All'insegna della nuova sede

Nell’ombelico di Twitter

di

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25

ago

2014

Sviluppo delle competenze interne e valorizzazione delle idee dei dipendenti: poi ci si lamenta della fuga dei cervelli.

Una delle chicche più gustose della mia esperienza californiana arriva al giro dei boa dei miei #30SFdays. È infatti il giorno 15 quando per pranzo mi reco presso le sede di una delle realtà più note di Internet, l’unico tra i grandi nomi ad avere mantenuto gli uffici in città invece di trasferirli nella Valley (dove il fisco e il prezzo degli immobili sono più favorevoli): Twitter.

Questa volta il mio contatto è Leonardo Zizzamia, sviluppatore poliedrico che non ho mai avuto il piacere di incontrare prima in Italia e che mi è stato segnalato da una gentilissima amica in comune. 26 anni, cresciuto in Salento, ma laureato a Perugia e spostatosi presto a Londra a consolidare l’inglese; fino a quando non decide di sfruttare il suo secondo passaporto americano e mirare alle grandi aziende della Silicon Valley dove può meglio esprimere le sue capacità.

Ci accordiamo per un pranzo nella nuova sede di Market Street, a qualche isolato di distanza dal vecchio quartier generale di Folsom Street in cui ero stato nel 2011 a trovare l’amico Stefano Maffulli. Noto subito una prima differenza: se fuori dalla vecchia sede non compariva nemmeno una timida scritta e l’azienda era più che altro un’ospite del palazzo di AT&T, ora un’insegna verticale bella evidente si fa riconoscere sulla via principale della città. Come dire: siamo qui per rimanere.

Arrivo, do il mio nome alla portineria generica del palazzo e mi mandano al nono piano dove mi attendono la reception vera e propria e la compilazione di un form di registrazione (con tanto di nondisclosure agreement) per poter avere il mio badge da ospite. Nel frattempo chiamano Leonardo che arriva in pochi minuti e mi invita subito a partecipare ad una specie di rito di iniziazione: lo scatto di una foto goliardica (con baffoni o occhiali finti) che verrà istantaneamente twittata dall’apposito account @Twisitor.

In-formazione

La visita inizia con l’invito a sentirmi libero di fotografare tutto ciò voglio dato che sostanzialmente passeremo solo in aree comuni, non sensibili per le policy di segreto aziendale. Prima ancora di arrivare all’area ristorante, la mia attenzione viene catturata da alcuni schermi su cui compaiono i titoli di seminari e nomi dei relativi iscritti. Uno di quelli con maggior pubblico registrato sarà proprio tenuto da Leonardo il prossimo 5 settembre e si intitola AngularJS Essential (Canary Run). Mi spiega che si tratta di un’iniziativa di formazione interna chiamata Twitter University, mirata alla formazione dei dipendenti e basata principalmente sulla condivisione interna delle competenze. Scopro poi con piacere leggendo la news sul blog ufficiale che il tutto è partito circa un anno fa proprio dall’acquisizione di un’azienda specializzata nella formazione in campo open source.

Da italiano che ha provato sulla sua pelle la triste filosofia di alcune aziende di casa nostra secondo cui, se hai una formazione elevata, sei un elemento di disturbo più che una risorsa, rimango piacevolmente stupito da questa iniziativa e da quante energie l’azienda sembra dedicarle.

La partecipazione e l’organizzazione dei seminari sono caldeggiate dalla dirigenza e non c’è pericolo che ciò venga visto come qualcosa che toglie tempo al lavoro vero e proprio. In fondo, nell’ottica di un’azienda come Twitter che ha un ritmo di crescita e sviluppo elevatissimo, formare le persone internamente ha un costo complessivo minore rispetto alla ricerca di nuovi collaboratori. Inoltre qui dentro ci sono expertise di altissimo livello su ogni aspetto dell’informatica e della comunicazione, quindi non ha senso investire sulla formazione esterna. Anche la collaborazione tra team diversi è molto incoraggiata; motivo per cui Twitter predilige gruppi piccoli.

Leonardo lavora infatti in un’unità di 7-8 persone. Lo seguo nei diversi piani e corridoi e, mentre chiacchieriamo, mi mostra ben tre aree di ristorazione, grandi qualche centinaia di metri quadrati l’una (eccone un esempio) e tutte con una scelta gastronomica amplissima. Difficile che uno non trovi il suo cibo ideale. Mi racconta che, nonostante lui abbia un appartamento a pochi isolati di distanza, usa la cucina di casa sua solo nel weekend dato che lì vengono servite anche la colazione (fino alle 10) e la cena (dalle 19 circa). È uno dei tanti modi per coccolare i dipendenti e per indurli a passare più tempo possibile in ambiente lavorativo, come d’altronde le varie aree per i giochi e per gli sport indoor e le varie aree lounge e relax, sapientemente alternate alle postazioni di lavoro, e ovviamente tutte gratuite. Solo alcuni bar sono a pagamento (come quello in cui dopo pranzo beviamo un ottimo cappuccino gibraltar), anche se il loro ricavato viene periodicamente devoluto in beneficenza.

La settimana delle idee

Quando spiego a Leonardo il mio background legato alla filosofia open, mi parla di un’altra iniziativa a me ignota, anch’essa all’insegna della condivisione interna delle idee e dei progetti. Si chiama #Hackweek e si tiene due volte all’anno, ad inizio gennaio e ad inizio luglio.

In sostanza per un’intera settimana lavorativa ognuno è libero di prendersi del tempo per imbastire un’idea innovativa, creare un team scegliendo i colleghi più adatti allo sviluppo del progetto e realizzare un prototipo, che poi viene presentato davanti a tutti il venerdì nonché votato all’interno di un contest. Se l’idea piace particolarmente, Twitter adotta il progetto ufficialmente e lo finanzia.

Davvero un’idea forte, che mette insieme team building e creatività e che può risultare proficua sia per i dipendenti sia per l’azienda.

Dopo una digestiva sfida a pallacanestro e un’ultima visita alla sala conferenze, si avvicina per me il momento di uscire e salutare una realtà che non a caso ha di recente ricevuto un riconoscimento a livello mondiale come miglior posto in cui lavorare.

Mentre saluto e ringrazio Leonardo per l’interessantissimo tour, noto che la principale sala ristorante sta per essere sgombrata. Mi spiega che essendo giovedì è il momento del tea time: una sorta di grande assemblea aziendale che si tiene ogni settimana e nella quale chiunque, anche l’ultimo arrivato, può fare domande e proposte, che vengono prima condivise e discusse su un sito interno e poi selezionate per essere discusse in pubblico.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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