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Benvenuto al Free Software Magazine!

01 Aprile 2005

Benvenuto al Free Software Magazine!

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Finalmente la prima rivista (in inglese) interamente dedicata ai molteplici aspetti del software libero

“Grazie ai suoi molti meriti, la popolarità del software libero cresce giorno per giorno. Anche i non-geek stanno scoprendo che la maggior parte dei siti web visitati gira sul software libero (Apache); che esiste una valida alternativa a Internet Explorer (Firefox); e che la rete dei provider è protetta dal software libero (Nexus, firewall, ecc.)”.

Così inizia l’editoriale del primo numero di Free Software Magazine, mensile di fresco lancio destinato ad esplorare le molteplici sfaccettature connesse alla diffusione globale del software libero. Privo di redazione centralizzata e con recapito postale nelle British Virgin Islands, la rivista è partita ufficialmente a gennaio e si appresta a produrre il primo numero cartaceo dopo tre uscite elettroniche.

Fulcro del progetto editoriale è il fatto che, nonostante tale popolarità, finora “non esisteva una rivista dedicata interamente al software libero”, spiega l’editor-in-chief Tony Mobily. Il quale si è dato da fare per mettere insieme un pacchetto capace di attirare un target quanto mai diversificato, comprendendo analisi strettamente tecniche e discussioni sulla proprietà intellettuale, note riprese direttamente dal blog di Richard Stallman e questioni squisitamente socioculturali. Nel tentativo, tutt’altro che scontato, di interessare e coinvolgere la variegata comunità che fa riferimento al software libero. Lo chiarisce lo stesso Mobily in una recente intervista per NewsForge: “La rivista è un buon modo per rafforzare le basi del movimento, e per rendere coscienti sul fatto che la libertà di cui godiamo al momento può esserci tolta se non ci mobilitiamo per difenderla. È inoltre un veicolo per scoprire quanto è possibile fare con il software libero da un punto di vista tecnico”.

Il business plan del progetto è ugualmente diversificato e sui generis: prezzi più alti del normale (6.95 dollari a numero, abbonamento annuale 60 dollari in USA), possibilità di optare solo per la versione elettronica, articoli sotto licenze “aperte”, inserzioni a tariffe ridotte o finanche gratis per le aziende di software libero. Coperte le spese di realizzazione e distribuzione, gli autori non ricevono alcun compenso, almeno per ora. “Potremo pagare i collaboratori, aggiunge Mobily, quando avremo almeno 1.300 abbonati e qualche buon inserzionista pagante… Credo ci arriveremo intorno al numero 5”. Analogamente, quanto prima si prevede di ridurre di conseguenza il prezzo in edicola e in abbonamento onde risultare più competitivi anche sul piano strettamente commerciale.

Va notato che il modello-base di Free Software Magazine è comunque quello di fornire accesso libero e gratuito all’intera rivista circa un mese dopo la spedizione agli abbonati paganti. Modello che nell’attuale era digitale andrebbe seguito da altre pubblicazioni, suggerisce ancora Tony Mobily, il quale negli ultimi cinque anni ha lavorato nel settore editoriale europeo. E non ha affatto torto: “La quantità di ottimi articoli che restano chiusi nel cassetto è qualcosa di inaccettabile. Renderli accessibili sul web gratuitamente non è abbastanza. I contenuti devono essere liberi, sotto la GNU Free Documentation License, una licenza Creative Commons o la semplice nota della sola copia verbatim. Questo è l’unico modo per essere certi che i contenuti rimangano vivi per sempre – o almeno fintanto che qualcuno vuole vederli pubblicati”.

La cover story del numero “free” di marzo riguarda la lotta allo Spam, con articoli sulla storia e sul futuro dello standard SMTP, l’uso accorto di mail server e filtri, l’efficace combinazione di Dspam, Postfix e Procmail. Troviamo poi una sorta di guida alternativa a iTunes, curata da uno sviluppatore, e una panoramica sulla penetrazione degli strumenti gestionali liberi in ambito enterprise. Altri pezzi da segnalare sono “Guerrilla marketing”, in cui Tom Chance spiega come promuovere dei progetti comunitari all’interno del mercato commerciale, e il “Manifesto for free/libre culture” redatto da David Berry e Giles Moss. Un lunga e stimolante disamina, quest’ultimo, sulla difesa “della pratica della creatività non-proprietaria” con riferimenti che spaziano da Benjamin a Deleuze & Guattari a Nietzsche. Invece l’ultimo numero per adesso “non-free”, quello di aprile, è centrato su pro e contro dell’impiego di programmi misti, liberi e proprietari, su varie piattaforme. Insieme a interventi sul “disaster recovery” e sull’open source come forza trainante del mercato, di fianco ad alcuni recenti post dal blog di Stallman.

Una bella scommessa, insomma, quella lanciata da Free Software Magazine. Che merita sicuramente un caloroso e partecipato benvenuto, soprattutto per la mole di materiale non solo tecnico che va diffondendo, un patrimonio di cultura e conoscenza a disposizione di tutti.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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