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L'uso del digitale rimane sulla carta

Collirio per i giudici

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02

mar

2015

Il computer è insufficiente, gli occhi bruciano per la stanchezza: se arriva la telematica, la toga diventa mestiere usurante.

Avevo già sottolineato come fosse complicato il divorzio tra il giudice e il faldone. E in questi mesi il passaggio al processo civile telematico, pur con qualche proroga, è arrivato al suo compimento, almeno a livello teorico.

Infatti è ormai dal 1° gennaio di quest’anno che tutti gli atti processuali devono essere depositati in modalità telematica e che quindi il giudizio deve svolgersi sulla base del fascicolo digitale.

Non è questa la sede per entrare nel dettaglio dei problemi che questa innovazione ha incontrato (i siti di informazione giuridica ne sono già pieni), considerando anche che coinvolge categorie professionali per natura molto affezionate alla carta: giudici, avvocati e cancellieri. Tuttavia, la fatidica scadenza imposta per legge è arrivata e, pur con un po’ di ritardo fisiologico e qualche intoppo, più o meno tutti si sono adeguati.

Ma aspettiamo a cantare vittoria; il cancro della resistenza al progresso non è facile da sconfiggere. In queste settimane, cioè nelle prime settimane di entrata a pieno regime del nuovo sistema telematico, nei tribunali hanno iniziato a fare capolino strani avvisi più o meno espliciti in cui i giudici chiedono agli avvocati di fornire, dopo aver depositato gli atti processuali per via telematica, anche le relative copie cartacee (dette copie di cortesia). E in alcuni fori sono stati addirittura sottoscritti protocolli d’intesa tra il Presidente del Tribunale e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, mirati a consolidare questa prassi.

Per chi non fosse pratico del settore e non avesse ben capito, dietro tutto ciò c’è un concetto molto semplice: benché la legge stabilisca da ormai qualche anno che il processo civile debba svolgersi su un fascicolo telematico, di fatto i giudici vogliono continuare a lavorare sulla carta. Abbiamo computer troppo lenti, abbiamo schermi troppo piccoli, ci bruciano gli occhi, sono le bizzarre motivazioni addotte più spesso.

Copie di cortesia su carta degli atti giudiziari

“Non tenere costantemente lo sguardo sullo schermo del computer”. Maiuscolo.

Ecco che allora arriva una proposta per sciogliere finalmente questo delicatissimo nodo e permettere l’autentica innovazione della giustizia italiana: la proposta di chiedere a gran voce al Ministero della Giustizia la creazione di centri stampa presso le cancellerie. Sì, avete capito bene! Uffici dotati di potenti stampanti laser che mettano su carta gli atti processuali depositati dagli avvocati per via telematica, attraverso la firma digitale, la Posta elettronica certificata e un’apposita console software.

Certo, piuttosto della prassi della copia di cortesia (che scarica tutto sugli avvocati) meglio la soluzione dei centri stampa a carico delle cancellerie (e quindi dello Stato). Ma ditemi: ha senso tutto ciò? Non sarebbe meglio spendere quei soldi per comprare nuove dotazioni per i giudici? Computer, schermi, tablet, ebook reader… o magari ettolitri di collirio.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. Il fu fattore umano | Apogeonline

    [...] dove la legge impone la trasmissione telematica dei fascicoli e chi giudica secondo la legge chiede la copia di cortesia. Tradotto: [...]

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