Nel corso dell’udienza tenutasi il 2 ottobre scorso, al palazzo di giustizia di Parigi, nell’ambito della procedura d’urgenza – della quale si era già parlato su questo sito – avviata dall’organizzazione J’accuse!, che raggruppa alcune associazioni antirazziste, contro tredici fornitori d’accesso francesi, al fine di ottenere che impediscano le connessioni a un portale dichiaratamente razzista, il procuratore Dillange ha affermato che l’azione è priva di un reale fondamento giuridico e giudiziario.
In particolare, secondo il procuratore, al di là dei proclami antirazzisti, la denuncia di J’accuse! non sembra sufficientemente definita e non identifica con chiarezza i presunti responsabili. Pertanto, il giudice Jean-Jacques Gomez, investito della causa, avrebbe dovuto respingere sin dall’inizio le istanze di J’accuse!
È stato sottolineato, dai commentatori, che nel corso di tutto il procedimento le associazioni antirazziste interessate hanno spesso dato prova di una scarsa attitudine a mantenere una linea coerente, in relazione al loro duplice obiettivo di ottenere la chiusura del portale razzista e di far dichiarare la responsabilità dei fornitori d’accesso.
I fornitori d’accesso – e l’associazione che li rappresenta, l’Afa – dal canto loro, hanno sostenuto, invece, non soltanto la loro neutralità, ma anche la necessità di mettere sotto accusa gli autori dei siti e non i fornitori d’accesso.
Gli avvocati dell’Afa, inoltre, in linea con quanto affermato dalla pubblica accusa, ritengono che la procedura d’urgenza disposta dal giudice Gomez, costituisca uno strumento “civile e mediatico”, che non risolve, comunque, il problema del razzismo sul Web.
Il problema emerso in seguito all’intervento del procuratore Dillange è, pertanto, quello di stabilire se la questione debba essere risolta in ambito giudiziario, oppure attraverso un dibattito parlamentare finalizzato all’introduzione di norme più chiare in materia di responsabilità per i contenuti dei siti Internet.
Il giudice Gomez deciderà il 30 ottobre prossimo.