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Con l'informatica si beccano gli evasori

18 Aprile 2014

Con l'informatica si beccano gli evasori

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Uno Stato tecnologicamente aggiornato incassa più tasse in modo più efficiente a vantaggio dei contribuenti. C'è l'esempio.

C’era una volta una nazione che, in pieno boom economico una volta archiviato lo sforzo bellico, decise di affidarsi ai mezzi informatici più avanzati della sua epoca per automatizzare e organizzare l’attività del fisco.
Apparvero sulla stampa articoli improntati alla più assoluta contrarietà, dai titoli quali Una storia dell’orrore per i contribuenti. Un esperto fiscale prefigurò scenari apocalittici per le famiglie e per lo Stato, dove un minimo errore dava luogo a rimborsi stratosferici o cartelle esattoriali pesanti mille volte il giusto.
Il responsabile della struttura diventò personaggio pubblico, difeso da chi sosteneva l’opportunità di aggiornarsi e attaccato dagli altri, che l’accusavano di portare il Grande Fratello nelle vite di ognuno. Così il fisco decise di adottare le più moderne tecniche di propaganda mediale.
Right on the Button è un filmato divertente e istruttivo che l’Internal Revenue Service, l’ufficio imposte degli Stati Uniti, pubblicò nel 1968, sette anni dopo avere computerizzato la raccolta fiscale. I computer erano grandi come frigoriferi e la gente, forse anche per via di quelle pettinature stravaganti, andava rassicurata.

I computer elettronici hanno reso possibile all’IRS l’elaborazione di milioni di pratiche che sarebbe altrimenti impossibile trattare a mano, in modo più rapido, economico ed efficiente. Con risparmi per ogni contribuente. Il sistema non è completamente esente da errori, umani o meccanici, ma le sue prestazioni in fatto di precisione, precisione molto veloce, sono impressionanti. Una ragione sta nell’addestramento intensivo fornito ai dipendenti impegnati nell’attività di elaborazione. […] L’addestramento è attento e accurato, perché nei periodi di pressione migliaia di operatori passano lunghe ore a occuparsi di ogni particolare delle operazioni.

Salto temporale di quasi mezzo secolo. Le fobie e le ire luddiste dei cittadini americani si sono dirette sulla National Security Agency e contro i benestanti ingegneri software accusati di causare l’ascesa dei prezzi degli immobili nella Bay Area di San Francisco. L’ufficio delle tasse fa paura semmai per le aliquote; è un fatto altrimenti acquisito che quella informatizzazione degli anni sessanta abbia abbattuto in maniera significativa l’evasione fiscale.
Un altro salto, longitudinale, verso l’Italia. L’informatizzazione della pubblica amministrazione fa due passi avanti e uno indietro, tra resistenze, ignoranze e ostilità. Le fobie antitecnologiche riguardano una fetta di dipendenti non aggiornati, restii ad aggiornarsi e ai quali nessuno può o sa ordinare di farlo. Non è coincidenza che l’evasione fiscale in Italia non si sia neanche accorta dei computer, al contrario di quella americana.
La digitalizzazione crea problemi nuovi e porta traumi culturali, ma anche produttività e benessere, se bene impostata e utilizzata. Nella pubblica amministrazione è un must. Se non lo si vuole capire, che passi la proposta Aliprandi.
Se infine l’Agenzia delle Entrate si conferma inabile al proprio scopo (il differenziale tra evasione stimata e denaro effettivamente recuperato sta tra tragedia e farsa), la si abolisca e si faccia un contratto con Google. Costerebbe la metà e in due anni avremmo la mappa completa dell’evasione e degli evasori. Dando almeno una valenza positiva perfino alla violazione della privacy.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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