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Bisogna che i ricercatori si parlino di più

16 Settembre 2013

Bisogna che i ricercatori si parlino di più

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Decidere l'effettiva validità di un "paper" non è come fare clic su "Mi piace". Ecco perché serve un social network su misura.

Le nostre interviste ai protagonisti di State of the Net 2013 non sono ancora finite; oggi il protagonista è Jan Reichelt, giovanissimo fondatore di una rete sociale per scienziati e ricercatori che ha grandi ambizioni.

Spiegheresti che cosa è Mendeley e quali obiettivi si pone, in modo comprensibile anche a un non ricercatore?

Per prima cosa, Mendeley è una rete globale di collaborazione per ricercatori dove essi, scienziati e studenti possono lavorare, organizzare, scoprire, condividere e discutere ricerche e lavori di ricerca. Come piattaforma, Mendeley è molto più di questo perché tutta l’attività online viene aggregata anonimamente su scala globale, il che ci permette di analizzare che lavori di ricerca vengono letti in quali discipline, quali gruppi si formano a proposito di che argomenti e così via. Infine restituiamo questi dati alla comunità accademica, che ha realizzato circa 200 applicazioni a partire da Mendeley e dai suoi dati. Mendeley sposta in avanti i limiti della collaborazione, della trasparenza e dell’apertura in ambito accademico.

In questi anni, il modello della peer review è stato fortemente criticato, fino alla satira. Il Journal of Universal Rejection è goliardicamente fondato sul rigetto di qualsiasi scritto riceva; Mathgen ha generato in modo casuale un saggio di ricerca matematica che è stato accettato per la pubblicazione. Questo modello è ancora valido? In che modo Mendeley aiuta la comunità scientifica a mantenere e semmai guadagnare credibilità e autorevolezza?

Ritengo che il modello della peer review – nonostante i suoi difetti – sia riconosciuto valido dalla comunità accademica. E credo che oltre a questo modello abbiamo bisogno di dati suppletivi a complemento della valutazione di una ricerca, prima o dopo la sua pubblicazione. Nel nostro caso potrebbe trattarsi del numero o del tipo di lettori all’interno di Mendeley, il genere o la frequenza di interazione e impegno del lettore su un lavoro specifico oppure altro ancora. La visione del contesto sociale attorno a un lavoro ci permetterebbe di valutarne il contributo effettivo a un livello più granulare, magari di sezione o di paragrafo. Stiamo anche considerando modalità nelle quali Mendeley possa contribuire a migliorare le procedure attuali di peer review, per esempio con l’aggiunta di interattività e maggiore velocità mediante le funzioni di lavoro di gruppo del servizio. Si tratta di migliorare il sistema per mezzo di idee molto innovative, anche radicali, non necessariamente cambiarlo dalle fondamenta.

Jan Reichelt, Mendeley

Jan Reichelt, presidente e cofondatore di Mendeley.

Come hai affrontato a Trieste il tema principale di State of the Net 2013, la complessità?

Ho voluto mostrare attraverso Mendeley come abbiamo approcciato e abbracciato la complessità di una materia specifica, nel nostro caso la ricerca scientifica, tramite tecnologie digitali innovative e scalabili. Abbiamo riunito concetti ben noti come crowdsourcing, collaborazione simultanea, aggregazione di dati su larga scala e così via assieme a una ottima esperienza di utilizzo per affrontare e risolvere un grosso problema; probabilmente siamo venuti a capo del 10-20 percento della problematica, sia in termini di dimensione del pubblico sia di impatto. La tecnologia può essere un meraviglioso strumento per confrontarsi con la complessità!

Sei ancora coinvolto in Mendeley? Che genere di complessità deve affrontare un sistema di questo tipo?

Naturalmente. Sono tuttora responsabile del funzionamento di Mendeley, un viaggio affascinante. Mendeley stesso è un sistema complesso, per due ragioni principali. La tecnologia che adottiamo, si tratti di raccomandazioni in tempo reale, sincronizzazione istantanea, aggregazione di dati su larga scala o erogare grande software a milioni di persone è un problema complesso che necessita di una squadra di eccellenza. D’altra parte, più cresce la squadra – e dai tre del 2008 siamo cresciuti in modo significativo – più Mendeley diventerà complesso in quanto sistema organizzativo. Affascinante, come ho detto!

Sei un ricercatore di di successo, che ha lavorato in numerose università e istituzioni, per imparare e per insegnare. Che cosa hai da suggerire a uno studente giovane e ambizioso che desidera diventare un ricercatore di risonanza mondiale?

Molto gentile da parte vostra, ma non sono sicuro di essere un ricercatore così brillante. Mi piacciono le sfide dell’ambiente accademico e la motivazione della scienza al miglioramento continuo e alla costante spinta in avanti dei limiti, ma per via di Mendeley non sono (ancora) arrivato a concludere la mia ricerca. Una cosa però mi è molto chiara: chi voglia diventare ricercatore deve essere incredibilmente focalizzato sull’attuazione pratica dell’idea, molto come un imprenditore, e ha bisogno di uscire dal proprio ufficio, stabilire connessioni, parlare con le persone, vedere altri posti, scoprire nuovi stili di lavoro e sviluppare la propria idea anche per mezzo delle discussioni con i propri pari, online e offline.

Come differisce la ricerca nel mondo, e che in modi invece è sempre quella?

Mi sembra che le differenze principali stiano nel livello di tecnologia e contenuti cui gli scienziati possono accedere. Le nazioni sviluppate hanno meno problemi nell’usare le ultimissime tecnologie oppure avere accesso a ricerca di prima categoria, dove invece le nazioni in via di sviluppo fanno più fatica. Invece la ricerca in tutto il mondo è la stessa perché la ricerca è globale, la collaborazione tra ricercatori è globale e ovunque si trovano menti illuminate e buone idee; hanno bisogno di supporto e collegamenti. Con Mendeley intendiamo abbracciare questa globalità della ricerca e perseguire trasparenza e apertura su quello che si muove nel mondo scientifico. Per esempio, una grande organizzazione non-profit con sedi a Washington, Ginevra, Nairobi e Filippine impiega Mendeley per collegare i propri ricercatori. La nostra tecnologia aumenta grandemente l’efficienza della ricerca su scala globale.

Da scienziato e ricercatore, quali sono le tue piattaforme preferite di lettura digitale?

Ho recentemente acquistato un iPad mini, perché trovo che possieda esattamente la dimensione giusta per consumare contenuti e trasportarlo in viaggio d’affari; in più è sufficientemente multifunzione per consentire vera produttività, comprensiva per me dell’applicazione Mendeley – Reference Manager (Lite) per iOS…

Come è nata la tua passione per i balli latino-americani? Che cosa ci trovi di intrigante, interessante, degno di provare?

È accaduto per caso durante l’università, quando un mio amico ha radunato alcune coppie convincendole a imparare la salsa. Da allora ho sviluppato una passione per la dance music latina, salsa, samba e tutto il resto, ulteriore stimolo a ballare. Apprezzo molto che questa parte della mia vita sia molto, molto diversa dalla mia esistenza professionale. È un ottimo equilibrio!

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