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Il monopolio è finito e non lo sa

Una Società da riformare

di

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12

apr

2016

Lavorano per la riforma della SIAE una direttiva europea e il tempo: fattivo l’impegno del governo per fare finta di niente più che può.

Chi ha seguito i miei canali nei giorni scorsi avrà visto molto movimento legato ad una data fatidica: il 10 di aprile, domenica scorsa, giorno entro cui il legislatore italiano avrebbe dovuto emanare la normativa nazionale per il recepimento della direttiva Barnier che pone alcuni requisiti minimi a livello europeo per l’attività di gestione collettiva dei diritti d’autore. In altre parole: riforma della SIAE in un’ottica più internazionale, più smart e meno ingessata dai problemi che più volte abbiamo segnalato in queste pagine.

Qualche giorno prima del termine (per la precisione, giovedì 7 aprile) mi sono trovato attorno a un tavolo presso l’Angelo Mai di Roma con le principali realtà interessate al tema; come per dire simbolicamente al mondo delle istituzioni signori, il tempo è scaduto; è ora di fare qualcosa! A coinvolgermi nell’iniziativa è stato il suo ideatore e coordinatore, Corrado Gemini, con cui avevo avuto modo di collaborare già lo scorso anno nell’ambito del Progetto CTRL.

L'autore assieme agli altri protagonisti

Da sinistra a destra: Davide D’Atri, Adriano Bonforti (Patamu) e il sottoscritto.

Per un percorso (ri)formativo

Come spesso accade, al di là dell’indubbio impatto a livello di divulgazione e informazione verso il pubblico, queste occasioni servono per creare interessanti connessioni tra persone attive sugli stessi fronti. Ad esempio, l’incontro romano è stato l’occasione per confrontarsi dal vivo – e non più solo via web – con persone come Davide D’Atri (fondatore di Beatpick e Soundreef) e Giovanni Maria Riccio (collega avvocato molto attivo su questi temi e autore dell’ottimo libro Copyright collecting societies e regole di concorrenza. Un’indagine comparatistica).

Discussioni a margine

Davide D’Atri, Adriano Bonforti e Cristian Iannuzzi (deputato Gruppo misto).

Chi non fosse stato presente, può ascoltare l’intero podcast del dibattito. E non solo: l’obiettivo dell’incontro era anche presentare una sorta di documento manifesto aperto alla sottoscrizione da parte di chiunque sia interessato e ne condivida i principi.

I protagonisti del dibattito

il tavolo dei relatori (nel corso della prima sessione). Da sinistra a destra: Giovanni Maria Riccio, Corrado Gemini, Gianluca Cannavale, Giuliana Aliberti.

Il giorno dopo l’incontro (di cui abbiamo anche altre immagini) è stata invece la volta del tweet bombing rivolto al Ministro Franceschini, che pochi giorni prima aveva rilasciato discutibili dichiarazioni a difesa della tanto discussa situazione di monopolio legale a favore di SIAE. L’iniziativa, partita quasi spontaneamente da alcuni artisti e attivisti, ha fatto sì che l’hashtag #franceschiniripensaci andasse a finire nei trending topic di Twitter della giornata.

Ma oltre questa attività di sensibilizzazione e protesta, ci si chiede se la scadenza del 10 aprile possa già avere qualche impatto concreto sull’attuale situazione e quali possano essere di preciso i cambiamenti. A spiegarcelo in modo efficace è il solito Guido Scorza, titolando SIAE e diritti d’autore, da oggi cambia tutto o, almeno, dovrebbe:

Da oggi autori ed editori iscritti alla SIAE tornano liberi da ogni legaccio, vincolo o lacciuolo loro imposto dallo Statuto e dal Regolamento generale che governa i rapporti tra la società ed i suoi iscritti. Liberi di concedere licenze per uso non commerciale sulle proprie opere e, dunque, tra l’altro, di far ricorso – come e quando credono – alle famose licenze Creative Commons, liberi di limitare e revocare il mandato conferito alla società per opere e/o categorie di diritti. Niente più obbligo di affidare forzosamente alla SIAE il proprio intero repertorio.

Dalle voci emerse durante l’incontro pare che in effetti in Parlamento stia circolando una bozza di legge attuativa; ma appunto, sono solo voci di corridoio. E – come ho già segnalato altrove – trovo abbastanza inaccettabile che non ci sia sufficiente trasparenza sul procedimento legislativo da costringermi a fare affidamento sulle voci e i sentito dire. Era così difficile far circolare sui canali ufficiali un disegno di legge con sufficiente anticipo? Oppure devo pensare che arrivare all’ultimo momento (se non addirittura fuori tempo massimo, come in questo caso) sia una precisa strategia politica per poi potersi nascondere dietro l’urgenza?

Una pausa delle discussioni

L’impegno è consapevole, forte e crescente; speriamo aiuti a sbloccare la situazione.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. PIETRO

    Credo che hai ragione.

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