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Dalla Corea (del Sud) con furore

05 Maggio 2006

Dalla Corea (del Sud) con furore

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La città Linux, il paradiso dei cellulari: la Corea investe forte per diventare un leader mondiale nell'high tech. E noi, che cosa faremo da grandi?

Certi giorni mi alzo con un dubbio macroeconomico. Che il nostro sistema paese non abbia pienamente compreso che, là fuori, c’è gente che gioca sul serio. Molto sul serio. Prendiamo la Corea, per esempio (quella del Sud). Il Governo Coreano ha recentemente annunciato la decisione di scegliere una città (dotata di università) e di investire parecchi milioni di euro per trasformarla in una Linux City. Un’area in cui testare, su scala realistica, se Linux possa sostituire Windows come sistema operativo – su una intera città e un’intera università.

Sulla base dei risultati (che ci si aspetta siano molto positivi) si prevede che altre città e centri di studio seguano in breve questa strada, abbandonando (in certa misura) il software Microsoft a favore del sistema operativo del pinguino. L´aspetto da notare, che dimostra la “visione” dietro a questa faccenda, è che Linux è oggi ben poco diffuso in Corea. La Korea IT Industry Promotion Agency ritiene però che il passaggio al sistema operativo Open Source sia una scelta strategica per la nazione: quindi a rimboccarsi le maniche e darsi da fare, per portare la penetrazione di Linux al 5% sui desktop e al 40% dei server (rispetto al 10-15% attuale). L’idea guida è che l’uso diffuso di Linux sia una condicio sine qua non per portare la nazione a diventare una vera potenza mondiale in campo software.

Oggi Linux, domani il mondo (delle telecomunicazioni)

La parola chiave è, guarda caso, “potenza mondiale”. Questi signori non hanno nessuna voglia di scherzare ed è da aspettarsi che nel giro di pochi anni vedremo un fiorire di aziende e prodotti software made in Korea. Con la stessa determinazione, il governo ha poi annunciato la decisone di costruire un’altra zona speciale, già battezzata il paradiso dei cellulari. In quest’area (ancora da definire) verranno progressivamente impiantati tutti i sistemi di telefonia cellulare noti all’uomo.

Questo non per permettere al consumatore coreano di aumentare la sua già ampia potenza di fuoco telecomunicativa (ricordiamo che la Corea è ad esempio il paese all’avanguardia nella Tv via cellulare, di cui si stima una penetrazione sul 33% della popolazione entro quattro anni), ma per aiutare ulteriormente l’industria high-tech nazionale. Il ragionamento è semplice: mettendo a disposizione delle aziende un parco giochi a grandezza naturale, si semplificheranno enormemente i lavori di sviluppo e testing di apparati di telefonia mobile destinati ai mercati esteri, mercati in cui sono attualmente in uso sistemi incompatibili con quello coreano.

In questo modo le aziende locali non dovranno più andare a testare all’estero i propri prodotti, per vedere se fuori dal laboratorio i prototipi funzionano davvero bene. Con un evidente risparmio di tempi, costi e complicazioni. La Corea vanta oggi il terzo e quarto produttore mondiale di telefoni GSM, e l’appetito vien mangiando.

I piccoli diventano grandi, i grandi giganti

Con questo investimento dello Stato si intende però favorire il nascere e lo svilupparsi di una moltitudine di altre aziende più piccole, rendendole più competitive e in grado di sviluppare in modo efficiente buoni prodotti per l’esportazione. Ricordate la parola chiave “potenza mondiale”? Bene, la Corea intende conquistare un 30% del mercato dei telefoni cellulari e un 50% del mercato della componentistica per questi prodotti entro il (vicinissimo) 2010.

Chiaramente, chi è candidato a fare la parte del leone nel breve periodo è Samsung, che zitta zitta in questi anni è diventata il più grande e profittevole produttore mondiale di consumer electronics. Questa azienda ha realizzato nel 2005 vendite pari a oltre 59 miliardi di dollari, con un profitto di quasi 8 miliardi, conseguendo un risultato 13 volte superiore a quello dell’arcirivale Sony. Chi pensa però che questa azienda abbia ottenuto questi risultati solo grazie agli aiuti (o agli investimenti di visione) del governo probabilmente si sbaglia. Il budget di ricerca e sviluppo di Samsung per i prossimi cinque anni sfiora i 40 miliardi di dollari (reinvestendo quindi una percentuale più che considerevole dei propri utili). Il numero dei ricercatori occupati dall’azienda è raddoppiato in solo sei anni, arrivando a 32.000 addetti. Ho vissuto in posti con meno popolazione.

E noi, che faremo?

Certe mattine mi sveglio, sapete, con un dubbio macroeconomico. Non sarà, per caso, che da noi c’è un sacco di gente che dovrebbe rimboccarsi le maniche? O meglio, fare prima un bel pensiero su cosa vuole (deve) fare nei prossimi anni questo benedetto paese, definire dei sani obiettivi e poi tutti insieme giù olio di gomito, fantasia ed entusiasmo? Possiamo scegliere, questa nazione potrebbe fare tante cose: per esempio, diventare la meta turistica preferita, un po’ arretrata e molto folcloristica (possibilmente monarchica), dei ricchi coreani del futuro, padroni dell’industria high-tech mondiale.

O possiamo forse aspirare a qualcosa di meglio?

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