ULTIMI 4 POSTI

Corso | LANGUAGE DESIGN: PROGETTARE CON LE PAROLE | Milano 28 ottobre

Iscriviti ora
Home
Contenuti: asset strategico per le aziende italiane. Ma con poche risorse (umane)

10 Febbraio 2003

Contenuti: asset strategico per le aziende italiane. Ma con poche risorse (umane)

di

Torniamo, con questo articolo di Dario Pellizzari, sui temi affrontati nel convegno "Content Management Executive Seminar 2003", svoltosi a Milano il 22 gennaio scorso e che ha visto la partecipazione dei principali fornitori di soluzioni per la gestione dei contenuti online

IDC Italia, che ha organizzato l’evento, ha presentato una ricerca sul trend di utilizzo delle soluzioni di content management. Alla base dell’indagine, un questionario destinato a 60 delle 3.000 aziende top italiane, non editoriali.

Il dato di scenario positivo – a livello mondiale – è che nel 2003 il mercato del CMS crescerà del 17% (previsioni per il 2006: + 24%). Mentre sono contenute le stime di crescita dei settori tradizionali dell’IT – hardware, software e servizi – in particolare per l’hardware. Per il mercato italiano è prevista una crescita intorno al 20%, con investimenti di 77 milioni di euro per i servizi di CMS e 54 milioni per le applicazioni di CMS. Per il 2006 IDC stima investimenti per 157 (servizi CMS) e 105 (applicazioni CMS) milioni di euro.

Dal questionario apprendiamo che l’80% delle aziende interpellate possiede una soluzione di CMS. L’88 % gestisce almeno un sito Web e l’8% dichiara di volerlo implementare. L’81% ha realizzato una Intranet e il 7% vuole potenziarla. Ma solo l’8% ha convertito in formato digitale tutti i contenuti aziendali.

Pieno accordo tra le aziende del campione sulle funzioni di un CMS. Anzitutto deve archiviare e gestire file in diversi formati (Word, Acrobat, JPEG, etc.) e i contenuti, una volta pubblicati, devono essere leggibili su diversi supporti digitali. Deve essere integrato con gli altri applicativi aziendali (a quali costi?). Deve garantire una gestione degli accessi sicura.

I benefici. Ottimizzazione dei processi di creazione, condivisione e pubblicazione dei contenuti; sicurezza nella gestione degli accessi; autonomia dei responsabili nelle attività di pubblicazione e aggiornamento: possibilità di migliorare i flussi informativi e di riutilizzare i contenuti (digitalizzazione); integrazione con altri applicativi aziendali (ma con qualche perplessità sui costi).

Gli aspetti critici: in primo luogo, per il 77% del campione, la mancanza di risorse da destinare alla gestione del sistema (mancanza di risorse o anche di professionalità ?). L’incertezza sul ritorno dell’investimento e la convinzione che non si tratti di un investimento prioritario. Integrazione con gli altri software aziendali: in alcuni casi è parziale e per essere completata richiede forti investimenti. Trasversalità dei contenuti: numerose aziende hanno un patrimonio di conoscenze nei computer ma, in parte, ancora su carta. La scelta dei contenuti (potremmo dire il “piano editoriale”): quali pubblicare, come, perché, chi sovrintende.

Veniamo all’offerta (al seminario erano presenti numerose aziende fornitrici come Acies, Ariane, Divine, Documentum, EMC2, Eustema, IconMedialab, Microsoft, Oracle, Vignette). Sembra di capire che i diversi software, con possibilità di sviluppi e adattamenti più o meno marcate, si assomiglino nelle funzioni principali: archiviazione dei dati, produzione, pubblicazione controllata (accessi autorizzati e possibilità di pubblicare in un’area “intermedia”, prima di andare online). Come per la presenza di un editor di testi e la possibilità di utilizzare, in alcuni casi di modificare, diversi template di pubblicazione. Alla base, un database con funzioni di ricerca avanzate.

Le differenze, però, si vedono nei prezzi. Nessuno ne ha parlato, ma, interpellando alcuni utenti presenti in sala, scopriamo che una licenza d’uso annuale può costare da qualche migliaia di euro fino a diverse migliaia (strappiamo una cifra: più di 30.000 euro).

Infine, ci sembra importante mettere in evidenza che esiste un’offerta open source. Si distingue dalle precedenti perché, in questo caso, il codice sorgente dell’applicazione (vedi ad esempio Inflow) viene consegnato al cliente che, se lo ritiene opportuno, può modificarlo. A condizione che ne faccia un uso interno e non commerciale.

Link di riferimento:

Vuoi rimanere aggiornato?
Iscriviti alla nostra newletter

Novità, promozioni e approfondimenti per imparare sempre qualcosa di nuovo

Gli argomenti che mi interessano:
Iscrivendomi dichiaro di aver preso visione dell’Informativa fornita ai sensi dell'art. 13 e 14 del Regolamento Europeo EU 679/2016.