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Alla ricerca di uno standard per l’IpTvL

15 Giugno 2006

Alla ricerca di uno standard per l’IpTvL

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L'imminente proliferazione di servizi di televisione via Internet pone il problema della costruzione degli standard. L’International Telecommunication Union prende (finalmente) in mano il problema

Che la Tv del futuro passi sempre più dalle reti oltre che dalle antenne è ormai un dato certo. Anzi, la Tv alternativa (solo come connettività, purtroppo non come contenuti) già si sta prendendo i suoi begli spazi, sia tramite le connessioni cablate che quelle cellulari, con un dispiego di soluzioni e tecnologie fra loro non necessariamente compatibili. È molto probabile che (in tempi ragionevoli? chissà) la Tv via Ip (quella che arriva via Internet, per chi fosse appena tornato da qualche anno sull’isola) potrà giocare un ruolo importante. Non foss’altro perché potrebbe permettere un vero Video On Demand di massa.

Con notevole prontezza di riflessi l’Itu (l’organismo internazionale che governa le telecomunicazioni e la loro standardizzazione) si è dunque mosso per formare un comitato che lavori per definire un Internet Tv Standard che possa regolare l’armoniosa crescita delle applicazioni per questa forma di entertainment. Ed ha così ascoltato le richieste degli operatori che sollecitavano un intervento che impedisse il nascere di una giungla di protocolli incompatibili.

Quella della IpTv è poi una faccenda complessa, data la necessità di far convergere e convivere pacificamente la Tv (in diretta e on demand) con il flusso di dati che ci permettono di usare Internet mentre magari telefoniamo pure con il VoIP. Il tutto reso ancor più complicatoper il gran numero di parti coinvolte – dagli operatori di telefonia/Isp ai produttori di hardware lato consumer e lato infrastrutture, produttori di contenuti, inventori di servizi e così via. La standardizzazione è fondamentale in un ottica di futura interoperabilità delle reti televisive – dove invece di prendermi Alice di Telecom decido di farmi l’abbonamento al bouquet di IpTv della BBC o della BBS, ente radiotelevisivo del regno del Bhutan (l’unico paese del mondo in cui Internet è arrivato prima della Tv – anche se solo di 24 ore).

Secondo quanto dichiarato dall’Itu, «l’adozione di standard per l’IpTv stimolerà l’innovazione, ridurrà la complessità dal lato utente, garantirà la qualità del servizio l’interoperabilitàe aiuterà gli attori del mercato a rimanere competitivi». Il Focus Group to Advance Internet Tv Standards si riunisce per la prima volta in questi giorni a Ottawa in Canada. Tra i compiti del gruppo, integrare i lavori di standardizzazione già finora compiuti da vari enti, lavorare sulle architetture e le relazioni con altri network e servizi, incoraggiando dove possibile l’interoperatività con altri sistemi.

Uno sforzo in questa direzione è evidentemente necessario, data la crescita di servizi di IpTv e l’elevato rischio di proliferazione di tecnologie incompatibili anche sul letto di morte, con la conseguente frammentazione del mercato. Anche perchè chi ne va poi di mezzo sono tutti gli attori della filiera, compresi noialtri che cacciamo la lira per comprare i prodotti. Che forse però finiremo per farci un po’ più furbi… come potrebbe insegnare (spero) l’attuale saga dei sistemi che sostituiranno il Dvd.

Voglio vedere nel deprecabile affaire del Blu-Ray contro Hd Dvd chi si azzarda ora a fare una scelta e a avanzare soldi, prima che sia chiaro quale dei due sistemi è destinato a sparire – trascinandosi dietro gli investimenti dei clienti che hanno scommesso sul cavallo sbagliato – e i ben più cospicui investimenti dei produttori e dei fornitori di contenuti.

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