Sinestesie da grande schermo

Gustare la TV

di

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16

feb

2016

“Suggeriamo di indossare un cappotto pesante” è il messaggio che potrebbe comparire su un televisore del futuro.

La TV sta cambiando. Second Screen Experience e SmartTV sono solo la punta dell’iceberg. È in atto una evoluzione dell’esperienza utente televisiva che stravolgerà molto probabilmente le abitudini e le opinioni più consolidate.

Parlarne in questi giorni, proprio quando è stata confermata la teoria di Einstein riguardo le onde gravitazionali, fa sembrare che tutto sia persino più possibile. Pensiamo a cosa sono riusciti a fare nel 1895 i Lumière durante la proiezione de L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (cortometraggio muto): svuotarono una intera sala! La gente si spaventò e scappò convinta che stesse veramente arrivando un treno nel locale.

Partendo da questo primissimo effetto speciale, oggi abbiamo raggiunto e sviluppato il cinema con gli occhiali 3D, che ci stupisce con la profondità delle scene e l’immersione degli ambienti. Abbiamo sviluppato la realtà virtuale di Oculus e quella più economica dei Cardboard di Google, entrambe atte a immergersi in film, documentari e videogiochi esaltando le percezioni di vista e udito.

Sempre in ambito domestico, abbiamo a disposizione diverse soluzioni tecnologiche per immaginare nuove forme di interazione con lo strumento televisivo: telecomandi come minijoystick (nel caso di LG per le SmartTV), comandi vocali per avviare ricerche tramite il televisore o per aumentare e abbassare il volume. Addirittura televisori che non hanno bisogno di un telecomando, perché siamo noi, con il nostro corpo, i controller e attraverso i gesti delle mani inviamo comandi allo schermo.

La TV multisensoriale

La fruizione però si limita comunque a due dei cinque sensi principali: vista e udito. Tatto, gusto e olfatto restano sempre fuori. Almeno fino ad ora. Da un po’ di tempo infatti si parla di Feelyvision. Quando la TV coinvolgerà quattro o addirittura tutti e cinque i sensi. Il bello è scoprire come questo sarà possibile.

Il gruppo di ricerca di Marianna Obrist docente presso l’Università del Sussex (Brighton), sta lavorando a questo progetto da un paio di anni. Tutto ruota attorno alla tecnologia ad ultrasuoni e alla sua applicazione con gli strumenti e i contenuti audiovisivi.

Come mostrato nel sito di Ultrahaptics, startup inglese fondata nel 2013, sviluppatori, ingegneri e interaction designer stanno sviluppando una tecnologia unica nel suo genere. Senza indossare dispositivi wearable e senza toccare pulsanti o controller, il pubblico percepirà feedback tattili (il vento sulla faccia) attraverso onde d’aria e ultrasuoni emessi da un dispositivo collegato al televisore, o magari dal televisore stesso.

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Trasmettere sensazioni tattili collegate alla programmazione televisiva. E non solo.

In questo video Ultrahaptics mostra inoltre come la propria tecnologia si potrebbe applicare a qualsiasi altro contesto.

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La stessa stimolazione genera sensazioni differenti secondo dove viene applicata.

Il risultato è la TV multisensoriale: udito, vista, tatto più le cinque varianti del gusto (amaro, aspro, dolce, salato, umami). Possiamo definirla un nuovo traguardo, o una amplificazione sensoriale di quello che Donald Norman in Emotional Design (Apogeo, 2004) definisce design viscerale.

È facile pensare ad esempio a una evoluzione dei format di cucina, dove chef e concorrenti potranno trasmetterci il profumo e, chissà, il gusto del piatto che stanno preparando. Il nostro concorrente preferito di Masterchef verrà valutato da noi per come e se sarà di nostro gusto la ricetta.

Dalla TV alla sensorial call

Come potrà stupirci la TV di domani lo potrebbe sapere Moses Znaimer, il più grande sostenitore e precursore del nuovo concetto di palinsesto non più confezionato dall’emittente, ma creato dagli utenti. Znaimer, che sarà ospite a Meet The Media Guru di Milano, ha anticipato di quasi venti anni quello che avviene oggi in maniera indipendente e autonoma nei social media.

E ora immaginiamo per un momento i nostri sensi coinvolti anche nelle videochiamate ad amici e parenti. Non sarà così assurdo pensare ai nostri smartphone, o meglio ai dispositivi indossabili come braccialetti e smartwatch i quali, durante una telefonata o videochiamata, ci invieranno impulsi a ultrasuoni per farci percepire la passeggiata sotto la pioggia del nostro amico dall’altra parte del telefono e, a nostra volta, condividere con lui il calore del sole e il profumo del mare mentre siamo in vacanza. Prenderebbero vita le sensorial call.

Speriamo solo che, a scanso di equivoci, una voce guida inviti a coprirsi adeguatamente prima della visione di un documentario sull’Antartide.




Val Pin (@v_alpin) lavora da diversi anni nel campo dello UX Design. Ha iniziato nel campo dell’e-learning e negli ultimi anni si sta dedicando alla progettazione di ambienti per business platform, buttando sempre un occhio al mobile entertainment per il quale ha lavorato diversi anni come UX Designer. HCI e smart device sono la sua estensione cibernetica. Il suo obiettivo è sempre lo stesso: trovare soluzioni creative da applicare allo UX Design. Per questo il genere sci-fi è la sua fonte di ispirazione. Ha però un grosso difetto: accumula carta per creare prototipi e modellini per qualsiasi cosa.

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