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Aprire la circolazione delle news e della cultura

16 Febbraio 2005

Aprire la circolazione delle news e della cultura

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Accesso gratuito agli archivi delle testate online, contaminazione tra blog e Big Media, crescente diffusione delle Creative Commons e altri esperimenti in corso

Contenuti aperti e liberi verso business model remunerativi; contaminazioni tra giornalismo grassroots e informazione tradizionale; riproposizione diffusa delle ‘licenze aperte’. Queste sembrano essere le sfide in atto per media grandi e piccoli nell’era digitale. Un varco in cui giornalisti e testate, editori e utenti non mancano di sperimentare, con soluzioni ad hoc e in continuo mutamento che non valgono per tutti. E non potrebbe essere diversamente, vista la flessibilità e le specificità del medium, non più ancorato all’approccio unidirezionale dei canali tradizionali. In questo contesto negli Stati Uniti non mancano certo le proposte qualificate, e una delle voci più attive rimane certamente quella di Dan Gillmor, professionista che recentemente ha mollato la carta stampata per dedicarsi al giornalismo online. Stimolante un suo recente intervento in cui illustra pro e contro dell’accesso libero e gratuito agli archivi dei quotidiani.

“Uno di questi giorni qualche giornale, che attualmente fa pagare per gli articoli in archivio, passerà a una mossa coraggiosa – scrive Gillmor – e aprirà al pubblico tali archivi gratuitamente, proponendo però di fianco le inserzioni basate su parole-chiave”. Pratica tutt’altro che nuova, basti vedere l’ampia diffusione dei GoogleAds, ma che non trova grande seguito nelle versioni elettroniche delle grandi testate. Lo fa il San Francisco Chronicle e qualche altro quotidiano minore, ma nel complesso l’archivio resta pur sempre una vitale risorsa di entrate. Secondo l’ex-giornalista del San Josè Mercury News, invece, tale pratica attiverebbe invece un netto incremento del traffico che a sua volta porterebbe alla graduale crescita delle entrate pubblicitarie con la contemporanea caduta delle spese gestionali. Ancor più importante, grazie a simili manovre la testata acquisterà un ruolo primario nella comunità dei lettori. “Il giornale verrà considerato più che mai la fonte autorevole da consultare per tipi specifici di notizie, perché sarà divenuto una miniera d’informazione in questa cultura fin troppo mutevole”. Una sorta di incitamento alla funzione civica e localizzata dell’informazione, sempre più cruciale in una società dinamica come l’attuale. Senza dimenticare come siano gli stessi ‘produttori’ di contenuti a spingere perché questi ultimi ricevano massima diffusione.

Similare la posizione di Jay Rosen, docente presso la New York University e autore dell’influente blog PressThink. Il quale chiarisce un dato ormai palese, almeno nell’universo mediatico a stelle e strisce: l’integrazione sempre più necessaria tra media tradizionali e blogger, a conferma del più generale circolarità delle notizie in ogni ambito, fenomeno volto alla trasformazione del giornalismo per come lo conosciamo. In un’analisi presentata alla recente conferenza Blogging, Journalism & Credibility in quel di Harvard, lo stesso Rosen spiega infatti che la contrapposizione tra media tradizionali e blogger sia divenuta ormai obsoleta, sterile, fuori dalla realtà. En passant, va aggiunto che i partecipanti all’evento hanno dimostrato un sorprendente sostegno alla suddetta proposta di ‘liberalizzare’ gli archivi online dei Big Media. La sua relazione ha comunque sottolineato il fatto che siamo “a un momento eccitante per il giornalismo. In parte ciò è dovuto all’estensione della ‘stampa’ a coloro che tradizionalmente abbiamo definito ‘pubblico’”. Concetti questi che Rosen si appresta ad ampliare nel libro a cui sta lavorando, titolo provvisorio “Gatekeepers Without Gates”, uscita prevista inizio 2006.

Rilancia un altro blogger assai qualificato, Hugh Hewitt, nel suo volume fresco di stampa, Blog: Understanding the Information Reformation That’s Changing Your World. Dove si raccontano recenti debacle giornalistico-politiche (da Trent Lott a Dan Rather) attivate dal tam-tam delal blogosphera. Il tutto come supporto per comprendere (e partecipare) al meglio i fenomeni mediatici contemporanei. Incluse le diatribe, velate o meno che siano, tra liberal e neocon che infiammano quotidianamente la blogosphere, qualcosa che va oltre lo strascico delle presidenziali di novembre, vedi lo stesso blog (con tendenze conservatrici) di Mr. Hewitt.

Per chiudere il panorama USA, ecco l’editoriale che apre il numero di Scientific American di febbraio (edizione USA): “Oltre la grande ©”. Dove si insiste per il necessario riequilibrio dell’attuale sistema del copyright, che assegnando “diritti di proprietà eccessivamente forti” è un altro ostacolo alla all’apertura degli archivi e della cultura. e come via di mezzo praticabile Scientific American suggerisce le licenze Creative Commons. Vengono citate le cinque milioni di opere varie già poste sotto tali licenze e l’idea della BBC di rendere pubblici i propri archivi. Chiarendo come Internet, in quanto editore universale sui generis, dev’essere qualcosa di più che semplice sbocco per gli interessi commerciali: “Le nascenti comunità di artisti, ricercatori ed entità nonprofit sono alla ricerca di una qualche modalità per condividere e ri-lavorare le reciproche produzioni intellettuali senza gli enormi pesi legali derivanti da misure sempre più draconiane nella gestione dei diritti”.

Rapida citazione infine per alcune iniziative in atto nello scenario italiano. Recentemente è stato lanciato Libera Cultura, Libera Conoscenza, portale da cui è possibile scaricare legalmente dei volumi già pubblicati in cartaceo da Stampa Alternativa, con il futuro coinvolgimento di altri editori e artisti interessati. Intanto nella comunità di Creative Commons Italia procede il lavoro su diversi progetti specifici (testi e musica liberamente accessibili, tra gli altri), mentre è appena partito Frontiere Digitali, gruppo di lavoro aperto e mirato alla creazione di una rete di coordinamento tra quanti si battono per favorire e promuovere l’accesso alla cultura.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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