fatto dal cugino del titolare, con WordPress o Joomla se va male e con Drupal se va bene, ma lo HTML grida vendetta al cielo e il sistema di templating, cioè di produzione dello HTML che viene riempito dal CMS, aggiunge vulnerabilità, pastette e limitazioni (WordPress e Joomla) o lentezza insopportabile (Drupal). Sarebbe bello assoldare un web designer di serie A che realizzi un sito moderno, leggero, responsive, ajax, velocissimo. Tecnicamente: un sito che carica i dati dal CMS attraverso servizi some SOAP o da sorgenti JSON. In parole semplici: un sito senza legami con il vecchio CMS, il quale smette di produrre HTML e si limita a fornire i contenuti in forma purissima e distillata su richiesta individuale formulata da ogni singola pagina. Il CMS viene decapitato.
E qui casca… l’asino? No, l’app. Anche se sito esistente è decoroso, bisogna comunque ripensarlo se si vuole integrarlo con la app. Quel che più importa è un meccanismo robusto ed efficace che faccia avere a tutti gli utilizzatori i dati aggiornati su ambiente mobile. Questo caso si sposa benissimo, fateci caso, col precedente.
Non è un semplice trend. Non si tratta solo di chiacchiericci o di discorsi accademici di qualche teorico. I siti rifatti secondo questo precetto sono già parecchi, tra gli altri quello della NASA che per questo motivo ha scartato il lavoro precedentemente fatto con Drupal.
In soldoni: lo HTML del sito verrà sviluppato da un webdesigner, da zero, senza sottostare alle pastoie di un (qualsiasi) CMS. Una interfaccia RESTful permette al sito di recuperare i dati dal database, mentre la app scarica per conto suo dal medesimo deposito. E vissero tutti felici e contenti.

L'autore

  • Luca Accomazzi
    Luca Accomazzi (@misterakko) lavora con i personal Apple dal 1980. Autore di oltre venti libri, innumerevoli articoli di divulgazione, decine di siti web e due pacchetti software, Accomazzi vanta (in ordine sparso) una laurea in informatica, una moglie, una figlia, una società che sviluppa tecnologie per siti Internet

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