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Come integrare software libero e proprietario?

05 Novembre 2002

Come integrare software libero e proprietario?

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RealNetworks apre il codice di Helix DNA, pur con le giuste critiche dell'Associazione Software Libero.

Il futuro del digitale sta nella flessibilità e nell’integrazione. Lezione affermata in primis dalla storia di Internet per come si è dipanata in questi anni. E ribadita dagli esperimenti in atto per superare le rigidità imposte sistemi e programmi proprietari, sia a livello di mercato sia di efficacia tecnica. Particolarmente importante in tal senso rimane la spinta del software libero e dell’open source, motori che stimolano sempre più l’industria verso la ricerca di soluzioni ibride. Non mancano infatti gli esempi di società alle prese con tentativi di attuare combinazioni tra elementi proprietari e prodotti dal codice libero. Esperimenti che paiono consentire l’espansione dell’utenza e l’utilizzo degli apporti collettivi, continuando comunque a registrare dei guadagni. Questo almeno quanto sperano le numerose aziende che, pur in assenza di un business model valido per tutti, hanno imboccato la strada dell’ibridazione. Ultima a provarci in ordine di tempo è RealNetworks, che nei giorni scorsi ha reso pubblico (ovvero, liberamente scaricabile) il codice sorgente di “Helix DNA Player” — primo passo del progetto Helix mirato all’apertura delle tecnologie aziendali. Pur se con le inevitabili contraddizioni, come non manca di rilevare tra gli altri l’Associazione Software Libero (ASSOLI).

Riprendendo il testo di un comunicato diffuso online, quest’ultima “vede favorevolmente l’apertura di RealNetworks al mondo del Software Libero e dell’Open Source. Tuttavia vi sono una serie di questioni da chiarire, che rendono necessario un approccio prudente da parte di tutti coloro a cui stanno a cuore i principi filosofici e tecnici del Software Libero e Open Source.” Le critiche si accentrano soprattutto sul fatto che la licenza ad hoc (RealNetworks Community Source License, RPSL) sotto cui vengono rilasciati i sorgenti dell’Helix DNA Server, non “appare in grado di soddisfare le libertà di base del Software Libero, dato che richiede il pagamento di denaro per la distribuzione del
software da essa tutelato”, citando lo stesso comunicato di ASSOLI. Secondo il dispositivo della RPSL, infatti, le società che intendano distribuire oltre un milione di copie dei sorgenti dovranno pagare delle royalty, oltre ad assicurarsi che i programmi derivati siano compatibili con gli altri contenenti i sorgenti di Helix DNA.

Da notare come tale licenza venga ritenuta da RealNetworks equivalente alla GNU General Public License (GPL) per quanto concerne l’obbligo di redistribuzione delle modifiche, pur includendo delle clausole aggiuntive a protezione di eventuali violazione ai propri brevetti. Mentre a livello più strettamente tecnico, viene evidenziata la decisione di rilasciare soltanto in formato binario le librerie per operare l’encoding/decoding dei formati proprietari di RealNetworks, decisione che potrebbe incidere negativamente sulla validità generale dell’intero progetto. Il tutto porta ASSOLI a chiedersi “se non sia prematuro parlare di ‘apertura’ di Real nei confronti del mondo del Software Libero e Open Source, dato che né l’Open Source Initiative, né la Free Software Foundation, né altre realtà di rilievo di questo settore si sono pronunciate ufficialmente in merito alle politiche di distribuzione e alle licenze usate
all’interno del progetto Helix.” Ne consegue l’avvio di uno studio approfondito su tali problematiche da parte della stessa associazione fiorentina (maggiori dettagli sul sito Software Libero). Va infine segnalato come la RPSL sia attualmente al vaglio della stessa Open Source Initiative onde poter rientrare nell’elenco delle licenze ufficiali Open Source.

Comunque sia, per l’industria high-tech simili iniziative appaiono certamente dirompenti, perlomeno a livello potenziale. Alcuni attenti osservatori non mancano di sottolineare gli obiettivi a lungo termine dell’operazione avviata da RealNetworks. La quale, secondo il corrispondente da San Francisco per l’inglese The Economist, vorrebbe incoraggiare la creazione di una “infrastruttura comune nell’ambito del software multimediale in grado di operare per ogni tipo di formato e di dispositivo,” azzerando così le ambizioni di Microsoft in questo importante settore. Sembra che la comunità di lavoro variamente impegnata nel progetto Helix possa già contare su 2.000 sviluppatori sparsi nel mondo, mentre svariati produttori di hardware hanno promesso di voler sostenere gli sforzi dell’azienda di Seattle. E ovviamente questa dovrà sostenere gli inevitabili rischi dovuti alle riduzioni di introiti, nel caso gli utenti decidano di accontentarsi delle versioni-base “free” per ignorare invece ogni successiva release dotata di funzioni supplementari ma a pagamento.

L’uscita di RealNetworks sembra insomma avere portata e consistenza ben diverse da quelle dell’analoga iniziativa — il progetto open source Mozilla — lanciata anni addietro da Netscape per bloccare (invano) l’avanzata di Explorer. Stavolta la competizione RealNetworks-Microsoft per il predominio del multimedia online, sempre in attesa della promessa banda larga per tutti, si annuncia come la conferma di una strategia partita dal basso (il movimento del free software e open source) che va acquistando spazio proprio nella grande industria. Strategia che Microsoft farà bene a considerare con molta attenzione, nonostante le ultime risultanze favorevoli del recente processo anti-trust.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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