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Cambiare il mondo, una persona alla volta

17 Dicembre 2007

Cambiare il mondo, una persona alla volta

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Internet e il social web come strumenti ideali per pratiche eco-sostenibili e per l’attivismo sociale, Italia inclusa

Se è vero che attivismo sociale fa sempre rima con nuovi mezzi comunicazione, le molteplicità del web odierno rappresentano un volano potente come mai prima. Non si tratta di qualche associazione che usa la blogosfera per mettersi in mostra o di gruppi che semplicemente condividono i siti preferiti su del.icio.us. L’uso diffuso della Rete e dei new media va attivando processi di cambiamento generale, che tagliano trasversalmente l’ambito socio-politico a livello glocale.

Qualche esempio? Worldchanging.com, co-fondato a Seattle nel 2003 dal giornalista ambientalista Alex Steffen e animato da una filosofia in fondo semplice: «Non solo un altro mondo è possibile, ma è già qui. Dobbiamo solo metterne insieme i pezzi». In poco tempo è divenuto uno dei siti più seguiti su sostenibilità, ecologia, innovazione e altri temi caldi, sempre affrontati lungo il filo rosso che unisce società e tecnologia. Energia rinnovabile e urbanesimo verde, caccia alle balene e bici-blog, turismo sostenibile e smart mob. Con un nugolo di corrispondenti sparsi per il mondo e appena un paio stipendiati a tempo pieno, l’archivio conta oltre 7.000 articoli e una scelta dei migliori l’anno scorso è divenuta una mini-enciclopedia cartacea (oltre 600 pagine, con prefazione di Al Gore) che è tuttora un bestseller. Un progetto non profit cheriprende e rilancia al meglio la tradizione nordamericana del Whole Earth Catalog degli anni ’60: accesso, strumenti, idee.

Un altro caso di contaminazione sui generis è il BarCamp tutto speciale previsto a Londra per fine gennaio, BarcampUKGovweb, mirato a esplicitare visioni e proposte operative verso una rete digitale capace di muoversi intorno e dentro le strutture governative inglesi, integrando le forze innovative della comunità dei “webbies” con i vari ambiti del settore pubblico. Tra i numerosi animatori che hanno già prenotato uno spazio, ci sono ad esempio membri dello staff del Ministro della Giustizia e del Foreign and Commonwealth Office, volontari di gruppi quali Designing for Civil Society, CitySafe, The Open Knowledge Foundation, blogger interessati allo sviluppo dei social media per facilitare partnership locali e regionali.

Tra i vari esempi di attivismo sociale, per l’Italia va notato che un certo ritorno della vecchia, cara, bicicletta è dovuto anche a iniziative come quella avviata da Alessio Marchetti a Catania, sull’onda del successo del Critical Mass locale e diffusasi a macchia d’olio online: «Ho creato dei banner da inserire sul vostro blog per diffondere l’utilizzo della bicicletta e far sì che tutti i vostri lettori sappiano che supportate questo veicolo come mezzo di trasporto e provare quindi a far qualcosa per rendere più vivibile e salvare dalla distruzione questo pianeta». Trattandosi di un blog alquanto frequentato, in estate Alessio aveva mobilitato amici e lettori onde sollecitare il Ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio a fare il possibile per ridurre o eliminare il costo del trasporto delle biciclette su treni e traghetti. Il Ministro ha poi risposto in un post sul suo blog, pur se finora non si è visto nulla di concreto. Ma la partita è tutt’altro che chiusa. Spiega Alessio Marchetti: «L’idea di ridurre o eliminare il costo del biglietto per la bici mi venne perchè trovai veramente scandaloso che il biglietto per la bicicletta sui traghetti (utilizzati dai treni) per attraversare lo stretto di Messina sia di oltre 3 euro quando quello di una persona è di un euro. La bici in quella nave praticamente non occupa spazio, legandosi benissimo nelle sbarre che delimitano la nave nel parcheggio auto, e tutto questo nonostante si abbia già pagato il biglietto da 3.50 per la bici sui treni valido per l’intera giornata».

Va aggiunto che esistono già leggi per il trasporto della bicicletta su treni/traghetti, e che sul tutto va seguito un importante snodo online, il sito della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, ricco di materiali utili e aggiornati, incluse svariate petizioni ad hoc (come quella per il riconoscimento dell’infortunio in itinere per chi usa la bici per andare a scuola/lavoro), molte notizie locali e il resoconto della prima Conferenza Nazionale della Bicicletta svoltasi il mese scorso a Milano.

Altro cavallo di battaglia ambientalista che va forte online è il car-sharing, la condivisione on-demand del mezzo di trasporto, pagando un minima tariffa oraria: un’importante tassello all’interno del sistema complesso della mobilità urbana. I primi esperimenti nascono negli anni ’70 in Svizzera, per arrivare in Germania nel 1988 e in Nord America via Quebec City nel 1993. Secondo dati del gennaio 2007, in Canada simili programmi erano presenti in 13 città per 22.000 aderenti, mentre 18 città (soprattutto sulle due coste e in sedi universitarie) per quasi 135.000 membri si contavano in Usa. Dove le due maggiori aziende del settore, Zipcar e Flexcar, hanno appena annunciato la fusione e il trend viene rilanciato anche sui quotidiani mainstream. È proprio un articolo del Los Angeles Times a puntualizzare uno dei successi gestionali dell’iniziativa: «Nei due anni che ho usato Flexcar in città non ho mai avuto necessità di contattare qualcuno dell’azienda, ogni volta ho prenotato e pianificato via Internet, tutto ha funzionato a meraviglia. Il sistema è assai affidabile», spiega lo scrittore Matthew DeBord. Mentre assai attivo è il World Carfree Network, con un sito ricco di notizie, eventi e articoli proposti dagli attivisti glocali.

In quest’ambito in Italia si muove il Laboratorio Mobilità Sostenibile a cura di Legambiente Campania, la cui coordinatrice Susanna Iraci racconta: «I servizi italiani sono relativamente nuovi, ma hanno comunque visto una crescita costante negli ultimi anni fino a raggiungere quota 7.000 utenti, con maggiori servizi attivi in primis Milano, seguita da Torino. La maggiore ragione di successo di quello che oggi si chiama Milano Car Sharing, e che ha ormai assunto dimensioni imprenditoriali pur mantenendo la propria natura ambientalista e il carattere associativo, è proprio quella di essere nato dal basso, costruendo il servizio attorno agli stimoli forniti dagli stessi soci di Legambiente». L’auto solo quando serve, dunque, e con enormi benefici ambientali per tutti. «Occorre notare e far capire quali sono i costi nascosti legati all’uso dei diversi mezzi di trasporto, onde indurre i cittadini ad attuare scelte più sostenibili», aggiunge Susanna Iraci. «È stato dimostrato che molti utenti a un anno dall’iscrizione vendono la propria prima auto o rinunciano all’acquisto che magari da tempo meditavano. Inoltre, sono molti i casi in cui attraverso l’offerta di bonus per il trasporto pubblico in combinazione con la tessera del car-sharing, i soci utenti acquistano abbonamenti annuali al trasporto pubblico». Un ulteriore passo avanti per la vivibilità dell’ambiente urbano, da applicare ovunque nel mondo e reso possibile dalla combinazione tra attivismo sociale, tecnologia sostenibile e uso accorto delle risorse online.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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