In Italia da dieci anni

L’architettura dell’informazione

di

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25

gen

2017

La disciplina del mettere ordine nelle interazioni tra uomo e informazione è decollata grazie a una comunità attiva e composita.

Nata negli Stati Uniti negli anni novanta, debuttò ufficialmente in Italia con il primo Summit italiano di architettura dell’informazione, tenutosi a Roma nel febbraio 2006. La Rete ne conserva ancora la pagina di presentazione.

Tra gli organizzatori c’era anche Luca Rosati, architetto dell’informazione e user experience designer, che nel 2008 scrive il libro Architettura dell’Informazione. Il libro di Rosati si apre con la prefazione di Sofia Postai, web designer, esperta e docente di comunicazione, che cita un vecchio proverbio cinese:

Se regali un pesce ad un uomo affamato, lo fai felice per un giorno, ma se gli insegni a pescare lo fai felice per tutta la vita.

Rosati ha iniziato con quel libro a insegnarci nuove tecniche per pescare, introducendo una nuova prospettiva e nuove idee per mettere ordine nei siti web, nei supermercati, nei motori di ricerca e forse anche un po’ nella nostra testa. Ovviamente c’erano altri professionisti che si stavano avvicinando alla disciplina e, sebbene provenissero dagli ambiti più disparati, sembravano portare dei tasselli che una volta accostati tra loro prendevano senso, creando relazioni utili, soluzioni inaspettate, possibili orizzonti. C’era chi si occupava di biblioteconomia, usabilità, editoria, giornalismo, sviluppo e informatica, grafica, comunicazione, linguaggio.

Post-digital architecture di Housatonic Design

Post-digital Architecture, di Housatonic Design. Dal Summit dell’anno scorso.

 

Così nel 2009 viene fondata Architecta, Società Italiana di Architettura dell’Informazione, con questi scopi:

  • Connettere persone provenienti da discipline e percorsi diversi ma fortemente correlati.
  • Promuovere la comprensione e la diffusione dell’architettura dell’informazione in Italia.
  • Far interagire e fondere le microreti di conoscenze personali in una più vasta comunità.
  • Creare un appuntamento annuale – il Summit appunto – a carattere tecnico/divulgativo che riunisse gli esperti, le aziende e i progetti.

Lo scorso novembre, Architecta ha festeggiato a Roma una data importante, il decimo anno del Summit. Sono stati due giorni di workshop e conferenze, ricchi di interventi importanti come quello di Abby Covert, già presidentessa dell’Information Architect Institute americano. Tra i relatori, italiani invece è intervenuta Annamaria Testa, pubblicitaria, docente di comunicazione, fondatrice del sito Nuovo e Utile, riferimento imprescindibile per chi fa comunicazione in Italia, ma non propriamente vicina al mondo dell’architettura dell’informazione. Ebbene, Annamaria Testa con una sola osservazione ha rivolto ad Architecta e ai presenti un grande complimento e allo stesso modo una sorta di richiamo, chiedendo con un pizzico d’ironia:

Ma perché io non vi conoscevo? Perché non conoscevo Architecta e soprattutto, perché non conoscevo il modo intelligente di vedere il mondo dalla prospettiva degli architetti dell’informazione?

Per dire che la disciplina e la comunità hanno ancora bisogno di essere raccontate, accresciute e potenziate e che vale la pena farlo perché, se hanno potuto affascinare e convincere una professionista del calibro di Annamaria Testa, vuol dire che stanno andando nella direzione giusta.
 

Language Design

Parte integrante della disciplina. Fresco di stampa.




Yvonne Bindi (@yvonnebindi), laurea in Comunicazione Internazionale, è architetto dell'informazione ed esperta di linguaggio e comunicazione. Lavora come consulente, docente e divulgatrice sui temi del linguaggio, del design e della tecnologia.

In Rete: www.linkedin.com/in/yvonnebindi

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