1 Commento

Oltre il macero (e le pellicole)

Tesi antiriciclaggio

di

thumbnail

22

mag

2014

È arrivato il momento che le università provvedano ad archiviare digitalmente i lavori degli studenti.

Ne hanno parlato addirittura i telegiornali; e sui social quella foto è circolata abbastanza velocemente: tre cassonetti per la raccolta della carta pieni di tesi di laurea destinate al macero e – si spera – al riciclo.

È stato però eccessivo il tono scandalistico che ha accompagnato la notizia. Benché la tesi rappresenti un traguardo importante per la vita del laureato, non sempre rappresenta una perla di originalità e valore da giustificare una sua archiviazione per omnia sæcula sæculorum. Aggiungiamo che il numero di coloro che arrivano alla laurea sta aumentando sempre più e che con il passaggio alle lauree a doppio ciclo (triennale e magistrale) il numero di tesi presenti negli scaffali degli istituti universitari è sostanzialmente raddoppiato. E poi consideriamo che a volte i laureandi eccedono con le copie di cortesia a relatori e correlatori.

Tuttavia, amplierei ulteriormente la questione: se la carta vi sembra ormai un formato superato, cosa ne pensate delle microfiche? A quanto pare, infatti, sono ancora molti gli atenei che chiedono questo ulteriore formato. L’ho scoperto qualche mese fa proprio seguendo uno studente per la tesi. Pensandoci, forse non ne ho nemmeno visto uno dal vivo di questi ormai rari supporti (nel mio ateneo non si usava) e per accertarmi di che cosa fossero di preciso ho dovuto guardare su Wikipedia:

un supporto analogico su pellicola che serve a conservare un documento per poi trasmetterlo, leggerlo o stamparlo. Le immagini microfilm di solito sono ridotte da 15 a 48 volte rispetto al documento originale. I formati più comuni sono due: microfilm (bobina) e microfiche (pellicola piana).

Certo riversare una tesi di un centinaio di pagine ha un costo rilevante e comporta giorni di attesa per la consegna (preziosissimi in quella fase). Soprattutto sono formati che necessitano di un apposito lettore, non così facilmente reperibile nelle università. La questione era già stata sollevata anni fa da alcuni studenti degli atenei milanesi ma poco è cambiato.

In sostanza si tratta di supporti scelti per ridurre al minimo l’ingombro di spazio e garantire una conservazione sul lungo periodo. Ma forse nel 2014 entrambe le cose possono essere ottenute con tecnologie digitali.

Non credo sia così difficile organizzare un repository gestito dai sistemi informativi dell’ateneo in cui il laureando, loggandosi con la sua matricola e profilo studente, carichi il file entro la data stabilita e dal quale i docenti della commissione di laurea possono attingere la versione definitiva dell’elaborato. Certo, ciò comporterebbe rivedere in ottica digitale tutto il sistema di archiviazione e protocollazione; ma forse è arrivato il momento.

Il testo di questo articolo è sotto licenza http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

Letto 3.373 volte | Tag: , ,

Un commento

  1. MarcoP

    Caricare il file della tesi è esattamente quello che hanno iniziato a fare a UniFI riservando l’archiviazione, per il momento, alle sole tesi magistrali.

Lascia il tuo commento