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Celine Dion manda in avaria PC e iMac

22 Maggio 2002

Celine Dion manda in avaria PC e iMac

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Ennesimo colpo da maestro delle case discografiche, pronte a tutto pur di inimicarsi i clienti. Il nuovo album di Celine Dion paralizza i computer; la versione pirata no. Nel frattempo, le sofisticate protezioni anticopia vengono aggirate con la più bassa delle tecnologie: un pennarello

La versione europea di A New Day Has Come, il nuovo disco di Celine Dion, ha un originale sistema anticopia. Se tentate di suonarlo su un PC Windows, invece di limitarsi a non funzionare, manda in crash il sistema operativo. La Sony, casa discografica di Dion, è perfettamente al corrente del guaio, ma non sembra turbata all’idea di sabotare i computer dei clienti.

Certo, il disco (che sembra un CD, ma tecnicamente e legalmente non lo è) reca un avviso che ammonisce che non è suonabile su un computer, ma c’è una bella differenza fra dire “questo disco non funziona su un PC” e “questo disco manda in tilt i PC”.

Per gli utenti Mac il problema è anche peggiore. Un crash in una macchina Windows non è poi una rarità anche senza lo zampino della cantante di Titanic, per cui gli utenti sono avvezzi a risolverlo. Ma se si inserisce il disco di Celine Dion in un qualsiasi Mac dotato di lettore CD, il lettore si blocca, impedendo di estrarre il disco e soprattutto di riavviare il computer. La Apple ha preparato una pagina di spiegazione (in inglese) che chiarisce i termini del problema e offre alcune complicate soluzioni.

In altre parole, ora le case discografiche pretendono il diritto non solo di impedire di suonare un disco regolarmente acquistato, ma anche di danneggiare gli apparecchi di chi dovesse malauguratamente non leggere le microscopiche avvertenze riportate (in chissà quale lingua) in copertina.

Supponiamo che stiate lavorando a un documento importante, con una scadenza urgente da rispettare. Per conciliarvi l’ispirazione, infilate sbadatamente il disco di Celine Dion nel vostro iMac. La macchina va in crash e non c’è verso di farla ripartire. Le spiegazioni di come estrarre il disco (se non funziona il classico metodo del fermaglio infilato nel foro di sblocco presente in molti Mac) sono sì disponibili, ma su Internet, dove non potete leggerle senza un computer funzionante… Bella fregatura. Lo so che i maligni diranno che questa è la giusta punizione per chi ascolta Celine Dion, ma non è questo il concetto.

Di questo passo, infatti, ben presto dovremo trattare i dischi di musica come le medicine e leggere attentamente il foglietto illustrativo, senza superare le dosi consigliate. Bel modo di trattare chi ha pagato fior di soldi per il prodotto originale quando con poca fatica avrebbe potuto procurarsi la copia pirata (che non è affetta da questa limitazione).

Il pennarello magico

Il problema non è circoscritto ai lettori di CD per computer. Secondo le ricerche di Eurorights.org, lo pseudo-CD di Dion non funziona neppure in alcuni lettori audio per auto (Renault e Mercedes, in particolare). La protezione anticopia non danneggia quindi soltanto chi usa il PC per suonare la propria musica; può colpire anche chi usa il normalissimo impianto audio.

Tutte queste complicazioni sarebbero forse comprensibili e sopportabili se almeno servissero davvero a combattere la pirateria. In realtà il disco della Dion, come tutti gli altri album “protetti” con questi sistemi, è perfettamente reperibile nei siti di scambio musicale, e comunque soltanto l’edizione europea del disco è protetta, per cui al pirata basta procurarsi una copia di quella USA. Sarebbe interessante farsi spiegare dalle case discografiche perché usano proprio l’Europa come cavia. Forse che gli europei sono disonesti, mentre in USA non serve la protezione perché sono tutti ligi alle leggi?

C’è di peggio. Il sito tedesco Chip.de ha pubblicato una tecnica incredibilmente semplice per scavalcare gran parte delle protezioni anticopia, che richiede soltanto un pennarello e una mano ferma. In sostanza, nei dischi protetti con sistemi come Cactus Data Shield 100/200 e KeyAudio c’è una traccia, la più esterna, che contiene la chiave della protezione. Inclinando opportunamente il disco si vede a occhio nudo lo stacco fra la traccia esterna e il resto del disco.

È sufficiente coprire questa traccia esterna con un tratto di pennarello scuro indelebile per rendere il disco perfettamente leggibile (e di conseguenza copiabile) in un lettore di CD per computer. Alcuni utenti hanno ottenuto ottimi risultati anche applicando una striscia di nastro isolante, ma è una soluzione rischiosa perché sbilancia il disco. Inoltre l’adesivo può staccarsi e finire dentro il lettore, rendendolo davvero inservibile.

Comunque sia, è chiaro la protezione si scavalca senza difficoltà alcuna e che quindi i miliardi spesi dall’industria del disco sono stati buttati via. Si fa sempre un gran parlare delle perdite economiche dovute alla pirateria musicale, ma stranamente nessuno fa mai i conti di quanto vengono a costare queste bufale tecnologiche.

Utenti al contrattacco

I consumatori non restano con le mani in mano di fronte a questi futili soprusi. Oltre al già citato Eurorights.org c’è anche Fat Chuck’s, che ha un elenco dettagliatissimo di tutti i dischi protetti e le tecniche per sproteggerli (cosa perfettamente legale se la protezione viene rimossa per uso personale da chi ha legittimamente acquistato il disco). A seguito delle proteste degli utenti, la BMG ha dovuto rimpiazzare gratuitamente il disco White Lilies Island di Natalie Imbruglia con copie non protette.

Nel frattempo, la Philips (che insieme a Sony ha creato il compact disc) ha dichiarato che gli album dotati delle attuali protezioni anticopia non possono essere chiamati “compact disc” e ha vietato l’uso del famoso logo su questi dischi. Una bordata di non poco conto, che però i discografici stanno facendo di tutto per ignorare.

Anche sul fronte legale si muovono passi importanti. In California, una consumatrice ha vinto una causa contro i produttori di un disco di Charley Pride (A Tribute to Jim Reeves), il primo con protezione anticopia distribuito oltreoceano. Non solo la confezione del disco non indicava che non era suonabile sui lettori di CD dei computer, ma addirittura venivano tracciati i dati personali degli acquirenti. Complimenti.

Presunzione di colpevolezza

In altre parole, qui non è in gioco un inesistente “diritto” a produrre copie pirata, e chi si oppone a colpi di pennarello ai metodi anticopia non è un sovversivo che brama di affossare l’industria del disco. Si tratta semmai di difendere alcuni principi di base del consumatore onesto: il diritto al cosiddetto fair use (se compro un disco, il discografico non può impormi marca e modello del lettore con il quale lo suono e non può obbligarmi a comperarne due copie per poterlo suonare in auto e in casa) e soprattutto il diritto ad essere considerati innocenti fino a prova contraria.

Non ci sarebbe nulla di sbagliato in un sistema antipirateria che impedisse davvero ai pirati di creare copie abusive (ammesso che sia realizzabile). Il problema è che gli attuali sistemi anticopia non fermano affatto i pirati e umiliano i clienti paganti. E poi ci si chiede perché le vendite di CD sono in calo.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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