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Che cosa c’è dietro la Social Inbox di Facebook

22 Novembre 2010

Che cosa c’è dietro la Social Inbox di Facebook

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Una settimana fa il social network ha presentato il suo nuovo sistema di comunicazione, basato sull'integrazione tra posta elettronica, grafo sociale e convergenza dei messaggi. Ma è solo il primo passo verso una strategia di telecomunicazioni molto più ampia

Facebook ha lanciato il suo nuovo concetto di comunicazione one-to-one, destrutturando il mondo della comunicazione moderna, disegnando un’era di comunicazione sempre più transmediale, destinata a cambiare le sorti della comunicazione tra persone, destinata quindi a cambiare la società prossima ventura. Facebook è il social network che ha circoscritto attorno alle amicizie il suo perno tecnologico, sociale ed economico, concentrando l’attenzione sulle persone e sulle loro relazioni. La relazione tra le persone in Facebook ha un valore enorme, a volte più più grande delle perone stesse. È proprio su questo che l’azienda sta puntando da diverso tempo per rafforzare la sua già dominante posizione nel mercato delle relazioni umane. Ma agli occhi più attenti non sarà certo sfuggito che il lavoro di innovazione e ricerca di Facebook verte attorno alla ridefinizione di quelle regole, funzioni e assiomi della comunicazione definiti e dibattuti in buona parte del secolo scorso.

Luogo dei rapporti umani

Facebook, proprio in virtù della sua struttura costruita attorno alle relazioni tra persone, diventa il luogo non fisico di una ridefinizione fisica dei rapporti umani. E proprio la comunicazione all’interno di un sistema a ragnatela composto da nodi (le persone) e relazioni (il contatto tra queste), assume quindi un valore fondamentale, un valore fondato sull’idea che in un sistema composto da persone e relazioni, le persone non possano fare a meno di comunicare, ma che però questo sia possibile e vero anche al di fuori del social network, al di fuori di quell’area che fino a ieri descriveva limiti e caratteristiche delle comunicazioni possibili. E Zuckerberg su questo sta costruendo quella che diventerà presto, in una chiave nuova, un’azienda di telecomunicazioni tra le più grandi del mondo.

Il primo passo è, appunto, l’introduzione di un nuovo sistema di comunicazione, composto dalla Social Inbox, dalla Conversation History e dal Seamless messaging. Niente di nuovo nel primo caso. La Social Inbox non è altro che un ibrido tra un sistema di spamming e l’algoritmo di raccomandazione della posta prioritaria di Gmail, il tutto adattato alla struttura relazionale sulla quale è costruito Facebook. Un sistema di ordinamento capace di proporre i messaggi in funzione delle abitudini dell’utente e del grado di relazione tra lui e il mittente. Un sistema in grado di stabilire il rapporto tra contenuto e relazione tra i comunicanti. Il vero cambiamento però, sta nell’introduzione del Seamless Messaging, la convergenza di tutti i messagggi ricevuti, indipendentemente dalla loro natura (Sms, messaggi istantanei della chat, posta elettronica), raggruppati in un’unica pagina e ordinati per amico, e non per data o per oggetto. Ogni scambio di comunicazione non ha oggetto e detiene lo storico delle conversazioni avvenute tra quel mittente e quel destinatario (Conversation History).

Ordine nel disordine

Un luogo unico, quindi, attraverso cui accedere allo storico delle nostre comunicazioni interpersonali. Un luogo in cui viene messo ordine in quel marasma disordinato che costituisce le decine di possibilità che abbiamo di comunicare con il resto del mondo. Non si cada però in errore pensando che si tratti di un mero miglioramento sul fronte dell’usabilità (che pure a Facebook servirebbe), ma di una rivoluzione vera e propria. L’assunto è chiaro: «Non preoccuparti di come il tuo messaggio verrà recapitato. Il nostro compito è quello di utilizzare ogni sistema possibile per stabilire un contatto tra te e il tuo destinatario e ordinare questo flusso variegato di comunicazione in un solo posto», dice Facebook. Non è più rilevante, né tantomeno suscettibile di preferenze, il metodo con il quale si vuole instaurare la comunicazione. Ciò che conta è il messaggio. Il canale di comunicazione diventa quindi trasparente, mentre la piattaforma diventa il centro di delivery transmediale.

Il Medium, quindi, non è più il messaggio, ma il messaggio si trasforma in medium. Si stravolge l’assunto di McLuhan, per cui non è più il canale di comunicazione che diventa abilitante nei confronti della lettura del messaggio; non è più il canale a portarsi dietro un meta-messaggio fondamentale nella ricostruzione del messaggio vero e proprio, ma è il messaggio stesso ad assumere un ruolo di straordinaria polivalenza: non più legato a luoghi o confini della comunicazione definiti dal canale, ma libero e capace di scegliere il modo migliore per essere recapitato, facendo scomparire quindi il ruolo di portatore intrinseco di informazioni del canale di comunicazione. E la scelta del canale migliore da utilizzare è funzione delle preferenze del destinatario, dei suoi gusti o delle sue necessità. In qualche modo si sovverte l’idea che chi instaura la comunicazione ne definisce il canale. Qui il canale viene definito dal destinatario, anche se in maniera a lui completamente trasparente. E anche questa è una rivoluzione.

Un fatto di oralità

Il concetto ripercorre l’idea stessa di internet. Non importa quale strada farà il mio pacchetto, essa potrà essere ogni volta diversa e utilizzare canali ogni volta diversi o complementari (fibra ottica, doppino telefonico, etere eccetera). L’obiettivo è solo uno: quello di raggiungere il destinatario, rendendo tutto questo assolutamente trasparente agli utenti. Il messaggio è malleato dai nostri gusti, dalle nostre necessità, portando il ricevente a essere sempre nelle condizioni di poter fruire della comunicazione in maniera del tutto trasparente, ovunque egli sia. Il luogo in cui tutto questo si instaura è, appunto, la Social Inbox, territorio privilegiato per l’applicazione della funzione fàtica della comunicazione. È proprio lì che si può stabilire, mantenere, verificare o interrompere la comunicazione. Ed è grazie alla Conversation History che prende vita questa condizione di “faticità”, unica condizione possibile in grado di esaltare la comunicazione a un fatto “vivo”, presente, completo, ma soprattutto duraturo, non finito. La scrittura diventa per Facebook una conversazione, un dialogo. Come un fatto di oralità.

C’è da aspettarsi però che questo modello di comunicazione integrato, trasparente e gratuito diventi il centro di un ecosistema futuro in cui sarà possibile anche l’instaurazione di un contatto vocale tra coloro che sono all’interno della piattaforma, tra chi è dentro e chi è fuori o tra coloro che sono fuori, ma che usano comunque la piattaforma Facebook (nelle declinazioni che potrà avere) per comunicare tra loro. E questa sarebbe un’ipotesi, supportata anche da alcune voci relative all’introduzione di un telefono marchiato Facebook, che confermerebbe allora l’idea di cambiamento epocale che un azienda che connette mezzo miliardo di persone, abbia deciso di portare avanti: farle parlare di più, meglio e gratis integrando piattaforme e modelli di business.

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