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11 settembre, guida a complotti e metacomplotti

19 Settembre 2006

11 settembre, guida a complotti e metacomplotti

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I fatti legati all'attentato terroristico al World Trade Center sono territorio di ricerca per migliaia di analisti, più o meno ufficiali. Due i gruppi principali: chi sostiene l'esistenza di una cospirazione e chi cerca di attenersi, seppure in modo critico, alle versioni ufficiali. Un mondo pieno di sfumature e documentazione, per il quale è utile una mappa ragionata

Complottisti di qua, ufficialisti di là. Troppo facile ridurre tutta la diatriba a due fronti opposti; fin troppo evidente, anche nei media, la tentazione di spettacolarizzare il confronto e ridurlo a scontro di fazioni fine a se stesso, con relative tifoserie, dimenticandosi che quello scontro scaturisce da uno degli atti più scioccanti della storia moderna e dalla morte violenta, in diretta televisiva mondiale, di quasi tremila persone.

La realtà è parecchio più complessa, con infinite sfumature, dall’ortodossia più cieca fino alle teorie più alternative. Da qualche parte, e probabilmente non nel proverbiale mezzo, ci dovrebbe stare la verità, che però rischia di perdersi nella confusione. O di andarsene stizzita per il disgusto. Se volete orientarvi in quest’arcipelago di spiegazioni degli eventi di quel terribile giorno, vi serve una cartina. Eccovi, quindi, i punti cardinali del complottismo e dell’ufficialismo, dai quali partire per la vostra esplorazione personale, l’unica che può trasformare la chiacchiera da bar in parere informato.

Un’avvertenza innanzi tutto: sono parte in causa. Molti mi considerano un “ufficialista”: c’è anche chi mi accusa di essere direttamente al soldo della CIA (dico sul serio) perché indago sulle ipotesi di complotto e le smonto con gli stessi criteri affinati in quattro anni di Servizio Antibufala. Farò comunque il possibile per presentare la situazione in modo obiettivo.

Documentazione ufficiale

Cominciamo chiarendo subito uno dei miti: non esiste un “rapporto ufficiale”. Ne esistono a dozzine: il più famoso è il Rapporto della Commissione sull’11 settembre, che però suona come un ponderoso sunto da Reader’s Digest quando lo si mette a confronto con i rapporti redatti dalle associazioni tecniche e dagli enti specialistici più quotati: quello dell’NTSB, l’ente preposto alla sicurezza dei trasporti, che indaga su tutti gli incidenti aerei; quello della FAA, grosso modo l’equivalente dell’Ente Nazionale Aviazione Civile; il rapporto sull’attentato al Pentagono preparato dall’ASCE, l’associazione statunitense degli ingegneri edili; quello del NIST, ente di normazione statunitense, dedicato al World Trade Center; quello della FEMA, l’autorità federale di gestione delle emergenze, che documenta la dinamica del disastro delle Torri Gemelle.

Questi sono soltanto alcuni dei più massicci: decine di migliaia di pagine redatte da tecnici di settore, alle quali fanno contorno dozzine di altri rapporti apparentemente secondari ma cionondimeno assai rivelatori, come il rapporto sulle soluzioni di puntellamento del Pentagono che si rivela un tour inedito nell’interno della zona devastata dell’edificio, o quello sugli interventi dei pompieri al Pentagono, anch’esso fonte di dati, planimetrie e immagini molto eloquenti della breccia che i complottisti considerano troppo piccola per accogliere un Boeing 757.

Oltre all’approccio tecnico c’è anche quello giudiziario: gli atti del processo a Zacarias Moussaoui sono una sorgente infinita di dettagli, documenti, analisi, testimonianze e immagini (molte delle quali sono troppo scioccanti per essere mostrate). Ci sono, infine, anche le registrazioni delle comunicazioni militari, quelle dei pompieri e dei servizi di soccorso a New York, le telefonate dei passeggeri dei voli dirottati (fatte quasi tutte con i telefoni di bordo, non con i cellulari).

Il problema di questa documentazione “ufficiale” è la sua stessa mole, che induce una sorta di sindrome di Stendhal da attentato. È praticamente tutta in inglese tecnico, oltretutto, per cui la sua disponibilità in Rete è quasi una beffa: chi non sa l’inglese si deve accontentare di guardare le figure (che comunque offrono parecchi spunti a chi le sa esaminare con cura). E chi lo sa, se non è mosso da estrema dedizione e sostenuto da una memoria di ferro, non ha speranze di leggere e incamerare tutto. È un peccato, perché annidate in questa selva di pagine e di grafici ci sono le risposte a gran parte dei dubbi (molti perfettamente legittimi) sollevati dagli scettici e anche dai semplici curiosi. Come fanno le finestre del Pentagono a essere pressoché intatte? Come è possibile che le torri gemelle siano crollate in modo apparentemente così ordinato? Perché il cratere del volo 93 ha un aspetto così surreale, senza tracce di rottami? Come fanno gli aerei dirottati a scorrazzare per il cielo senza essere intercettati?

Le versioni alternative

Le interpretazioni alternative degli eventi dell’11 settembre sono numerosissime e sovente incompatibili fra loro, ma forse proprio per questo sono più accattivanti: offrono il mistero che manca totalmente nel linguaggio burocraticamente arido della cauta e pignola ufficialità e danno lo spunto per dibattiti fra tesi concorrenti (i dirottatori non c’erano o c’erano ma sono vivi, gli aerei erano radiocomandati o erano ologrammi, il World Trade Center era tutto minato o minato soltanto in alcuni punti, e così via) ma tutte accomunate da un assioma: c’è un grande complotto e solo i cittadini possono smascherarlo. Inoltre, a differenza dei rapporti ufficiali, le versioni alternative sono disponibili anche in italiano e spesso sono illustrate da video o addirittura da veri e propri film dalla grafica assai curata e dal ritmo incalzante.

La galassia dei siti che offrono ipotesi di complotto è vastissima, e altrettanto grande è la varietà degli approcci. Tralasciando i siti più estremi, riconoscibili dalla seminagione di punti esclamativi e dalle foto sgranate e ingrandite fino a diventare un mosaico di artefatti di compressione, spiccano alcuni nomi che affrontano la questione con rigore compilativo e non si lanciano verso conclusioni affrettate, diventando in alcuni casi preziosi siti di riferimento neutrali: spiccano fra tutti l’immensa cronologia di Cooperative Research e la ricchissima collezione di immagini di Pentagon Research.

Una nota di merito va anche a Flight77.info di Scott Bingham, che mette mano al portafogli e avvia la battaglia legale per ottenere la desegretazione dei filmati dell’impatto al Pentagono, riscuotendo già notevoli successi (i video rilasciati finora sono liberi grazie a lui). Ci sono poi siti che sposano chiaramente una specifica tesi ma meritano di essere consultati per la dovizia di filmati e informazioni che propongono: per esempio, WTC7.net, che copre le teorie sul crollo (o demolizione) della “terza torre” del World Trade Center e fa parte del più ampio 911Research, o Scholars for 9/11 Truth, che raduna i nomi degli accademici più in vista che sostengono le ipotesi di complotto, oppure 911review, che fra l’altro si oppone alle teorie sul “Boeing fantasma” al Pentagono e sull’uso di aerei alternativi a quelli di linea per colpire le Torri Gemelle, ritenendole tentativi di screditare il movimento per la ricerca della verità.

Quest’ultimo è un concetto che non è ancora stato assimilato dai siti complottisti italiani, che sposano tuttora teorie ormai considerate obsolete dai loro omologhi d’oltreoceano: mentre anche il sito del celebre convegno di Chicago toglie il “Boeing fantasma” del Pentagono dai suoi quaranta punti di contestazione e siti di riferimento come Whatreallyhappened.com dichiarano senza esitazioni che “Boeing fantasma” e “pod” (un oggetto che sarebbe appeso sotto la fusoliera di uno degli aerei lanciati contro il World Trade Center) sono teorie pericolosamente ridicole, Nexus Italia, Luogocomune.net e Megachip.info di Giulietto Chiesa (insieme a una costellazione di siti come 911 subito) continuano a presentarle.

Il movimento statunitense per la ricerca della verità sull’11 settembre, infatti, si è evoluto in questi anni, affinandosi ed abbandonando le teorie più estreme, concentrandosi invece su aspetti ben più sostenibili e presentabili, come l’inquinamento dell’aria di New York fatto passare sotto silenzio, l’inadeguatezza della preparazione della difesa USA a un attacco di questo genere, la riluttanza del governo Bush ad affrontare con trasparenza gli eventi dell’11 settembre e la sicurezza dei grattacieli in generale in caso di grandi incendi. Ipotesi come quelle dei Boeing sostituiti da aerei militari o delle demolizioni delle torri sarebbero quindi manovre per screditare la critica seria: un complotto inventato, costruito per ridicolizzare il complotto vero. Un metacomplotto, insomma. Il quadro, insomma, è assai più complesso di quel che può sembrare a prima vista.

La vera forza mediatica dei movimenti “complottisti” (termine riduttivo e troppo carico di polemiche, disperatamente bisognoso di un rimpiazzo), tuttavia, sta nei loro film scaricabili da Internet. Al di là dei loro contenuti, titoli come Loose Change, In Plane Site, Confronting the Evidence o l’italiano Inganno globale hanno dimostrato l’efficacia della Rete nel veicolare film scavalcando la distribuzione tradizionale e il pantano dell’attuale sistema di copyright. I produttori di Hollywood faranno bene a imparare in fretta la lezione. Vi sono poi produzioni indipendenti, come 9/11 Press for Truth, che abbandonano completamente le teorie di demolizione e di sparizione degli aerei per concentrarsi sulle falle, reticenze e inadempienze dell’amministrazione Bush, con un collage di spezzoni di notiziari statunitensi che fa veramente riflettere, ma rischia di finire sommerso dal fracasso di chi strilla storie ben più spettacolari.

Siti di debunking

La Rete ospita anche un enorme numero di siti dedicati alla smentita delle ipotesi di complotto: il cosiddetto debunking. Si distinguono subito per la loro povertà di mezzi: non hanno né libri né Dvd da vendere e sono il frutto delle fatiche di gruppi di appassionati senza scopo di lucro. Di conseguenza, di film di debunking non se ne parla nemmeno, e questa è una lacuna mediatica che vede il complottismo in netto vantaggio.

Uno dei più celebri è 911myths.com, accompagnato dal Journal of Debunking 9/11, da Debunking9/11.com e da QuestionsQuestions.net; Screw Loose Change si dedica alla critica del video Loose Change. Fa eccezione, in questo panorama di siti amatoriali, lo sforzo della rivista Popular Mechanics, che ha prodotto un lungo dossier intitolato 9/11: Debunking The Myths, successivamente ampliato e pubblicato come libro. Anche Snopes.com, il celebre sito antibufala, ha una vari articoli dedicati ai miti dell’11 settembre.

In lingua italiana si contano pochi siti che si occupano di questo tema: Crono911.org contiene molti documenti poco noti e una dettagliatissima e documentatissima guida scaricabile (PDF) all’11 settembre; Sulterrorismo ospita una meticolosa indagine sull’impatto al Pentagono; Bisqui ha compilato immagini poco note del crollo delle Torri Gemelle e dei danni alla zona circostante; e mi ci sono messo anch’io, insieme a un gruppo di tecnici di settore, piloti, chimici, periti di tribunali e ingegneri, con il sito compilativo Undicisettembre.info, la critica del film Inganno Globale e il blog di ricerca e aggiornamento Undicisettembre.

Ma indubbiamente manca qualcosa che abbia l’impatto visivo e mediatico di un video o di un documentario girato sui luoghi e con i testimoni dell’evento. Le produzioni televisive tradizionali, infatti, come i documentari The Meyssan Conspiracy o Building on Ground Zero, non sono legalmente scaricabili, e questo ne frena la distribuzione rispetto ai documentari liberi realizzati dai complottisti. L’unica, timida eccezione finora è data dalle animazioni digitali di Mike Wilson e dagli streaming parziali delle trasmissioni italiane che si sono occupate dell’argomento (come Matrix, con la quale ho collaborato). Ma c’è ancora molto da fare per riequilibrare i termini del confronto fra teorie di complotto e analisi critica.

È facile sentirsi spaesati in questo mare d’informazioni. Di solito ci si pone il problema di scegliere a chi credere: ma la mia esperienza di questi quattro anni di ricerche e indagini sull’11 settembre e sul complottismo in generale (legato anche ad altri eventi, come gli sbarchi sulla Luna) suggerisce che non bisogna credere, ma capire, e l’unica maniera per capire è informarsi e sviluppare il proprio senso critico, tenendo sempre presente quello che io chiamo il Principio di Belzebù: se chi fornisce un’informazione ne può ricavare un tornaconto, l’informazione diventa meno affidabile di quella offerta da chi ne trae danno e quindi va verificata con maggiore scrupolo. Un ateo di ferro che mi dice che ha visto Belzebù è più affidabile di un venditore di Bibbie che proclama la medesima apparizione. È una regola preziosa non soltanto per le teorie di complotto undicisettembrine.

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Per volontà dell’autore, il compenso di questo articolo viene devoluto in beneficenza da Apogeonline.

Paolo Attivissimo è traduttore tecnico, giornalista e consulente. Per Apogeo è autore di numerosi libri divulgativi d’informatica, il più recente dei quali è L’acchiappavirus. Nel suo sito personale gestisce il popolarissimo Servizio Antibufala, una raccolta di indagini in continua espansione su catene di sant’Antonio, falsi allarmi, dicerie e truffe che circolano in Internet. Ha un blog, nel quale pubblica articoli su diritti digitali, Internet, bufale e informatica.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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