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BitTorrent ha deciso di vendere la sua tecnologia P2P

30 Settembre 2005

BitTorrent ha deciso di vendere la sua tecnologia P2P

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La software house americana ottiene così 8,75 milioni di dollari da reinvestire, per accelerare lo sviluppo e la distribuzione dei suoi prodotti "legali"

L’industria del disco ha deciso di fare sul serio, ha tuonato minacce e ha ottenuto i risultati sperati: la maggior parte degli sviluppatori sul mercato peer-to-peer ha iniziato il dialogo con le major, allo scopo di impedire il download illegale attraverso le sue applicazioni.

BitTorrent, invece, ha deciso di muoversi diversamente: studiava infatti da alcuni mesi modelli economici che gli avrebbero permesso di trarre vantaggio dalle sue tecnologie. E, alla fine, queste riflessioni hanno dato i loro frutti: l’editore di soluzioni peer-to-peer ha ottenuto 8,75 milioni di dollari al fondo d’investimento Doll Capital Management (DCM), lo stesso che ha finanziato, tra gli altri, il portale About.com. Denaro che, ufficialmente, desidera utilizzare per accelerare lo sviluppo dei suoi prodotti e la loro commercializzazione nel mondo.

BitTorrent desidera proporre a chiunque produca contenuto, come le major del disco, i produttori cinematografici e gli sviluppatori di giochi, di utilizzare la sua tecnologia per distribuire i loro prodotti. Prevede, inoltre, di fare pagare gli utenti per ogni file scaricato e organizzare spazi pubblicitari.

Se la tecnologia peer-to-peer della società americana è soprattutto utilizzata per la condivisione illegale di contenuto digitale culturale, è paradossalmente in grado di interessare i produttori di contenuto, perché permetterebbe di ridurre sensibilmente i costi di diffusione. La soluzione di BitTorrent, infatti, è basata su un modello cooperativo che offre la possibilità, alle società, di delegare ai clienti la gestione dei file disponibili in download.

Sono già molte, infatti, le organizzazioni che utilizzano la rete peer-to-peer per distribuire in maniera massiccia del contenuto in Rete. Fra esse, lo sviluppatore di Linux Red Hat, il produttore informatico Sun, la Nasa, ecc. Ottime credenziali perché il modello funzioni davvero.

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