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Caso Microsoft: le reazioni dopo la sentenza

05 Novembre 2002

Caso Microsoft: le reazioni dopo la sentenza

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Dopo la decisione della giudice federale di approvare l’accordo amichevole rigettando le richieste di ulteriori sanzioni contro Microsoft è inevitabile raccogliere le reazioni di vinti e vincitori.

Iniziamo dalla felice ma cauta reazione dell’azienda sotto processo. Microsoft si è dichiarata, attraverso un comunicato “contenta dell’approvazione condizionata” (la giudice ha messo sotto la propria tutela l’accordo) e “abbia approvato l’accordo con al quale siamo pervenuti con il governo federale e i nove Stati”.

“L’accordo è un compromesso duro ma equo e impone condizioni importanti a Microsoft – dichiara l’azienda nel comunicato – ma ci permette di continuare a innovare e a creare prodotti che rispondono ai nuovi bisogni dei nostri clienti”.

Microsoft si dichiara “sorvegliata speciale” da governo e concorrenti e, accettando questo fardello, consacrerà “tutto il tempo, l’energia e i mezzi necessari” per onorare le sue responsabilità.

Microsoft abbozza, dunque, sapendo di aver limitato i danni. Più entusiastico il commento di John Ashcroft, ministro della giustizia (e quindi parte in causa nell’accordo amichevole sottoscritto con l’azienda) che parla di “una grande vittoria per i consumatori e l’industria”, sulla falsa riga di quanto affermato da Microsoft.

Di diverso avviso quanti hanno contrastato, soprattutto in tribunale, l’accordo.
Tom Green, vice-ministro della giustizia della California ha dichiarato che è ancora troppo presto per dire se i nove Stati americani e il Distretto di Columbia faranno appello.

“Penso che il caso sia ancora sotto esame”, dice Green raggiunto al telefono dalle agenzie. “Penso che gli Stati esamineranno ancora attentamente quello che costituisce effettivamente un insieme complesso di documenti prodotti dal tribunale. È ancora troppo presto per decidere se è appropriato fare appello”.

Il fronte contrario all’accordo, dopo la sentenza, sembra non essere più monolitico come prima.
Alcuni dei rappresentanti degli Stati in processo, si sono felicitati con la giudice per aver portato miglioramenti all’accordo.

Così, Richard Blumenthal, ministro della giustizia del Connecticut durante una conferenza stampa dice che grazie all’opposizione degli Stati l’accordo è stato portato “a livelli più alti e migliori”.

Mastica amaro, e non lo nasconde, il rappresentante dello Iowa, Tom Miller. Secondo lui, molte delle loro richieste sono state respinte dalla giudice, ma non vuole pronunciarsi su un eventuale appello.
“Abbiamo litigato per molto tempo – dice – Abbiamo preparato le nostre argomentazioni il meglio possibile”.

Tra i concorrenti di Microsoft, soffia vento di rivincita. I primi a battere sui tamburi di guerra sono stati quelli di AOL Time Warner, per bocca del direttore giuridico.
Secondo quanto dichiarato, l’approvazione dell’accordo amichevole “non ha messo fine agli sforzi per limitare il monopolio di Microsoft”.

Anzi, “gli sforzi per contenere il monopolio di Microsoft non sono terminati e hanno portato i loro frutti” e la causa intentata da AOL TW contro Microsoft andrà avanti, perché la sentenza “ha reso più solido un accordo amichevole fragile”, anche se i vertici ammettono che la sentenza ha dato “una protezione supplementare in termini di scelta del consumatore e della concorrenza”.

Più dura la reazione di Sun Microsystems, che ha dichiarato di non voler ritirare la sua denuncia contro Microsoft e di continuare a portare avanti le azioni nelle sedi giuridiche competenti e di cooperare con la Commissione europea per completare il suo dossier contro Microsoft “per essere sicuri che la compagnia non continui a usare la sua posizione monopolistica per diventare il guardiano di Internet”.
Anzi, incita gli Stati che avevano respinto l’accordo amichevole a portare appello, contro la decisione della giudice.

Secco il commento sulla sentenza di Ed Black, presidente della Computer and Communications Industry Association che parla di “una mancanza di comprensione del passato” e, sulle capacità della giudice dice che “aveva molto da apprendere” in tema di tecnologie e di politica anti-concorrenziale.

Mike Pettit, presidente di ProComp dice di “una falla sistemica dell’apparato giudiziario”, di “uno scacco nella protezione dei consumatori, della concorrenza e delle aziende”, soprattutto di Netscape “le cui innovazioni hanno letteralmente cambiato il mondo”.

Ma non si ferma qui. Per ProComp (associazione sostenuta da AOL TW e Sun) Microsoft “ha terrorizzato tutto il settore da più di un decennio”. Se la prende anche con l’amministrazione Bush, colpevole di dare un messaggio di non protezione “quando monopoli come Microsoft hanno l’intenzione di cancellarvi”, rivolto ai non professionisti.

“Passerà un decennio prima che si realizzi fino a qual punto la decisione è di corte vedute – continua Pettit catastrofico – fremo al pensiero di cosa significhi per tutto il settore, che è ora praticamente e interamente controllato dal monopolio più potente della storia”.
Il titolo Microsoft, dopo la sentenza, è balzato in alto del 6 % al Nasdaq.

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