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A volte ritornano

29 Luglio 2016

A volte ritornano

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Un beniamino dei webdesigner del secolo scorso tenta di rimettersi in gioco. La concorrenza è numerosa e agguerrita.

Nella prima età degli anni Novanta, quando mi misi a scrivere le mie prime pagine web – si trattava del sito per un videogioco che avevo creato all’epoca – aprii l’editore di testo e cominciai a scrivere una dopo l’altra le istruzioni dello HTML 3 a manina: <HTML><HEAD>, e via dicendo. Non c’era altro modo di lavorare per il web (altresì, i dinosauri dominavano la Terra. Mi pare. I ricordi sono un po’ confusi).

Il sito di Sogni & Spade, circa 1994

E, aperto in un browser moderno, si vede ancora in tutta la sua bellezza.

Nella seconda metà dei Novanta, il primo boom del web convinse i maggiori sviluppatori di software a uscirsene con applicazioni che permettevano ai grafici di produrre pagine web con strumenti avanzatissimi, tipo voi trascinavate una immagine dalla scrivania in una finestra e nell’editore appariva l’istruzione <IMG>. Di questi anni ricordo GoLive di Adobe, Home Page di Claris (cioè Apple), FrontPage di Microsoft (che il Signore se l’abbia in gloria), il Composer di Mozilla, e soprattutto Dreamweaver di Macromedia. Azienda che poi si fuse con Adobe, ragion per cui il programma venne poi ribattezzato Adobe Dreamweaver.

Con l’avvento di HTML5, ma soprattutto grazie alla nascita del webdesigner professionista, Dreamweaver e compagnia sono gradualmente divenuti ininfluenti. Chi scrive pagine web oggi deve conoscere HTML, CSS e JavaScript come le sue tasche. Si usano ancora app che aiutano lo sviluppo, ma non pretendono di nascondere lo HTML, semmai aiutano ad evitare gli errori, a collaborare o a integrare libreria esterne. La stessa Adobe negli ultimi anni ha supportato Brackets, integrandolo nel suo Creative Cloud. Altri webdesigner che conosco preferiscono Sublime Text, altri Atom che è il più personalizzabile del mucchio.

Se non puoi batterli

Chi vive nell’ecosistema Microsoft addirittura crea siti web usando Visual Studio Code, che discende direttamente dall’ambiente di sviluppo usato per creare le app per Windows, ma nella sua incarnazione per il web gira anche su Mac. Il sottoscritto nel suo piccolo preferisce PHP Storm, ambiente elefantiaco e un po’ legnoso ma nel quale si possono creare simultaneamente programmi PHP e JavaScript, magari eseguendoli passo passo alla caccia di difetti. E siccome oggi come oggi anche i libri si scrivono in HTML (perché gli epub sono, internamente, HTML), PHP Storm è anche servito a scrivere i più recenti libri per Apogeo. E grazie all’integrazione di Git, quando il coautore Bragagnolo fa la sua parte i suoi testi vengono automaticamente integrati nei miei, gran bella comodità.

La notizia del giorno è che Adobe ha filosoficamente adottato la strategia del se non puoi batterli unisciti a loro e ha riscritto da capo a piedi il vecchio Dreamweaver facendono un ambiente di sviluppo moderno per il web, attualmente dsponibile nella forma di una gratuita beta pubblica. Prevedibilmente, il punto di forza maggiore per il nuovo prodotto sta nella sua integrazione nell’ecosistema Adobe, a cominciare da come permette di trasformare le idee sviluppate con Photoshop in pagine web. Ma sono interessanti anche le integrazioni di sistemi esterni, come il succitato Git o LESS/Sass. E se non sapete cosa siano questi ultimi due Catilina, ne riparliamo alla prima occasione.

L'autore

  • Luca Accomazzi
    Luca Accomazzi (@misterakko) lavora con i personal Apple dal 1980. Autore di oltre venti libri, innumerevoli articoli di divulgazione, decine di siti web e due pacchetti software, Accomazzi vanta (in ordine sparso) una laurea in informatica, una moglie, una figlia, una società che sviluppa tecnologie per siti Internet

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