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Cook The Creative

05 Luglio 2004

Cook The Creative

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La ricetta per cucinare un buon creativo è abbastanza semplice. Un po' di talento, un po' di esperienza, una ossessiva attitudine a tenere gli occhi aperti, un amore smodato per guardare le cose di tutti i giorni da un punto di vista singolare

Per un tipo come questo il lavoro non mancherebbe e le sue capacità sarebbero contese a suon di ingaggi. E poi è anche un lavoro divertente. Niente a che fare con la miniera, il collaudatore di deodoranti o lo spuragtore di pozzi neri (tutte professioni degnissime ma delle quali non ci si vanta con le ragazze).

La domanda è: sono ingredienti che si possono imparare o si può solo sperare nella misteriosa provvidenza di congiunzioni astrali che in un certo momento e in un certo luogo concentrano in una sola persona quelle caratteristiche?

Lasciando perdere talenti naturali dal calibro michelangiolesco per tutti gli altri esseri umani dotati di una insana passione per la creatività le strade sono molte. Scuole più o meno specializzate, la bottega, l’esperienza o starsene coricati sul divano aspettando l’ispirazione (quest’ultima opzione è molto più diffusa di quel che si creda come molti genitori, specie se abbienti, sanno molto bene).

Massimo più prosaicamente ha scelto il treno che da Catanzaro lo ha portato a iscriversi all’Istituto Europeo di Design di Torino, presso il quale si è diplomato e ora ha scelto di lavorare nell’ambito del Digital Design.
Io l’ho incontrato durante il suo secondo anno allo Ied dove insegno e da qualche mese è uno dei collaboratori del mio studio. Massimo racchiude in sé alcune caratteristiche fondamentali del giovane creativo.

Esilio

Ogni buon creativo è un esiliato. Non si riconosce nell’ambiente nel quale è nato e il più delle volte emigra alla ricerca di altri luoghi. L’emigrazione può anche essere non fisica (anche se in questo caso lo è) è soprattutto interiore. La creatività è sostanzialmente una perdita di equilibrio con la conseguente necessità di trovare un nuovo bilanciamento e “andare via” è un sintomo di questa attitudine a mettere in crisi gli equilibri. A Massimo Catanzaro sta stretta e se ne và. Sembra quasi una storia d’altri tempi ma la scuola dove ci siamo incontrati, una scuola fortemente spinta verso il futuro è piena di emigrati, di esuli. Giappone, Paesi dell’Est, Sud America, Turchia, Stati Uniti, Israele ma anche le province d’Italia. L’importante è non sentirsi mai a casa.

Iniziativa

Chiedere il permesso non è nelle corde del creativo. Massimo ha cominciato disegnando e poi i disegni sono sconfinati dalla carta in qualcosa di più visibile: il writing, quell’arte di disegnare le carrozze ferroviarie, i muri attività che in Italia (e non solo) è ancora un reato. Massimo è un tipo “difficile” non sopporta ristrettezze alle sue idee e prende sempre la direzione che decide lui anche se può essere sbagliata. Rischia sulla sua pelle a testa bassa. Il fatto che il suo lavoro è anche la sua fonte di reddito è naturalmente un problema. Per molti il dilettantismo è l’unico vero ambiente dove la creatività possa svilupparsi. Il cliente ti tiene in pugno e la tua libertà può diventare molto costosa. L’unico modo per conservare un certo grado di libertà ce lo ha insegnato Hitchcock. Egli preparava il proprio lavoro con una tale cura e precisione affinché nessuno, neppure gli ingordi produttori delle major americane, avessero a ridire sulle sue scelte creative.

Ginnastica

Massimo non è miracolato. E per fortuna lo sa. Ha ben presente come il suo motore creativo vada allenato in continuazione, nutrito e registrato. È necessaria una ginnastica continua che si concentra nello sguardo. La vita quotidiana, i piccoli eventi di tutti i giorni sono densi di indicazioni e di ispirazioni: certo un giro su Internet tutti i giorni fa bene ma non c’è nulla che possa essere più fruttuoso di una bella passeggiata ad occhi aperti. Chiunque ha fatto del proprio spirito creativo un mestiere non ha fatto altro che diventare cosciente dei meccanismi e delle coincidenze che rendono un atto una immagine, un momento significativi. Provare a fare un giro sull’autobus. Troverete decine di potenziali scrittori e registi che semplicemente raccontando al vicino la propria avventurosa coda allo sportello della posta o del disgustoso fidanzato metallaro della figlia creano scenari, personaggi, episodi. I nostri autobus sono abitati da tanti David Copperfield, Bridget Jones, Vincent Vega (quello di Pulp Fiction), saperli riconoscere è il primo passo verso nuove creazioni.

Compromessi

Massimo imparerà anche quelli. Ma ci vuole tempo. Scendere a compromessi significa, a volte negare la propria natura, negare la propria storia. E nel mestiere capita. È necessario capire piuttosto rapidamente per chi vuole fare della creatività un mestiere che siamo tutti creativi a comando. Per quanto ci possa apparire di essere liberi esiste sempre un committente e un pubblico che dovranno consumare le nostre opere. Ciò significa scendere a compromessi. Anzi ciò che rende interessante questo mestiere è proprio trovare una linea di collegamento tra la creatività estrema e la realtà quotidiana. È un po’ come inventare una nuova forma di vita che però vive e prospera in un ambiente già formato, con proprie leggi e proprie risorse. Insomma i Creatori Supremi hanno già fatto la loro parte a noi tocca di popolare queste lande con le nostre minute opere.

Where?

Certo il talento può essere considerato un dono. C’è chi è portato, chi è naturalmente attratto verso una forma di espressione. Io ho studiato pianoforte per cinque anni e più in là di Jingle Bells con un dito non sono mai andato. Ma il talento è solo una parte, a volte non del tutto determinante. È necessario nutrirlo vivendo ambienti stimolanti. Le scuole, la bottega, la vita del freelance, i viaggi sono esperienze importanti e sono formative quando si è in grado di creare attorno a se una rete di relazioni e di sfide che possano aiutare a mettere in pericolo la quietezza dell’equilibrio. La propria vita creativa la si costruisce giorno per giorno lasciandosi coinvolgere coscientemente, allenando ogni giorno al propria sensibilità e facendo crescere il proprio bagaglio emotivo, tecnico, umano.

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