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Collezionisti di virus

10 Dicembre 1998

Collezionisti di virus

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Un tempo si collezionavano francobolli o monete antiche. Oggi vanno di moda le carte telefoniche. Ma c'è anche chi ama collezionare virus informatici. Per farne cosa?

Ne possiede a migliaia, terribili e distruttivi, raccolti in tutto il mondo per passione. Philippe Ulrich, infatti, ha l’hobby di collezionare virus informatici. Di giorno lavora come direttore artistico della Cryo, azienda di giochi informatici, di notte spazzola la rete in cerca di microbi sintetici. Alcuni sono così temibili, che nemmeno la formattazione del disco rigido può cancellarli. A volte qualcuno gli scappa, rompendo la provetta virtuale – in cui è contenuto e protetto – e allora sono guai.
Ma Philippe non è un caso isolato di collezionista eccentrico.

Come lui sono a centinaia nel mondo quelli che rovistano tra i computer alla ricerca di virus. Il maestro di questa strana confraternita usa un alias che è tutto un programma: Cicatrix. È lui che ha messo su Internet, tre anni fa, la più importante collezione di virus: ne ha censiti 10 mila sui circa 18 mila esistenti. Un censimento suddiviso secondo l’appartenenza ai vari “ceppi”, da quelli che agiscono da parassiti, ai “mutanti” o addirittura quelli che attaccano esclusivamente i programmi antivirus.

Cicatrix ha iniziato la sua attività alla fine degli anni ’80, quando ha recuperato per caso su un software pirata un virus bulgaro chiamato Cascade. Lo ha subito utilizzato come moneta di scambio per ottenerne altri, in un vortice di baratti con altri collezionisti. “All’inizio li archiviavo stupidamente su dischetti – è lui stesso che lo dichiara – ma mi sono subito trovato nella situazione di averne talmente tanti che, per riuscire a ritrovarne uno, facevo prima se lo ricaricavo dalla rete”. Ma il nostro Cicatrix si rimbocca le maniche e dopo neanche un mese li classifica per specie e li mette in Rete per far partecipare altri alla sua particolare passione.

Classificare i virus informatici è un vero rompicapo. Ai nomi di battesimo dati dagli autori si deve aggiungere quello attribuito dalle aziende che producono programmi antivirus. Ma la passione è tanta, la stessa dei collezionisti di porcellane, di cristalli o di francobolli. È lo stesso Maestro a spiegarci la filosofia che sta alla base di questo hobby: “Non tutti gli internauti riescono a capire che io colleziono cose che non posso né mostrare, né toccare. Il piacere sta nel fatto di possedere un prodotto, in questo caso un virus, tecnologicamente notevole, perché ad esempio è stato il primo virus a sfruttare una falla in un sistema informatico. Io non amo i virus semplicemente distruttori”.

Un punto di vista pienamente condiviso dall’informatico parigino Sylvain Chipaux, alias Notctrls4, dal nome di una applicazione che blocca una finestra sotto Windows. A 27 anni, Sylvain, ha una invidiabile collezione di 3 mila virus e ha aperto un sito sul quale espone solo una piccola parte della sua collezione, una quarantina di codici sorgenti, il “codice genetico” delle famiglie di virus. E per alimentare la sua collezione partecipa a delle vere e proprie borse di scambio sulla Rete. “Noi appassionati collezionisti ci ritroviamo sulle liste di discussione o sulle messaggerie – spiega Chipaux – Il nostro scopo è di scovare tutti i primi ceppi di virus e di ottenere informazioni sulle innovazioni tecniche”. Altro punto di incontro: le liste di diffusione. Ne esistono una dozzina che trattano l’argomento, ognuna composta da una ventina di adepti. I più presenti sono gli scandinavi. Entrare in questi circoli esclusivi non è facile. Bisogna dimostrare di conoscere approfonditamente le tecniche e la storia dei virus. Ma è su queste liste che gli amatori di virus, chiamati in gergo Vx, annunciano le loro novità. Una volta entrati però, non bisogna dormire sugli allori, anzi. Alla prima cretinata che si combina, si è fuori dal giro.

La “creatura” amorevolmente coccolata da Sylvain è il virus Gerusalemme, il suo preferito. Le prime notizie su questo virus si hanno nel 1987 in Israele, dove si scopre che il suo compito è di cancellare tutti i programmi ogni volta che in calendario appare il Venerdì 13. Insomma, un porta sfortuna informatico. Anche lui, come Ulrich e Cicratix, ammira il livello di perfezione tecnica raggiunta dagli inventori di virus e dalle loro creature. Purtroppo, però, con l’avvento di Windows 95 il livello tecnico invece di salire, scende. “Dentro il sistema operativo della Microsoft – dichiara desolato Chipaux – sono tali e tante le falle che gli autori di virus più dotati si sono demotivati”.
Un vero collezionista che si rispetti cerca sempre la perla rara. È il caso di Guillermito, nome in codice che nasconde un ricercatore biochimico.

A lui gli untori del terzo millennio inviano le loro creature, che lui trasferisce su un vecchio Pc che funge da laboratorio sicuro. Con questo sistema li disseziona, istruzione per istruzione, per vedere come funzionano. Un lavoro simile a quello che svolge di giorno. “È come la biochimica che cerca di scoprire il meccanismo della vita – spiega Guillermito – Esiste una forte analogia tra i virus informatici e biologici”. Una volta analizzati, questi microbi vengono inseriti nella collezione con file di documentazione. Secondo il biochimico il virus più bello e interessante è Esperanto, il cui nome prende spunto dalla caratteristica di attaccare indifferentemente Macintosh e Pc. “Posseggo anche il primo virus che ha infettato Word – dichiara Guillermito – ma soprattutto i campioni che rappresentano le pietre miliari nell’evoluzione dei virus. Mi sento un po’ come un paleontologo della Rete”. Ma non si ferma qui l’attività del ricercatore. Parallelamente alla sua collezione ha creato un sito con le recensioni di una dozzina di “covi” di virus su Internet.

Ma anche i creatori di virus più prolifici, come il gruppo spagnolo 29A, redigono delle e-zine sui loro siti. Dentro si trovano i codici sorgenti delle loro creazioni più recenti.
Oltre ai collezionisti per piacere, ci sono collezionisti per dovere. Sono i responsabili della sicurezza informatica delle aziende e gli editori di software antivirus. Li collezionano come i loro “colleghi” addetti alla difesa biologica raccolgono virus e batteri, per studiarli e combatterli. Una guerra senza fine, se si pensa che nel mondo si scoprono dai 4 ai 5 virus al giorno. Chi vincerà? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto se il mouse impazzisce, lo schermo si fa buio o i programmi non funzionano, non arrabbiatevi. Sicuramente è un virus, ma non è detto che non sia un “pezzo raro” con cui iniziare una bella collezione.

Siti web sui virus informatici

www.chez.com/unkm/gegen.htm
usuarios.iponet.es/ypsilon/
www.pipo.com/guillermito/

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